In Ucraina si avverte un senso d’angoscia commemorativa di un giorno che non può ancora essere consegnato alla storia, ma rappresenta già il monito di un presente tormentato e opprimente. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Nuvole basse. Giornata cupa, a tratti piovosa e a Kyiv. Alla messa mattutina nella Chiesa ortodossa di Sant’Andrea, una delle dieci cattedrali della capitale ucraina, anziani fedeli accendono candele davanti al kanun, il candelabro per i defunti fronte alla Croce.
È un giorno di lutto e di dolore in memoria di padri, mariti, figli e fratelli deceduti combattendo in difesa della patria contro gli invasori russi. I bombardamenti della notte, la temperatura rigida e il cielo plumbeo ricordano l’alba del 24 febbraio di quattro anni addietro. Un’alba caratterizzata da un “silenzio irreale” interrotto dai suoni delle esplosioni in lontananza e delle sirene antiaeree. In una intervista al Financial Times il Presidente Volodymyr Zelensky ha affermato che Russia e Ucraina sono all’inizio della fine del più grande conflitto europeo dalla seconda guerra mondiale, ma ha esortato Washington a guardare oltre i “giochi” negoziali di Vladimir Putin.
“L’Ucraina ha bisogno di un cessate il fuoco: ieri, oggi, domani. Non abbiamo bisogno di una pausa. Abbiamo bisogno della fine della guerra”, ha esclamato Zelesky, che è intervenuto in video collegamento alla sessione plenaria del Parlamento europeo. “Spero – ha detto rivolgendosi agli europarlamentari – che Donald Trump venga in visita a Kyiv. Solo visitando l’Ucraina e vedendo con i propri occhi la lotta si può capire veramente di cosa si tratta”.
La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ed il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa si sono presentati a mani vuote alle cerimonie commemorative per i quattro anni dall’inizio dell’invasione russa.
Per il veto del Premier ungherese Orban, longa manus di Putin, i leader europei possono solo promettere che le tranches del prestito da 90 miliardi di euro per sostenere l’Ucraina fino al 2027 saranno effettuate il prima possibile.
Promesse che si scontrano con la terribile realtà denunciata dal rapporto di Emergency intitolato “Ucraina: cure e assistenza in tempo di guerra”, che evidenzia come circa 13 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza umanitaria, mentre 9,2 milioni tentano di sopravvivere “senza supporti sanitari”.
Una strage collaterale annunciata, mentre l’Europa dei magniloquenti principi di libertà, giustizia, solidarietà, rimane sotto scacco dei veti dei sicari del Cremlino.
Più concreta la posizione della Nato. “L’Ucraina ha bisogno di più aiuti, perché una promessa di aiuti non pone fine alla guerra. L’Ucraina ha bisogno munizioni oggi e ogni giorno fino alla fine dei massacri”, ha affermato il Segretario generale Mark Rutte. Che ha aggiunto: “non può esserci vera pace in Europa senza una pace reale in Ucraina” e che, quando i combattimenti cesseranno, “la pace dovrà reggere”.
Mentre si snodano le deposizioni di corone di fiori sulle tombe dei caduti, assieme all’incubo di un quinto anno di guerra, un’inquietudine attraversa Zelensky.
L’angoscia dell’accordo scellerato che – ha dichiarato il presidente ucraino nell’intervista al Financial Times – sarebbe stato proposto a Donald Trump da Putin: un pacchetto di accordi di cooperazione economica fra Russia e Stati Uniti per un valore di 12.000 miliardi di dollari. Accordi che comprendono clausole sullo sfruttamento delle risorse naturali nei territori sotto occupazione russa.
Il massimo della scelleratezza fra un dittatore travestito da Presidente accusato di svariati di omicidi e crimini contro l’umanità ed un tycoon campione di cinismo e spregiudicatezza.
















