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Da Taiwan all’Italia, così i chip segnano il nostro futuro. Parla Cattaneo

Una delegazione parlamentare italiana interpartitica ha visitato Taiwan nei giorni scorsi, sottolineando la crescente attenzione di Roma sull’Indo-Pacifico e la centralità strategica dei semiconduttori e dell’AI. Il deputato Alessandro Cattaneo inquadra il viaggio come parte di uno sforzo a lungo termine per allineare la politica industriale, la sicurezza economica e i partenariati democratici

Il crescente peso strategico di Taiwan e dell’Indo-Pacifico sta ridisegnando le priorità di sicurezza, industriali ed economiche delle democrazie avanzate, imponendo anche agli attori europei una riflessione sul proprio posizionamento. In questo contesto, l’Italia – che nell’ottica della sicurezza economica sta rilanciando una rinnovata strategia industriale – sta progressivamente affinando un approccio selettivo ma coerente verso la regione, fondato su partenariati chiave, continuità istituzionale e una lettura sempre più integrata tra stabilità euro-atlantica e dinamiche indo-pacifiche. È in questa cornice che si inserisce anche la recente missione parlamentare italiana a Taiwan, una delle più ampie e politicamente trasversali mai realizzate.

Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia – Partito Popolare Europeo (FI-Ppe), insiste fin dall’inizio su un punto: “Non si è trattato di una visita simbolica”. La missione, svoltasi dall’8 al 12 gennaio 2026, lo ha visto alla guida di una delegazione composta da parlamentari di sei diversi partiti, un elemento che Cattaneo definisce “la testimonianza della trasversalità” e della volontà del Parlamento italiano, “al di là delle appartenenze”, di dialogare con Taiwan e comprenderne la situazione dell’isola e per riflesso della regione.

Per Cattaneo, la diplomazia parlamentare è “uno strumento prezioso di dialogo” che, soprattutto in contesti delicati, può affiancare e rafforzare l’azione degli esecutivi. “Rispetto all’interlocuzione dei governi”, spiega, il Parlamento consente di “tenere sempre il filo del dialogo” e di cercare “gli elementi unificanti”, evitando rotture in un’area dove la sensibilità geopolitica impone cautela e continuità. Taiwan, osserva, è uno di quei casi in cui “la delicatezza della situazione impone che non si spezzi mai quel filo del dialogo”, e proprio per questo “il ruolo parlamentare assume un valore aggiunto”.

La scelta di una delegazione ampia e politicamente eterogenea non è stata casuale. “È stata la testimonianza del fatto che il Parlamento italiano, nel suo insieme, è interessato ad ascoltare e a conoscere”, afferma Cattaneo, descrivendo Taiwan come “una delle aree che oggi agitano il mondo”. In questa prospettiva, la missione viene raccontata in modo assolutamente positivo: “Ritengo personalmente che la missione sia stata un successo, sia per il livello degli incontri, sia per la qualità dei contenuti affrontati”.

Uno dei focus centrali della visita ha riguardato l’innovazione tecnologica. “Siamo partiti con l’intendimento di approfondire alcuni temi dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori”, racconta Cattaneo, sottolineando anche il proprio background tecnico: “D’altronde, sono ingegnere elettronico e so bene quanto Taiwan sia leader mondiale da questo punto di vista”. L’impressione maturata sul campo è netta: “Loro stanno avanti cinque anni rispetto ai diretti concorrenti: fanno cose incredibili”.

Cattaneo insiste su un dato che considera emblematico: “Il 95% dei microprocessori per l’intelligenza artificiale viene da Taiwan”. Un elemento che, a suo giudizio, chiarisce perché “occuparsi di Taiwan significa occuparsi dell’asset strategico più importante del mondo”. Non solo tecnologia, ma anche ordine internazionale, dunque? “Oggi le catene del valore, le supply chain e i microprocessori non sono neutri”, osserva. “Chi ha in mano i data center, i big data e i microprocessori di un certo livello ha in mano anche, in qualche modo, le sorti del mondo”, perché da lì “passano le informazioni preziosissime che determinano conoscenza, consenso, sviluppo sociale, valori e principi, in un contesto globale in cui competizione tecnologica e tenuta delle democrazie risultano sempre più intrecciate”.

È proprio in questo spazio che si inseriscono iniziative come la Pax Silica, mossa strategica statunitense volta a riorganizzare le catene del valore tecnologiche tra partner like-minded. Presentata dal sottosegretario di Stato americano per gli Affari economici Jacob Helberg come uno dei pilastri della National Security Strategy, e raccontata in anteprima proprio su “Indo-Pacific Salad” a metà dicembre grazie a un invito del dipartimento di Stato alla conferenza stampa di lancio, la Pax Silica parte da un presupposto chiave: sicurezza economica e sicurezza nazionale coincidono sempre più. Calcolo, silicio, minerali critici ed energia vengono trattati come asset strategici condivisi, paragonabili al petrolio e all’acciaio del Novecento, attorno ai quali riallineare alleati e partner dell’Indo-Pacifico.

