La visita dei vertici europei a Nuova Delhi segna un passaggio cruciale nel rilancio del partenariato Ue-India, con l’obiettivo di sbloccare un accordo di libero scambio strategico per l’autonomia economica europea. In un contesto di tensioni transatlantiche e riallineamento globale delle catene del valore, l’intesa con l’India emerge come leva politica, economica e geopolitica di lungo periodo
“L’India è onorata di ospitare il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in occasione delle celebrazioni della nostra Festa della Repubblica”: così il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha accolto i vertici dell’Unione Europea in visita a Delhi per dare impulso definitivo a quello che a Bruxelles viene definito “The mother of all trade deals”, l’accordo di libero scambio (Fta) tra Ue e India. “La loro presenza sottolinea la crescente solidità del partenariato tra India e Unione europea e il nostro impegno comune a favore di valori condivisi. La visita darà nuovo slancio al rafforzamento del dialogo, della cooperazione e dell’impegno reciproco tra India ed Europa in numerosi settori”, aggiunge Modi mentre durante le celebrazioni per la Festa della Repubblica indiranno sfilano anche la bandiera stella dell’Unione, quella del Military Staff, e quelle di Aspides e Atalanta, due missioni europee che l’India vede come dimostrazione della profondità di cooperazione, anche nel quadro della sicurezza marittima dello spazio geostrategico condiviso: l’Indo-Mediterraneo.
Martedì 27 gennaio, dopo la cerimonia odierna in cui la leadership europea è invitata d’onore, la capitale indiana ospiterà il 16° vertice Ue-India, con sul tavolo c’è molto più di una dichiarazione congiunta: l’obiettivo politico è provare a chiudere, o almeno sbloccare in modo decisivo, i negoziati per un accordo di libero scambio avviati nel 2007 e rilanciati nel 2022. Fonti spiegano che domani ci sarà un annuncio, con firma prevista tra sei mesi. Il vertice d’altronde arriva dopo l’approvazione dell’agenda strategica Ue-India nell’ottobre scorso e punta a rafforzare una cooperazione che spazia da sicurezza e difesa alle tecnologie digitali e verdi, dalla connettività al commercio. Ma è proprio il dossier commerciale a catalizzare l’attenzione di Bruxelles. Dopo anni di stallo, l’idea di un Fta con Nuova Delhi è tornata al centro della strategia europea in una fase di profonda riconfigurazione degli equilibri economici globali.
La spinta della Commissione sugli accordi di libero scambio con partner “terzi” – né Stati Uniti né Cina – è ormai esplicita. Se quanto accaduto con l’Indonesia ha tracciato il percorso, Solo il 17 gennaio è arrivata la firma dell’intesa con il Mercosur, un mercato da circa 700 milioni di consumatori che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Un accordo importante, ma già esposto a possibili rallentamenti: il Parlamento europeo ha chiesto un parere legale alla Corte di giustizia dell’Ue, aprendo la strada a mesi di incertezza sulla ratifica. In questo contesto, l’India rappresenta il tassello successivo e forse più ambizioso: un mercato da 1,4 miliardi di persone, in crescita strutturale e sempre più centrale nelle catene del valore globali.
Non a caso, intervenendo la scorsa settimana davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, von der Leyen ha definito un accordo con l’India “rivoluzionario”. Non solo per le opportunità economiche per imprese e lavoratori europei, ma per la sua valenza strategica: “Più partner commerciali abbiamo in tutto il mondo, più siamo indipendenti”. Un messaggio che va letto alla luce delle incomprensioni crescenti con gli Stati Uniti di Donald Trump. Le recenti minacce di dazi statunitensi contro alcuni Paesi europei – legate anche alle tensioni sulla Groenlandia – hanno costretto il presidente Antonio Costa a convocare un Consiglio europeo straordinario il 22 gennaio. La successiva de-escalation di Trump non ha cancellato il disagio di fondo: l’Unione europea si trova a dover ricalibrare il rapporto con uno storico alleato sempre più imprevedibile, consapevole che una nuova crisi commerciale potrebbe materializzarsi in qualsiasi momento.
È in questo clima che torna centrale il tema dell’“indipendenza europea”. “L’ingrediente fondamentale per l’Unione europea è il potere economico”, ha detto von der Leyen al termine del vertice straordinario di Bruxelles, indicando due priorità: rafforzare il mercato unico da 450 milioni di consumatori e aprirsi ad altri mercati per diversificare fornitori e catene di approvvigionamento. L’accordo con l’India è considerato uno degli strumenti più rapidi ed efficaci per tradurre questa strategia in risultati concreti. Insieme, Ue e India rappresentano circa un quarto della popolazione e del Pil mondiale.
Sul piano settoriale, il negoziato appare ormai in una fase avanzata. Secondo il segretario al Commercio indiano, Rajesh Agrawal, 20 capitoli su 24 dell’accordo sarebbero già stati definiti, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa complessiva proprio in coincidenza con la visita dei vertici europei a Nuova Delhi. Per l’India, si tratterebbe del più ampio trattato commerciale mai sottoscritto, tanto che è stato il ministro del Commercio e dell’Industria Piyush Goyal il primo a definirlo “la madre di tutti gli accordi”.
Per l’Unione europea, l’intesa aprirebbe l’accesso a un mercato di quasi un miliardo e mezzo di consumatori. Nel loro insieme, Ue e India rappresentano circa un quarto della popolazione mondiale e un Pil congiunto che sfiora i 25mila miliardi di dollari. Le relazioni commerciali sono già solide: nel 2023 l’Ue è stata il primo partner commerciale dell’India, con scambi di merci per 124 miliardi di euro, pari a oltre il 12% del commercio complessivo indiano, mentre Nuova Delhi è il nono partner commerciale dell’Unione.
Restano tuttavia nodi sensibili, come analizzato anche su queste colonne dall’ex ambasciatore Anil Trigunayat. Bruxelles spinge per una riduzione significativa dei dazi indiani, in particolare nel settore automobilistico, dove il carico tariffario può arrivare a raddoppiare il valore dei veicoli importati. L’India, dal canto suo, chiede margini di flessibilità sul Carbon Border Adjustment Mechanism europeo, destinato ad avere un impatto rilevante sulle esportazioni indiane di acciaio e alluminio. Con ogni probabilità, alcuni prodotti agricoli e lattiero-caseari resteranno esclusi dall’accordo, a conferma della delicatezza politica del comparto su entrambe le sponde. Ma la volontà generale è di appianare le complessità.
Nel caso italiano, l’accordo Ue-India viene letto anche come un moltiplicatore economico concreto. Secondo uno studio di Deloitte che in questo giorni sta circolando molto tra media e corridoio romani, l’intesa potrebbe generare per le imprese italiane opportunità aggiuntive stimate intorno ai 2 miliardi di euro, in settori come manifatturiero avanzato, infrastrutture, bioeconomia e intelligenza artificiale. L’interesse è rafforzato dal profilo macroeconomico indiano, con una crescita del Pil stimata al 6,2% nel 2026 e un posizionamento ormai centrale nelle competenze legate all’AI.
L’interscambio tra Italia e India vale già 14 miliardi di euro e il governo punta a portarlo a 20 miliardi entro il 2029. Oltre 800 aziende italiane operano stabilmente nel Paese, con 60 mila addetti e un fatturato complessivo di circa 12 miliardi di dollari, a conferma di una relazione economica che, anche per Roma, sta entrando in una fase più strutturata e strategica.
(Foto: X, @narendramodi)
















