La giuria federale di San Francisco riconosce Linwei Ding colpevole di spionaggio economico e di furto di segreti industriali relativi all’intelligenza artificiale. È il primo verdetto negli Stati Uniti su capi d’accusa di questo tipo legati all’AI
Una giuria federale di San Francisco ha condannato Linwei Ding, 38 anni, ex ingegnere software di Google, per sette capi di imputazione di spionaggio economico e sette di furto di segreti commerciali. Al centro del processo, durato undici giorni davanti al giudice federale Vince Chhabria, il trasferimento illecito di migliaia di pagine di documentazione riservata sulle tecnologie di intelligenza artificiale del colosso di Mountain View, con l’obiettivo di favorire interessi riconducibili alla Repubblica Popolare Cinese.
Secondo l’accusa, Ding, noto anche come Leon Ding, avrebbe sottratto informazioni strategiche relative all’infrastruttura hardware e software che consente a Google di addestrare ed eseguire modelli di IA su larga scala. Un patrimonio tecnologico considerato cruciale non solo per la competitività industriale statunitense, ma anche per la sicurezza nazionale.
Il primo caso di spionaggio economico sull’AI
Il verdetto rappresenta un precedente, essendo la prima condanna negli Stati Uniti per spionaggio economico specificamente connesso a tecnologie di intelligenza artificiale. Un dato sottolineato sia dal Dipartimento di Giustizia sia dall’Fbi, che leggono il caso come un segnale nella competizione globale per la supremazia tecnologica.
“Questa condanna mette in luce una violazione calcolata della fiducia, in un momento critico per lo sviluppo dell’IA”, ha dichiarato John A. Eisenberg, Assistant Attorney General per la National Security. “Ding ha abusato del proprio accesso privilegiato per sottrarre segreti industriali mentre perseguiva iniziative allineate agli interessi della Rpc, mettendo a rischio la leadership tecnologica americana”.
Sulla stessa linea l’Fbi. Roman Rozhavsky, vicedirettore della divisione controspionaggio, ha definito il caso “un messaggio chiaro a chi ritiene di poter sottrarre tecnologia avanzata statunitense senza conseguenze”, ribadendo l’impegno dell’agenzia a proteggere le imprese americane da minacce economiche sempre più aggressive provenienti dalla Cina.
Come sono stati sottratti i segreti industriali
Dalle prove emerse in aula risulta che, tra maggio 2022 e aprile 2023, Ding abbia caricato oltre duemila pagine di documenti riservati dalla rete interna di Google su un proprio account cloud personale. Il materiale riguardava l’architettura dei data center per l’IA, i chip proprietari Tensor Processing Unit (TPU), i sistemi GPU, il software di orchestrazione dei supercomputer e le SmartNIC progettate per le comunicazioni ad alta velocità.
Parallelamente, mentre era ancora dipendente di Google, Ding avrebbe avviato contatti con due aziende tecnologiche con sede in Cina. Nel 2022 era in trattativa per assumere il ruolo di chief technology officer di una startup cinese; nel 2023 stava fondando una propria società focalizzata su IA e machine learning, di cui si presentava come amministratore delegato. In presentazioni a potenziali investitori, sosteneva di poter costruire un supercomputer per l’IA “replicando e migliorando” la tecnologia di Google.
Nel dicembre 2023, a meno di due settimane dalle dimissioni, Ding avrebbe infine scaricato i documenti sottratti sul proprio computer personale.
Il legame con le politiche industriali di Pechino
Un elemento centrale del processo riguarda il contesto politico-industriale cinese. Le prove hanno mostrato come Ding facesse esplicito riferimento alle politiche nazionali di Pechino che incentivano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Nel 2023 aveva presentato domanda per un “talent plan” governativo a Shanghai, programmi pensati per attrarre competenze strategiche dall’estero.
Nella candidatura, Ding dichiarava l’intenzione di “aiutare la Cina a dotarsi di capacità infrastrutturali di calcolo allineate agli standard internazionali”. Secondo l’accusa, l’obiettivo era sostenere entità controllate dal governo cinese nello sviluppo di un supercomputer per l’IA e di chip personalizzati per il machine learning.
Le prossime tappe giudiziarie
Ding comparirà nuovamente in tribunale il 3 febbraio 2026 per una status conference. Rischia fino a dieci anni di carcere per ciascun capo di imputazione relativo al furto di segreti commerciali e fino a quindici anni per ogni capo di spionaggio economico, ai sensi degli articoli 18 U.S.C. § 1832 e 18 U.S.C. § 1831. La pena finale sarà determinata dal giudice sulla base delle linee guida federali.
L’inchiesta è stata condotta dall’Federal Bureau of Investigation e il procedimento è stato seguito dall’ufficio del procuratore federale per il Distretto Nord della California, con il supporto della divisione National Security del Department of Justice.
Un segnale nella competizione tecnologica globale
Il caso Ding accresce l’attenzione statunitense verso il furto di proprietà intellettuale in settori ad alta intensità tecnologica. L’intelligenza artificiale, oggi, è il nuovo terreno di scontro strategico, di mercato, come leva di potere economico e geopolitico, e la tutela dei segreti industriali è ormai una questione di sicurezza nazionale.
