Il cuore di questa architettura risiede proprio nell’Asia-Pacifico, con Giappone, Corea del Sud, Singapore e Australia come pilastri della manifattura avanzata e dell’accesso alle risorse critiche. L’obiettivo dichiarato è costruire supply chain resilienti, riducendo dipendenze coercitive e rafforzando la cooperazione tra economie democratiche. In questa cornice, le osservazioni di Cattaneo su Taiwan acquistano una valenza sistemica: il controllo delle filiere dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori non riguarda solo la competitività industriale, ma la capacità delle democrazie di restare sovrane e sicure in un contesto di competizione strategica.

Nelle parole di Helberg, la Pax Silica segna “la prima volta che i Paesi si organizzano attorno a calcolo, silicio, minerali ed energia come risorsa strategica condivisa”, nel mezzo della “più grande riorganizzazione dell’economia globale dall’invenzione dell’elettricità”. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale rappresenta uno shock sistemico: capitale, energia e capacità di calcolo diventano determinanti, la competizione si sposta dal piano aziendale a quello tra modelli economici e politici, e la leadership tecnologica si traduce in potere strategico. È questa cornice che rende le osservazioni di Cattaneo su Taiwan particolarmente rilevanti: la collocazione dell’isola nelle catene del valore dell’AI non è solo una questione industriale, ma una scelta politica che incide direttamente sull’equilibrio tra democrazie e sistemi concorrenti.

Questo quadro aiuta a spiegare perché, nella conversazione di Cattaneo, l’AI e i semiconduttori non siano mai trattati come un dossier settoriale. Il divario crescente tra economie capaci di attrarre investimenti, infrastrutture energetiche e capacità di calcolo e quelle che restano indietro rischia di tradursi in una nuova “grande divergenza”, con implicazioni dirette per la ricchezza, la sicurezza e la tenuta delle democrazie. È in questo spazio che Taiwan assume una rilevanza strategica che va ben oltre l’Asia orientale, e che rende la sua collocazione nelle supply chain globali un tema eminentemente politico, oltre che industriale. “Ci sono anche tante intelligenze italiane a Taiwan”, osserva il parlamentare italiano, citando collaborazioni tra università, professori e ricercatori che “si scambiano competenze, know-how e visione prospettica”. Un intreccio che rafforza, a suo avviso, il carattere strutturale del rapporto.

Sul piano politico-istituzionale, la delegazione ha incontrato “interlocutori di altissimo profilo”: il ministro degli Esteri, il vice ministro della Difesa, il ministro dello Sviluppo economico e i vertici parlamentari. Visitare le istituzioni democratiche taiwanesi, racconta Cattaneo, è stato “emozionante per certi versi”. Taiwan viene descritta come “una giovane democrazia, ma una giovane democrazia forte”, orgogliosa della propria storia e del proprio presente, nonostante “una presenza come la Cina che si fa sentire”.

Anche il quadro economico ha colpito la delegazione. “L’anno scorso sono cresciuti del 7,5%”, ricorda Cattaneo, parlando di “fondamentali economici da manuale” e di “margini di crescita ancora estremi”. In questo contesto, il rapporto con l’Italia appare già solido. “C’è tanta Italia a Taiwan”, afferma, citando settori tradizionali come food & beverage e moda, ma anche comparti industriali avanzati, dai macchinari alla logistica.

Un segnale concreto di questo interesse reciproco è rappresentato dalla recente apertura della Camera di Commercio italiana a Taiwan. “In poche settimane si sono iscritti circa sessanta industriali”, osserva, leggendo questo dato come la prova che “c’è voglia di Italia” e che Taiwan considera l’Italia “un partner solido industrialmente, ma anche un Paese con cui c’è una naturale empatia”. In questo passaggio, Cattaneo tiene a sottolineare il ruolo delle persone che hanno reso possibile questo risultato: “È giusto ringraziare per il lavoro svolto Marco Lombardi, capo dell’Ufficio italiano di Promozione Economica, Commerciale e Culturale di Taipei, e Andrea Sing-Ying Lee, già Rappresentante di Taiwan in Italia e oggi presidente della Camera di Commercio Italiana a Taipei. Il loro impegno ha dato una spinta decisiva a una struttura che sta diventando un vero punto di riferimento per le imprese italiane sull’isola”.

La missione a Taiwan, per Cattaneo, si inserisce però in un quadro ancora più ampio. Le recenti missioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Giappone e Corea del Sud vengono richiamate come parte di una traiettoria coerente, che segnala una crescente attenzione italiana verso l’Indo-Pacifico. “È un tema che oggi è in cima all’agenda dell’Italia”, afferma, perché “è in cima all’agenda dell’Occidente e di tutti i Paesi del G7 per tutto ciò che abbiamo detto finora”.

In questo senso, anche la visita del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego in Bangladesh viene letta come un tassello ulteriore di una presenza italiana che guarda all’Indo-Pacifico in senso allargato, con attenzione alla sicurezza regionale e alla libertà di navigazione. “Il percorso è delineato”, osserva Cattaneo. Alla base di questo approccio vi è una consapevolezza crescente: “Non ci si può non occupare di questa regione chiave”, conclude Cattaneo, riferendosi all’Indo-Pacifico. La visita a Taiwan, in questa lettura, non è un episodio isolato, ma “un valore aggiunto alla presenza italiana nella regione”, destinato a tradursi in progettualità concrete e in un impegno che guarda al lungo periodo, tra interessi strategici e valori – democratici – condivisi.


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