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Fuori i cinesi da Panama. Lo scenario che può cambiare la partita per il Canale

Dopo mesi di braccio di ferro tra il governo di Pechino e la cordata americana guidata da BlackRock, che vuole rilevare gli scali panamensi subentrando al gruppo cinese Ck Huthcinson, la Corte suprema locale potrebbe decidere di far decadere la concessione in mano al Dragone. Fornendo ai potenziali nuovi acquirenti un assist

Qualcosa potrebbe presto cambiare sul fronte della vendita del Canale di Panama. E quel qualcosa porta dritto alla Corte suprema panamense. Nel frattempo, la parola d’ordina è stallo. Riavvolgendo brevemente il nastro, era il febbraio scorso quando si è aperta ufficialmente la partita per il controllo del Canale che collega Oceano Pacifico e Atlantico e i cui scali più strategici sono di proprietà del gruppo cinese Ck Hutchinson. Il quale, a sua volta, ha raggiunto un accordo preliminare con il fondo americano BlackRock in tandem con l’armatore svizzero-italiano Aponte, per la vendita di 43 hub portuali sparsi per il mondo, inclusi i due scali agli estremi del canale. Tutto per una cifra intorno ai 43 miliardi di dollari.

Poi, qualcuno si è messo di traverso. Da quando Ck Hutchinson è andata vicina al closing, il governo cinese ha fatto di tutto per sabotare l’intesa, peraltro fortemente sostenuta da Donald Trump che non vede l’ora di togliere dalle mani della Cina una delle infrastrutture marittime più strategiche al mondo, quasi al pari di Suez. Prima una campagna stampa a mezzo organi del partito contro il gruppo cinese, poi l’entrata a gamba tesa dell’Antitrust nazionale, sguinzagliata ad arte dal governo.

Ma anche terzi incomodi, come per esempio la francese Cma Cgm, che in molti volevano fare parte della partita per il controllo dei due scali, fino a un altro colosso cinese, quella Cosco già proprietaria del Pireo, il porto di Atene. Pare che, infatti, per stemperare la tensione e sbloccare l’impasse Ck avesse invitato a prendere parte alla cordata anche un investitore cinese, Cosco per l’appunto, per garantire un presidio del Dragone nel nuovo azionariato e tranquillizzare Pechino.

Il fatto è che alla Cina non basta mantenere un piede dentro Panama, vuole la maggioranza del pacchetto. E la testa di legno utile alla causa cinese è proprio Cosco. Ed è stato lo stesso gigante delle spedizioni statale cinese, naturalmente imbeccato da Pechino, a chiedere una quota di maggioranza nell’accordo per la cessione degli scali. Ora un altro, l’ennesimo, colpo di scena. Se c’è, infatti, una parte più in causa delle altre nella diatriba per il Canale, quella è proprio Panama stessa. La quale potrebbe, anzi in realtà lo ha già fatto, rivendicare la sovranità di ultima istanza sull’infrastruttura centro-americana. Come? Ergendosi a parte lesa, dal momento che quella in vendita non è la proprietà del Canale, bensì la sua concessione.

Come ha riportato in queste ore l’agenzia Axios, infatti, i supremi giudici panamensi sono al lavoro per capire se il braccio di ferro per il controllo dei porti agli estremi del Canale non stia in qualche modo lesionando gli interessi del piccolo ma strategico Paese. Si prevede, infatti, che la Corte Suprema di Panama si pronuncerà presto sulla questione, anche e non solo per capire se in particolare i cinesi di Ck Hutchison abbiano in qualche violato i contratti che regolano la stessa concessione, danneggiando così presumibilmente i contribuenti panamensi e persino violando la costituzione del Paese.

Ora, se Hutchison venisse ritenuta responsabile, la sua licenza verrebbe probabilmente revocata. E BlackRock potrebbe a quel punto subentrare senza colpo ferire, partecipando a un’asta, bandita dallo stesso governo panamense. In altre parole, cambierebbe per la cordata americana l’interlocutore. Poco prima di rimettere piede alla Casa Bianca Trump aveva chiesto chiesto “che il Canale di Panama ci venisse restituito, per intero e senza fare domande”, a meno che il governo centro-americano non accettasse di ridurre le tariffe per le navi statunitensi. La partita è ancora lunga, ma con Ck fuori dai giochi le speranze di Washington potrebbero anche avverarsi.


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