Al vertice del Comitato militare della Nato a Bruxelles emerge un’Alleanza che amplia lo sguardo oltre l’Ucraina. L’Artico e la Groenlandia entrano nel dibattito strategico, tra prudenza politica e preparazione militare. L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone chiarisce che la pianificazione resta in attesa di indirizzi politici, mentre crescono l’attenzione sulla cooperazione tra Russia e Cina e i segnali di deterrenza dagli Stati Uniti, in un equilibrio tra cautela e adattamento
La riunione del Comitato militare della Nato a Bruxelles si è svolta mentre l’attenzione strategica dell’Alleanza si estende oltre il fronte orientale. Alla guerra in Ucraina si affiancano infatti le dinamiche del Grande Nord, dove il dossier Groenlandia e la crescente competizione stanno ridisegnando le priorità di sicurezza. In questo contesto si inserisce l’intervento dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare, chiamato a chiarire il perimetro dell’azione Nato tra prudenza politica e preparazione militare.
Groenlandia e Artico tra attesa politica e deterrenza militare
Interrogato sulla Groenlandia, Cavo Dragone ha sottolineato che l’Alleanza si trova ancora in una fase preliminare. “Siamo in una fase molto iniziale” ha spiegato, chiarendo che “stiamo ancora aspettando direttive e da quel momento inizieremo a fare il nostro lavoro, che è la pianificazione militare”. Il quadro esiste, ma sapere “che esiste un quadro” non equivale, al momento, a un mandato operativo. La Groenlandia rientra però in una visione più ampia dell’Artico, dove la Nato adotta “un approccio a trecentosessanta gradi alla sfida” e dove “abbiamo già condotto un certo numero di operazioni” destinate a proseguire. In questo spazio strategico pesa anche l’evoluzione del contesto internazionale, perché “uno dei cambiamenti più interessanti è stata la collaborazione tra Russia e Cina nell’Artico”, un’attività che “sta aumentando” e che l’Alleanza “deve osservare con attenzione”.
La preparazione statunitense e il segnale agli alleati
Mentre a Bruxelles viene ribadita la distinzione tra livello politico e militare, dagli Stati Uniti arrivano segnali di rafforzamento della postura nel freddo estremo, con forze che si preparano a una possibile risposta Nato nel Grande Nord. Questa dinamica si muove in parallelo alle parole di Cavo Dragone, secondo cui l’Alleanza è pronta ma vincolata alle decisioni condivise. La preparazione diventa così uno strumento di deterrenza preventiva, più che l’anticipazione di scelte già definite.
Una linea di equilibrio
Nel complesso, il messaggio emerso dal vertice è quello di una Nato che cerca equilibrio tra urgenza strategica e disciplina istituzionale. Groenlandia e Artico rappresentano un banco di prova per la capacità dell’Alleanza di adattarsi senza forzare i passaggi politici. La prudenza rivendicata dal vertice militare, in un contesto di competizione globale crescente, si configura come parte integrante della strategia.
















