Rubio ha reso omaggio alla cultura e al patrimonio europeo e al contempo ha negato che l’amministrazione Trump voglia indebolire la Nato. Per cui, al netto della riforma che l’Ue deve realizzare per il proprio futuro, è questa la traccia da seguire. Sulla Cina ha spiegato che Washington desidera avere un impatto positivo, anche se permangono “sfide a lungo termine che dovremo affrontare e che saranno irritanti”
Nessuna rottura tra Stati Uniti ed Europa, altrimenti a festeggiare sarà solo Pechino. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha elogiato i legami tra Stati Uniti ed Europa nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dopo il discorso inaugurale di ieri pronunciato dal cancelliere Friedrich Merz, che in verità aveva raccontato una oggettività. Ovvero che l’ordine mondiale è cambiato, per questa ragione l’Ue deve assumere un ruolo indipendente per non vedere sciolto il proprio peso specifico. In sostanza Rubio chiede all’Ue di abbracciare l’agenda degli Stati Uniti, anche perché per gli Stati membri non sarebbe saggio abbracciare quella opposta di Cina e Russia, per cui è sano pragmatismo quello di Rubio soprattutto quando ribadisce che “non viviamo in un mondo perfetto” in cui tutte le controversie possono essere risolte diplomaticamente.
Si parte con i punti fissi di Rubio, che sono il cristianesimo e i legami culturali con l’Europa: non una presa di posizione di rottura, tutt’altro. La Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dopo le riflessioni da toni più aspri dello scorso anno da parte del vicepresidente americano JD Vance, (che ha scritto la prefazione al libro di Giorgia Meloni a dimostrazione di un rapporto estremamente solido) ha trovato ieri alcuni spunti contraddittori. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato l’Europa a non cedere alle richieste della Russia, cosa che fino ad oggi non si è verificata, anzi, proprio il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani ieri dalla città tedesca ha ribadito il pieno sostegno a Kyiv.
Merz, pur avendo sollecitato una nuova partnership transatlantica, ha toccato il nocciolo della questione, ovvero come la Nato e l’Ue dovranno prepararsi ad una fase del tutto nuova, con altri equilibri e soprattutto con una marcata indipendenza europea alla voce difesa: passaggio su cui tutti sono d’accordo da tempo, come dimostrano i piani europei (della commissione e dei singoli stati) legati al riarmo.
Anche perché il contraltare delle parole di Rubio si ritrova nel monito di Pechino: quando il ministro degli Esteri cinese Wang nel suo discorso alla Conferenza ha difeso con forza il sistema internazionale che ha governato la politica globale dalla fine della Seconda guerra mondiale (che, a suo dire, è stato caratterizzato nell’ultimo anno da “crescenti trasformazioni e turbolenze: la legge della giungla e l’unilateralismo hanno dilagato”) offre la visione di Xi, anche con una certa sponda europea (Parigi e Londra le maggiori indiziate). Wang ha accusato “alcuni Paesi” (come gli Stati Uniti) “di amplificare le differenze e i disaccordi”, di favorire un “ritorno alla mentalità della Guerra Fredda”. Una posizione che è in antitesi al vincolo euroatlantico che è l’unica strada che permetterà all’Europa di non essere fagocitata in tutte quelle dinamiche perseguite dai Paesi dell’est. Mosca e Pechino proseguono nella direttrice di marcia già imboccata da tempo, incuneandosi nelle diversità di visioni europee al fine di accrescere la frattura tra le due sponde dell’Atlantico, circostanza che ad esempio il governo di Roma ha sempre rigettato.
Rubio torna sul tema quando spiega pragmaticamente che Washington desidera avere un impatto positivo sul mondo con la Cina, anche se permangono “sfide a lungo termine che dovremo affrontare e che saranno irritanti” nelle loro relazioni bilaterali. Rubio ha reso omaggio alla cultura e al patrimonio europeo e al contempo ha negato che l’amministrazione Trump voglia indebolire la Nato. Per cui, al netto della riforma che l’Ue deve realizzare per il proprio futuro, è questa la traccia da seguire.















