Le polemiche sull’Ice sono oggettivamente esagerate. Sostenere l’approccio del governo significa difendere un realismo pragmatico: collaborazione internazionale sì, ma sovranità italiana intatta e sicurezza garantita esclusivamente dalle nostre forze. Invece di gridare al lupo, concentriamoci su una preparazione olimpica che unisca, non divida. Altrimenti, rischiamo di trasformare i Giochi in un’arena politica, a danno di tutti
In questi giorni l’Italia è teatro di un dibattito acceso sulla presenza di agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione e le dogane, in occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Le polemiche, spesso alimentate da esponenti della sinistra, sembrano esagerate e non prive di ipocrisia, come se l’obiettivo reale non fosse tanto criticare un’agenzia straniera quanto attaccare il governo italiano.
Le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, pronunciate a margine della cerimonia per il Giorno della Memoria, meritano di essere sostenute per la loro chiarezza e capacità di ridimensionare le narrazioni allarmiste: “Io sono stato quello più duro di tutti in Italia su questo, ma non è che stanno arrivando le SS. Non arrivano quelli coi mitra con la faccia coperta, vengono dei funzionari che sono di un reparto. Vengono loro perché è il reparto deputato all’antiterrorismo”.
Partiamo dai fatti. L’Ice non è una “milizia” improvvisata, come qualcuno la dipinge, ma un’agenzia con oltre vent’anni di storia. Nata nel 2003, all’indomani degli attentati dell’11 settembre, sotto l’amministrazione Bush, fa parte del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti e si occupa principalmente di contrastare l’immigrazione clandestina, il traffico di esseri umani e le violazioni doganali. Non è un corpo paramilitare nato ieri, ma un’istituzione consolidata, impiegata in operazioni complesse sia negli Usa che in contesti internazionali.
Recentemente, l’agenzia è finita sotto i riflettori per eventi tragici a Minneapolis, in Minnesota, dove due persone – tra cui l’italo-americano Alex Pretti, un infermiere di 37 anni – sono state uccise durante operazioni contro l’immigrazione clandestina e proteste correlate. Questi episodi sono inaccettabili e richiedono giustizia piena: non a caso, il presidente Trump ha ordinato un’inchiesta immediata e ha rimosso il capo dell’Ice locale, Gregory Bovino, sostituendolo in seguito alle proteste che hanno infiammato la città. È un segnale di accountability che dimostra come, anche negli Stati Uniti, le istituzioni rispondano agli abusi. Tuttavia, va riconosciuto che la lotta all’immigrazione clandestina non si può condurre “con i guanti bianchi”: operazioni in contesti ad alto rischio implicano tensioni, senza che questo giustifichi in alcun modo la perdita di vite umane. Bilanciare sicurezza e diritti è essenziale, ma demonizzare un’intera agenzia ignora la complessità del fenomeno migratorio, che colpisce anche l’Europa.
In Italia, le polemiche appaiono ancora più sproporzionate. La presenza di personale Ice – confermata dall’ambasciata Usa come supporto alla delegazione americana – sarà limitata a ruoli analitici e di tutela interna, senza alcuna funzione di ordine pubblico sul territorio. Come ha ribadito il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dopo l’incontro con l’ambasciatore Tilman J. Fertitta, “la sicurezza pubblica la garantisce lo Stato italiano”. Nessuno, tranne le nostre forze dell’ordine, ha titolo per operare in strada. È del tutto evidente: durante eventi globali come le Olimpiadi, collaborazioni internazionali sono la norma, come avvenuto per i Giochi passati. Accusare il governo di “cedere sovranità” è un’esagerazione che ignora protocolli consolidati.
E qui entra in gioco l’ipocrisia delle critiche, soprattutto da parte della sinistra. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e co-promotore della petizione di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito gli agenti Ice “tagliagola” e ha accusato il ministro Piantedosi di aver mentito o di non sapere nulla sulla loro presenza, chiedendone l’audizione urgente in aula: “Il ministro ha mentito? O non lo sapeva? E questo forse sarebbe ancora più grave”. Similmente, il partito ha lanciato una petizione contro “le squadracce di Trump”, descrivendo l’Ice come una “milizia che spara alla gente per strada a Minneapolis e porta via i bambini alle famiglie”, incompatibile con i valori della Repubblica. Anche Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, ha parlato di “pratiche lesive dei diritti umani” e di un’eventuale presenza come “gravissima e inaccettabile”, invocando l’esclusione totale. Queste voci fingono di prendersela con l’Ice per colpire il governo Meloni, sfruttando un tema sensibile come l’immigrazione per fare opposizione politica.
Dove erano queste critiche quando, sotto governi di centrosinistra, si siglavano accordi simili con gli Usa? O quando l’Italia ospitava eventi con presenze straniere? L’indignazione selettiva rivela un’agenda interna, non una preoccupazione genuina per i diritti.
In conclusione, le polemiche sull’Ice sono oggettivamente esagerate. Sostenere l’approccio del governo significa difendere un realismo pragmatico: collaborazione internazionale sì, ma sovranità italiana intatta e sicurezza garantita esclusivamente dalle nostre forze. Invece di gridare al lupo, concentriamoci su una preparazione olimpica che unisca, non divida. Altrimenti, rischiamo di trasformare i Giochi in un’arena politica, a danno di tutti.
















