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Pirelli-Sinochem, atto secondo. I cinesi riprovano a fare un passo indietro

Dopo la proposta, bocciata, di scorporare le attività relative alle gomme intelligenti, Sinochem è pronta a emettere sul mercato un bond convertibile che possa portare alla diluizione del socio cinese, senza la quale per la Bicocca sarà impossibile salvaguardare il mercato americano. Il tempo, però, stringe

Chissà se stavolta il gioco riuscirà. Sinochem prova a giocare la carta del bond convertibile per superare l’impasse in Pirelli. Sono giorni cruciali per l’uscita dei cinesi di Sinochem, oggi azionisti di maggioranza seppur con le armi spuntate (il gruppo cinese ha da tempo perso il grip su board e assemblea) di Pirelli, dalla Bicocca. Una scelta, come raccontato più volte da questo giornale, quasi obbligata. Entro il mese di marzo, infatti, negli Stati Uniti entrerà in vigore il divieto che impedirà ai produttori di auto non americani di utilizzare tecnologia di società controllate da azionisti cinesi e russi. E il gruppo dei pneumatici italiano, purtroppo, ad oggi rientra nella lista.

Pirelli, infatti, utilizza il sistema Cyber Tyre, che costituisce la tecnologia leader dell’azienda ed è centrale per i suoi piani di crescita negli Stati Uniti, che da soli valgono un quinto dei ricavi di Pirelli, e nel resto del mondo. Se Sinochem, il colosso della chimica cinese che oggi ha il 34% della Bicocca, non dovesse farsi da parte, a Pirelli verrebbero nei fatti tagliate le gambe. Per questo il governo italiano, di raccordo con Camfin, veicolo controllato da Marco Tronchetti Provera e azionista di Pirelli con il 25,3% e che proprio nelle scorse settimane ha bocciato una prima proposta cinese, ovvero scorporare le attività di Pirelli relative agli pneumatici intelligenti (cyber tire) facendole confluire in una nuova entità in cui non ci sarebbe la presenza del Dragone, sta lavorando per negoziare una diluizione degli attuali azionisti di maggioranza sotto il 10%.

Ma ecco la possibile via d’uscita. Il colosso cinese, primo azionista con il 34% del capitale della Bicocca, starebbe secondo quanto rivelato dal Corriere della sera, valutando l’emissione di un’obbligazione che coprirebbe una parte consistente, fra il 10 e il 15% della sua partecipazione nel produttore di pneumatici. In questo modo, la quota di Sinochem scenderebbe al di sotto della soglia di maggioranza relativa, riducendo la sua influenza su Pirelli e, quindi, evitando restrizioni alla vendita delle gomme intelligenti negli Stati Uniti.

Al contempo, però, l’emissione di un bond convertibile consentirebbe al gruppo cinese di mantenere l’opzione di rientrare in possesso dell’intera partecipazione attraverso il rimborso del bond alla scadenza, quando, magari, i rapporti fra Stati Uniti e Cina saranno meno tesi, salvaguardando così il valore dell’investimento. Il collocamento di un prestito obbligazionario di questo tipo richiederebbe comunque l’approvazione sia delle autorità Golden Power sia delle autorità di regolamentazione Usa.

Funzionerà? Forse. “Il convertibile potrebbe rappresentare una soluzione a medio-lungo termine per Sinochem per diluire la sua partecipazione in Pirelli”, spiegano gli analisti di Mediobanca. “Detto questo, la risoluzione delle questioni relative alla governance di Pirelli dipenderebbe dalla struttura del prestito convertibile e dai diritti di voto connessi alle azioni Pirelli che fungono da attività sottostante. Infatti, per conformarsi alla normativa statunitense, Sinochem dovrebbe ridurre i suoi diritti di voto in Pirelli. Inoltre, questa operazione non eliminerebbe il rischio di un potenziale eccesso di offerta di azioni in futuro. Manteniamo un rating neutrale su Pirelli”.

Il tempo però stringe. Il patto parasociale fra Camfin e Sinochem si avvia infatti verso la scadenza del 18 maggio e non sarà rinnovato. All’assemblea del 25 giugno, quindi, i due maggiori azionisti saranno liberi di presentare ciascuno la propria lista di maggioranza per il board di Pirelli, andando alla conta dei voti. A meno che, nel frattempo, non si trovi una strada che metta d’accordo governi, azionisti e azienda.


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