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Divieto al gas russo e piani nazionali entro il 2026. L’Ue entra nella fase post‑Mosca

Il Consiglio Ue approva il definitivo sganciamento dalle forniture del Cremlino, aprendo la strada a una riassetto continentale degli approvvigionamenti che potrà includere anche il nucleare, oltre a spostare il baricentro su Africa e Stati Uniti. Slovacchia e Bulgaria votano contro e annunciano di voler impugnare la decisione

I francesi direbbero Les jeux sont faits. E forse è proprio così. L’Europa stacca ufficialmente il tubo del gas russo, scrivendo la parola fine su quattro anni di minacce più o meno reali sulla volontà di fare a meno del metano di Mosca. Dopo un primo sì della Commissione europea, lo scorso dicembre, è arrivato l’accordo politico. Con i 27 Paesi membri che hanno adottato ufficialmente (Slovacchia e Ungheria hanno votato contro, mentre la Bulgaria si è astenuta) i regolamenti per la graduale cessazione delle importazioni russe nell’Ue sia di gas naturale da gasdotto che di gas naturale liquefatto. Le nuove norme prevedono anche “misure per monitorare e diversificare efficacemente gli approvvigionamenti energetici”, afferma in una nota il Consiglio Ue, sottolineando che il regolamento rappresenta “una pietra miliare fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo di porre fine alla dipendenza dall’energia russa”.

Insomma, da oggi il mercato dell’energia europeo entra in una nuova dimensione. Fatta, essenzialmente, di gas liquefatto importato per gran parte dagli Stati Uniti (discorso che vale soprattutto per l’Italia), di forniture di metano dall’Africa, anche e non solo grazie alle teste di ponte come Eni e di rincorsa al nucleare, come, ancora, nel caso dell’Italia. D’altronde, ad eccezione della Francia, senza il gas russo e con la domanda di elettricità in aumento complice la sempre maggiore presenza della tecnologia nell’industria e nella vita quotidiana, l’Europa dovrà per forza di cose procacciarsi nuove fonti.

Tornando all’accordo tra i 27 “da oggi, il mercato energetico dell’Ue sarà più forte, più resiliente e più diversificato”, ha affermato il ministro dell’Energia, del Commercio e dell’Industria cipriota, Michael Damianos. “Stiamo abbandonando la dannosa dipendenza dal gas russo e compiendo un passo importante, in uno spirito di solidarietà e cooperazione, verso un’Unione Energetica autonoma”. Nello specifico il regolamento, che a differenza di una direttiva è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri dal momento dell’entrata in vigore, prevede che l’importazione nell’Ue di gas dalla Russia, sia via tubo che sotto forma di Gas naturale liquefatto venga proibita, con una certa gradualità.

Il divieto si applicherà sei settimane dopo l’entrata in vigore del regolamento, mentre i contratti in essere godranno di un periodo di transizione. Uno stop totale alle importazioni di Gnl avverrà dall’inizio del 2027 e, nelle more, secondo il regolamento, prima di autorizzare l’ingresso di gas nel proprio mercato, gli Stati europei dovranno dunque verificare dove è stato prodotto. In caso di violazione, il regolamento, prevede multe particolarmente salate. Infatti, nella nota, il Consiglio ricorda che il mancato rispetto delle nuove norme può comportare sanzioni massime pari ad almeno 2,5 milioni di euro per le persone fisiche e ad almeno 40 milioni di euro per le aziende, pari ad almeno il 3,5% del fatturato annuo mondiale totale dell’azienda o al 300% del fatturato stimato delle transazioni.

Non è finita. Entro il primo marzo 2026, i Paesi dell’Unione dovranno predisporre piani nazionali per diversificare le forniture di gas e identificare le potenziali sfide nella sostituzione del gas russo. A tal fine, le aziende saranno tenute a notificare alle autorità e alla Commissione eventuali contratti di fornitura di gas russo rimanenti. Tutto bene allora? Sì, ma attenzione perché la partita non è definitivamente chiusa. La Slovacchia, insieme all’Ungheria, presenterà un ricorso contro la Commissione europea. Si vedrà.


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