Alla vigilia del summit informale Ue, l’allineamento Roma-Berlino torna centrale. Il documento Meloni-Merz rilancia un’Europa più pragmatica, meno burocratica e più competitiva, in linea con il rapporto Draghi. Per Giangiacomo Calovini (FdI), l’intesa rafforza la leadership italiana, valorizza il rapporto economico con la Germania e apre una “nuova stagione europea” fondata su realismo politico, tutela della manifattura e riforme mirate per rendere l’Unione più efficace senza penalizzare gli Stati membri
Alla vigilia del vertice informale dei leader europei, la vicinanza tra Roma e Berlino torna a farsi sentire. Il documento congiunto firmato da Giorgia Meloni e Friedrich Merz – consegnato alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen – apre la strada a una nuova visione dell’Europa: più pragmatica, meno burocratica, capace di restituire centralità agli Stati membri e competitività al sistema europeo, in pieno allineamento con le indicazioni del rapporto Draghi. Formiche.net ne ha parlato con Giangiacomo Calovini, deputato di Fratelli d’Italia e presidente del gruppo di amicizia interparlamentare Italia-Germania, che sottolinea la necessità di una “nuova stagione europea” fondata su leadership solide, cooperazione economica e realismo politico.
Onorevole Calovini, il documento firmato da Meloni e Merz traccia una linea comune per una nuova Europa. In che direzione si muove questo riposizionamento dell’Italia nello scenario europeo?
Il documento segna un passo importante per riaffermare l’autorevolezza dell’Italia in Europa. Con la premier Meloni stiamo dimostrando che il nostro Paese è tornato ad avere una leadership forte, un governo solido e stabile, il più stabile d’Europa. Credo che l’intesa con Merz mostri una convergenza significativa: possiamo costruire un’Europa diversa, capace di parlare con una voce unica ma senza soffocare le identità nazionali.
Lei presiede il gruppo di amicizia parlamentare Italia-Germania: quanto conta questo rapporto bilaterale in questa fase così delicata?
Conta moltissimo. I numeri lo raccontano: 160 miliardi di interscambio economico tra Italia e Germania rappresentano la spina dorsale della manifattura europea. Dobbiamo lavorare insieme per tutelare il comparto produttivo e industriale, che oggi è messo alla prova da una concorrenza globale sempre più aggressiva. La sfida è trovare un equilibrio tra la necessità di proteggere la nostra manifattura e quella di rendere l’Europa più innovativa.
Meloni e Merz hanno parlato esplicitamente di un’Europa “più competitiva e meno burocratica”. Che messaggio arriva a Bruxelles?
In tanti, da anni, auspicano un’Europa più veloce e meno ingessata. Meloni e Merz hanno avuto il coraggio di dirlo chiaramente: l’Europa così com’è non è competitiva. Non possiamo più nascondere la polvere sotto il tappeto. Il vertice di giovedì sarà un’occasione per porre le basi di un cambio di passo, per ridare slancio all’Unione e rilanciare la competitività tra Stati. È questo che chiede l’economia reale.
Proprio la competitività sarà al centro del summit informale: quali risultati si aspetta?
Mi auguro che si creino le condizioni per un vero rilancio. Così come l’Italia ha portato il tema migratorio al centro dell’agenda europea – e oggi nessuno può negarlo – dobbiamo fare lo stesso con la competitività. Se vogliamo difendere il nostro modello economico e la nostra autonomia produttiva, servono regole chiare ma anche snelle. Oggi le troppe norme europee ci fanno perdere tempo, flessibilità e, soprattutto, leadership.
Sul tavolo c’è anche il tema dell’allargamento e della riforma dei trattati. L’Italia come si muoverà?
Siamo favorevoli a un approfondimento serio. L’allargamento è un tema complesso ma necessario: il mondo sta cambiando, alcuni trattati non sono più competitivi rispetto alla realtà che viviamo. L’Unione deve aggiornarsi per restare protagonista, ma senza perdere la propria coerenza interna.
Il superamento dell’unanimità è uno dei nodi più delicati della riforma europea. Qual è la posizione del governo?
La posizione dell’Italia è chiara da tempo: siamo contrari a una riforma che marginalizzi i Paesi più piccoli. Tuttavia, se il tema verrà posto sul tavolo, sono certo che la presidente Meloni lo affronterà con il suo consueto approccio pragmatico, senza ideologie. L’obiettivo comune deve essere un’Europa più efficace, ma anche più giusta e rappresentativa. Il dibattito sull’unanimità non va evitato, ma gestito con realismo.
In sintesi, quale Europa immagina dopo giovedì e in prospettiva?
Un’Europa che protegge, che innova, che sostiene chi produce valore. Dopo anni difficili, credo che stiamo finalmente vedendo la luce alla fine del tunnel. Con Meloni e Merz si apre la possibilità di una nuova fase politica europea: più concreta, più vicina ai cittadini, e soprattutto più competitiva nel mondo.
















