Si apre la conferenza di Monaco: quando Merz sottolinea che, in futuro, Pechino potrebbe trovarsi sullo stesso piano degli Stati Uniti in termini militari tocca il tema centrale nelle dinamiche non solo euroatlantiche, ma soprattutto indopacifiche. Il cancelliere ha avvertito che la Cina “sfrutta sistematicamente le dipendenze altrui” e sta “ridefinendo l’ordine internazionale a proprio favore”. La risposta europea non può che ritrovarsi in una strategia di lungo respiro che poggi su una realtà chiamata Nato
Non ci sono solo la guerra in Ucraina o il rapporto con la Casa Bianca al centro della MSC 2026 che cade in un periodo particolarmente turbolento per le relazioni transatlantiche, ma anche (o soprattutto) il modo con cui l’Europa intende dotarsi di una propria strategia alla voce difesa, i tempi in cui punta a realizzare quei passi pensando “in grande” come emerso dal vertice informale di ieri in Belgio e che ha visto Italia e Germania come motori della nuova Ue. Sicurezza fa rima con penetrazioni esterne, che si trasformano in cavalli di troia interni e il pensiero non va solo alla Via della Seta o alla guerra ibrida, ma anche alla rotta del ghiaccio che sta monopolizzando le attenzioni di Stati Uniti e Cina. Nel mezzo la consapevolezza che un capitolo è definitivamente chiuso, quello del vecchio continente che appalta ad altri analisi, diagnosi e cure.
IL QUADRO DEL CANCELLIERE
Il principale tema emerso nella giornata di apertura è stato il nuovo ordine mondiale, che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribattezzato “il mondo delle grandi potenze” caratterizzato dalla loro aspra rivalità. Nel secondo dopoguerra, ha ricordato, il sistema era plasmato dalla supremazia degli Stati Uniti e dall’Europa e si godeva in sostanza di una “vacanza dalla storia mondiale” sotto l’egida della sicurezza di Washington. Quel tempo è finito, per lasciare spazio ad un nuovo status quo dove “la pretesa di leadership degli Stati Uniti è stata messa in discussione e forse persa”. Attenzione dunque all’ascesa di Russia e Cina. Per questa ragione si rende necessario “il desiderio di una leadership forte in un mondo globalizzato in cui soprattutto gli stati democratici si stanno avvicinando al limite della loro capacità di agire”.
CONTRO L’ASCESA DI CINA E RUSSIA
Quando Merz sottolinea che, in futuro, Pechino potrebbe trovarsi sullo stesso piano degli Stati Uniti in termini militari tocca il tema centrale nelle dinamiche non solo euroatlantiche, ma soprattutto indopacifiche. Il cancelliere ha avvertito che la Cina “sfrutta sistematicamente le dipendenze altrui” e sta “ridefinendo l’ordine internazionale a proprio favore”. La risposta europea non può che ritrovarsi in una strategia di lungo respiro che poggi su una realtà chiamata Nato: lo ha ricordato a tutti il segretario Mark Rutte quando ha elogiato il “cambiamento sconcertante” nell’approccio alla difesa dell’Europa da parte dei membri europei dell’alleanza militare: “Ho percepito un cambiamento di mentalità. Abbiamo avuto anni, decenni, di lamentele da parte degli Stati Uniti sul fatto che in Europa non spendessimo abbastanza per la difesa. Le cose sono cambiate”. La traccia indicata dall’ex premier olandese è quella di un’Europa che sta assumendo un ruolo di leadership sempre più importante all’interno della Nato e che, al contempo, si prende maggiormente cura della propria difesa. “E questo è davvero un cambiamento sconcertante”.
LA CONFERENZA
Per l’Italia è presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani con un’agenda molto fitta, che prevede la riunione a livello Leader di governo sull’Ucraina, la tavola rotonda sull’immigrazione irregolare copresieduta da Italia e Regno Unito insieme al segretario di Stato per gli Affari Esteri del Regno Unito, Yvette Cooper, il G7 dei ministri degli Esteri (il primo in presenza sotto Presidenza francese) e infine la riunione dei ministri degli Esteri “E5” (Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito), piattaforma di dialogo strategico sul rafforzamento della difesa europea e sulle sfide di sicurezza comuni.
Sul tavolo dei decisori un paniere di temi di primaria rilevanza, come gli ultimi sviluppi in Ucraina in vista del quarto anniversario dell’aggressione russa, la Difesa europea, la stabilità in Medio Oriente alla luce dei colloqui tra Usa e Iran e dell’attuazione del Piano di pace USA per Gaza. L’obiettivo della conferenza è quello di favorire un confronto politico per elaborare strategie comuni non solo di fronte alle sfide di sicurezza internazionale, ma anche riguardo ad un altro tema interconnesso al primo, ovvero la competitività dell’Europa, in attesa del del Consiglio Ue di marzo.
LE POSIZIONI DI ROMA
Sull’Ucraina Tajani ha confermato il sostegno italiano all’iniziativa americana per la promozione di negoziati trilaterali, sottolineando l’importanza dell’unità euroatlantica per una pace giusta e per garantire la sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa. Sull’Iran, spiegano fonti italiane, all’indomani dei colloqui in Oman tra Usa e Iran, Tajani confermerà il sostegno agli sforzi diplomatici in corso e la disponibilità dell’Italia, che mantiene stretti contatti con i maggiori partner regionali, a facilitare ulteriori negoziati.
Su Gaza, il titolare della Farnesina sottolineerà come la sicurezza sul terreno sia un presupposto fondamentale per il successo del Piano di pace. Il Ministro ricorderà l’impegno italiano attraverso i nostri Carabinieri, che inizieranno presto ad addestrare in Giordania il gruppo pilota di 50 funzionari di sicurezza palestinesi che saranno dispiegati a Gaza. Il titolare della Farnesina ribadirà la preoccupazione per la decisione israeliana di estendere il controllo sulla Cisgiordania, che rischia di compromettere gli sforzi verso la stabilità e la soluzione a due Stati.
















