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L’Ue del dopo Ucraina riparte da difesa e sicurezza

Numerosi sono i messaggi che in questa giornata i massimi rappresentanti delle istituzioni comunitarie hanno voluto lanciare, in occasione di eventi pubblici come la tavola rotonda ospitata presso la sede romana del Parlamento europeo o come la seduta odierna dell’eurocamera, in parte dedicata proprio alle riflessioni su quell’anniversario che, di fatto, ha cambiato le sorti del vecchio continente. Cosa si è detto all’evento “L’Ucraina e la Difesa dell’Europa”, organizzato in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina

Quale bilancio fare a quattro anni dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina? Tre gli elementi programmatici da mettere in evidenza: comprendere che la difesa dell’Ucraina equivale alla difesa della stessa Ue; investire massicciamente nel rispetto della sovranità degli Stati e dei trattati internazionali; lavorare perché accanto alla solidarietà vi sia da parte di Bruxelles e di tutti gli stati membri una spinta per immaginare la fase della ricostruzione, da intrecciare con l’adesione di Kyiv all’Unione europea. Numerosi sono i messaggi che in questa giornata i massimi rappresentanti delle istituzioni comunitarie hanno voluto lanciare, in occasione di eventi pubblici come la tavola rotonda ospitata presso la sede romana del Parlamento europeo o come la seduta odierna dell’eurocamera, in parte dedicata proprio alle riflessioni su quell’anniversario che, di fatto, ha cambiato le sorti del vecchio continente.

I confini dell’Ue e la strategia di difesa/sicurezza

Punto di partenza è l’assunto che per continuare a difendere l’Ucraina non si possono non difendere le città europee: quindi sicurezza e difesa sono, idealmente e concretamente, due filoni sempre più interconnessi che necessitano di politiche binarie e di consapevolezze diffuse in tutti gli stati membri. Il modello dello spazio è quello da perseguire anche con riferimento ad una difesa che non può più essere dispersa in 27 rivoli, ma deve camminare sulle gambe di una più ampia collaborazione industriale in virtù dei 100 miliardi stanziati per la difesa e dei 40 per lo spazio previsti nel nuovo bilancio comunitario.

Nella sala Esperienza Europa David Sassoli di Roma si sono susseguiti gli interventi di tutti gli ambasciatori coinvolti nel dossier Kyiv, consci che proprio la capitale italiana ha recitato un ruolo primario, avendo ospitato la conferenza per la ricostruzione. Il tema della difesa va declinato anche in chiave di sinergie industriali, dal momento che non pochi sono i Paesi che con l’Ucraina hanno iniziato a collaborare sulla produzione di droni tramite l’IA. Difesa Ue e Ucraina sono legate, ha spiegato il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, secondo cui l’Unione europea è divenuta il principale sostenitore dell’Ucraina a livello globale, anche dal punto di vista militare, in procinto di partire per un “tour missilistico” nei Paesi membri “per stimolare l’incremento della produzione di questi sistemi – ha osservato – Stiamo imparando dall’Ucraina, consapevoli che Kyiv ha l’esercito meglio addestrato e l’industria della difesa più innovativa in Europa, fondamentale per rispondere ad aggressioni future”.

Le iniziative europee oltre l’altruismo

Non solo aiuti e prestiti, le azioni europee non si basano esclusivamente sull’altruismo, ha spiegato nel suo messaggio la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. “Agiamo perché sappiamo cosa è in gioco per tutti noi. E sono orgogliosa di ciò che abbiamo fatto insieme. Che si tratti di sostenere la società ucraina erogando 200 miliardi di euro di aiuti per contribuire a rendere possibile la vita quotidiana di milioni di persone. Che si tratti di fornire generatori per mantenere accesi luci e riscaldamento negli ospedali, nelle scuole, nei rifugi antiaerei. Che si tratti di potenziare le capacità di difesa dell’Ucraina per aiutare chi è in prima linea e le loro famiglie a casa”. Da qui la consapevolezza che in futuro non ci saranno meno aiuti, anzi, è vicina la firma del prestito di 90 miliardi di euro per rafforzare i servizi pubblici essenziali e mantenere forti le difese dell’Ucraina. Anticamera al successivo passo politico, ovvero quello che tocca il futuro dell’Ucraina che “è all’interno dell’Ue” secondo l’Alta Rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas.

La stabilità europea e le relazioni esterne

C’è un altro tema, intimamente collegato al dossier ucraino, ed è quello della stabilità europea. La guerra, come è noto, ha messo a nudo le criticità strutturali e burocratiche dell’Ue, la sua eccessiva dipendenza dall’energia altrui, la mancanza di una programmazione nel settore militare. Quando il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, mette l’accento sulla “credibilità geopolitica dell’Ue e sulla sua capacità di garantire pace e sicurezza”, tocca il nervo della questione.

Per Fitto “sostenere l’Ucraina significa investire nella sicurezza europea, nella nostra autonomia strategica e difesa dei valori”. Tema che si completa con la questione degli asset russi congelati per finanziare l’Ucraina e con le procedure di adesione di Kyiv nel mercato unico, propedeutico ai preparativi dell’Unione per i futuri allargamenti attraverso riforme interne, come sostenuto oggi dalla plenaria di Bruxelles in una risoluzione non legislativa adottata con 437 voti a favore, 82 contrari e 70 astenuti. Un passaggio su cui ha premuto non poco il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo collegamento con l’eurocamera, quando ha chiesto all’Unione europea a fissare una scadenza chiara per l’ingresso di Kyiv nel blocco comunitario. “È importante per noi avere una data chiara per la nostra adesione all’Unione europea”, perché senza calendario preciso Mosca avrebbe nuovi margini di manovra politica.

Gli scenari industriali

Non è retorica interrogarsi su come evitare altri casi Ucraina e come imprimere un’accelerata alla riforma in chiave di difesa e sicurezza che l’Ue si appresta a varare. A Bruxelles si sono dati appuntamento una delegazione dell’Istituto Alti Studi della Difesa, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia/Ecr e membro della commissione Sicurezza e Difesa Elena Donazzan, la vicepresidente dell’Eurocamera Sberna e l’eurodeputato Gambino, con l’obiettivo di lanciare un messaggio preciso in questo senso: l’Europa deve tornare a presidiare la geopolitica, dal momento che la difesa è un asse strategico.

La premessa, secondo Donazzan, è che per troppo tempo la geopolitica e le istituzioni europee non sono state presidiate in modo appropriato né dai governi precedenti né all’interno del Parlamento europeo. “Oggi la stagione è cambiata, certamente per effetto della crisi geopolitica, ma anche grazie al governo Meloni che ha deciso di far pesare il ruolo storico, geografico e la reputazione di competenze dell’Italia, in particolare nell’ambito della Difesa”. Richiamando l’esempio delle Olimpiadi, l’europarlamentare ha evidenziato che, a fronte di ritardi nella pianificazione, “è stata chiamata la Difesa che ha organizzato una Joint Task Force capace di coordinare e gestire la complessità dell’evento sotto il profilo logistico, della sicurezza e delle relazioni operative. Con un’unica pecca: la comunicazione. È tempo di valorizzare competenze militari eccellenti e affidabili”. “Un modello efficace è stato quello del Centro Addestramento di Aosta, dove il Generale Cavicchioli, coordinatore della Task Force Difesa e Comandante della Scuola Militare, ha formato circa 1.500 volontari dell’Associazione Nazionale Alpini a supporto dell’evento olimpico”, ha aggiunto Donazzan.


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