Anni di vincoli finanziari ai prestiti delle banche e al debito dei colossi dell’immobiliare non hanno impedito al settore tradizionale per antonomasia di collassare su se stesso, trascinando il Dragone nella madre di tutte le sue crisi. Ora quei paletti sono già storia, ma questo non risolleverà i giganti dell’edilizia ormai caduti
Abbiamo scherzato. Forse, ma da qualunque parte la si voglia vedere, in Cina sta per finire un’era. Anzi, forse è giù successo. Sono anni che questo giornale racconta la madre di tutte le crisi cinesi, quella del mattone. Che, ancora oggi, vale un quarto del Pil del Dragone. Quello che è successo è noto, Pechino ormai dieci anni fa, giocò con il fuoco e fece una scommessa: costruire decine di migliaia di nove case, imponendo alle banche di concedere miliardi di prestiti ai colossi del mattone, come Evergrande, e realizzando in pochissimo tempo ettari su ettari di nuovi quartieri. Ma il mercato non rispose e voltò le spalle al governo.
Molte famiglie comprarono una nuova casa, ma molte altre no. I prezzi cominciarono a crollare ma nonostante questo gli appartamenti rimasero vuoti. Le banche bussarono alla porta delle imprese del mattone, chiedendo i soldi prestati indietro, ma le casse erano vuote. E arrivarono le prime, importanti, insolvenze. Il resto è storia. Ed ecco il colpo di spugna. Fino a questo momento, infatti, i finanziamenti statali e bancari venivano concessi solo ed esclusivamente nel rispetto della regola delle tre linee rosse, ovvero tre rapporti: passività-attività, debito netto-patrimonio netto e liquidità-indebitamento. Pechino, in buona sostanza, con questi paletti non voleva che l’erogazione forsennata di denaro ai giganti immobiliari impattasse sui conti pubblici.
I guai, sono comunque arrivati, ma quello che più conta è la sostanziale ammissione del fallimento di tale politica. Pur mantenendo rigore nei finanziamenti, il mattone è collassato. Ora il partito ha deciso che le tre linee rosse non hanno più senso e che è arrivato il momento di aumentare il flusso di denaro verso l’immobiliare. Come riferito da fonti vicine al governo a Reuters, la politica delle tre linee rosse è sostanzialmente terminata. Domanda: può avere senso ricominciare a immettere fiumi di denaro in un settore tradizionale per definizione, ma per molto analisti e osservatori moribondo?
I dati raccontano di un mattone ancora in terapia intensiva. Come a dire, c’è ancora molto che potrebbe andare storto. Finora le banche hanno resistito alle conseguenze dei default di diversi dei maggiori sviluppatori del settore privato del Paese. Ma i grandi gruppi del mattone sono ormai decotti (Evergrande e Country Garden sono sostanzialmente falliti). I ricercatori della Federal Reserve Bank di Dallas hanno recentemente stimato che nel solo 2024 circa il 40% dei prestiti bancari al settore immobiliare sarebbe stato concesso ad aziende i cui utili operativi non sarebbero stati sufficienti a coprire gli interessi passivi. La maggior parte di questi prestiti è stata rinnovata anziché essere riconosciuta come perdita, trasformando di fatto i debitori in aziende zombie, la cui quota sul mercato vale oggi il 16%, in aumento rispetto al 5% di sette anni fa. Tre linee rosse o meno, per l’immobiliare cinese la luce in fondo al tunnel è ancora lontana.
















