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Generatori elettrici e non solo, così l’Italia è al fianco dell’Ucraina

Non solo strumenti ad hoc, anche il Parlamento prosegue il suo sforzo pro-Ucraina tanto che nella settimana dal 17 al 19 febbraio il Senato esaminerà il decreto legge sull’invio di materiale militare a Kyiv, come deciso dalla Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama

Con una temperatura che arriva fino a meno trenta gradi c’è poco da discutere, servono fatti e strumenti per combattere il freddo. All’Ucraina il governo sta consegnando caldaie industriali e generatori elettrici dopo gli attacchi russi alle infrastrutture civili che stanno creando una crisi umanitaria in diverse grandi città. Azioni che si sommano alle singole iniziative private alle quali si sta assistendo e all’impegno europeo da 50 milioni di euro.

La situazione sul fronte bellico è divisa in due filoni: gli attacchi militari e i danni collaterali, su cui aleggiano gli incontri diplomatici che si stanno ancora susseguendo, ma senza un risultato concreto (almeno fino ad ora). Ciò che emerge, come ribadito ancora una volta dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è la volontà del governo di Roma di fare un gesto concreto e pratico, così come dal 2022 accade.

Entrando nel merito, l’invio appartiene a quel nucleo di accordi verbali che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha stretto con il presidente Zelensky in occasione del loro incontro a margine del Consiglio europeo dello scorso ottobre 2025. Roma invia il primo lotto di 78 caldaie industriali e ulteriori 300 saranno consegnate nelle prossime settimane, per una capacità totale di circa 900 MW termici. Le caldaie sono destinate a reti urbane danneggiate, ospedali e servizi essenziali. In questo modo si assicura una capacità termica complessiva sufficiente a circa 90.000 abitazioni o un centro urbano di circa 250.000 abitanti. Anche per questa ragione l’Ambasciatore Carlo Formosa ha partecipato a un briefing della prima ministra Julia Svyrydenko sull’emergenza energetica ucraina, in cui ha sottolineato il continuo sostegno dell’Italia all’Ucraina.

Da Bruxelles intanto ecco un assegno di 50 milioni di euro (staccato dalla Commissione europea e dalla Banca europea per gli investimenti) per la compagnia energetica statale ucraina Naftogaz al fine di sostenere il sistema energetico del Paese dopo i continui attacchi russi che prendono di mira le infrastrutture energetiche. Al contempo Naftogaz si impegna a reinvestire un importo equivalente a questo finanziamento in progetti di energia rinnovabile e decarbonizzazione. Non manca un elemento alla voce comunicazioni: il governo ucraino sta dialogando in queste ore con SpaceX, la società americana di Elon Musk, dopo le accuse secondo cui i droni russi stanno utilizzando i sistemi satellitari Starlink per colpire l’Ucraina. Secondo il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov “poche ore dopo l’apparizione di droni russi dotati di connettività Starlink sulle città ucraine, il team del ministero della Difesa ha contattato rapidamente SpaceX e ha offerto soluzioni per risolvere il problema, sono grato al presidente di SpaceX Gwynne Shotwell e personalmente a Elon Musk per la loro rapida risposta”.

La situazione nel Paese è grave, come dimostrano i dati forniti da Caritas Ucraina secondo cui oltre 1.100 edifici residenziali a più piani sono attualmente senza riscaldamento, l’elettricità è parzialmente interrotta e molte fonti di approvvigionamento sono state danneggiate coinvolgendo mezzo milione di residenti nella capitale e nella regione circostante. Non solo strumenti ad hoc, anche il Parlamento prosegue il suo sforzo pro-Ucraina e nella settimana dal 17 al 19 febbraio il Senato esaminerà il decreto legge sull’invio di materiale militare all’Ucraina, come deciso dalla Conferenza dei Capigruppo di Palazzo Madama. Non c’erano dubbi ieri, non ce ne sono oggi. L’Italia è al fianco dell’Ucraina.


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