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E se fosse Meloni a risolvere le questione di Cipro?

Sia sull’energia che sulla questione cipriota con la Turchia, la voce di Roma potrà essere preziosa. Intanto a Cipro si sta muovendo l’americana Chevron, con i quattro cantieri di fabbricazione che dovrebbero aggiudicarsi un prestigioso contratto per la costruzione di una grande unità di produzione galleggiante. Inoltre il solido rapporto che Meloni ha costruito con Erdogan è interessante anche in chiave futura, dal momento che abbraccia le relazioni industriali, geopolitiche e africane

E se fosse il governo italiano a risolvere l’annosa questione cipriota? È uno degli auspici emersi dopo la visita a Palazzo Chigi del presidente cipriota Nikos Christodoulides, che con Giorgia Meloni ha affrontato una serie di questioni dirimenti del futuro, tanto dell’Ue quanto del Mediterraneo, sempre più perno valoriale (presente e futuro). Il mare nostrum è chiave politica, economica e sociale per individuare soluzioni concrete ai problemi della contingenza e anche a quelli più atavici, proprio come la questione cipriota. L’Italia, proprio alla luce dei suoi “ottimi rapporti con la Turchia può essere importante nel nostro sforzo per arrivare a una soluzione reciprocamente vantaggiosa nella risoluzione alla questione, e quindi contribuire anche a evoluzioni positive nei rapporti turco-europei”, ha detto il presidente di Cipro, protagonista in questa fase del semestre di presidenza cipriota che secondo la premier italiana arriva in un momento particolarmente complesso, “nel quale l’Europa è chiamata a scegliere se vuole davvero essere protagonista del proprio destino o limitarsi a subirlo”.

L’energia come banco di prova centrale

Punto di partenza il sistema di regole che consente alle industrie continentali di procedere più o meno speditamente nel mondo. Intanto, spiega Meloni, è questo un momento che richiede “concretezza nell’azione, buon senso e anche il coraggio di fare alcune scelte importanti in materia di competitività, sicurezza, sulla capacità di reagire a un contesto globale che sta cambiando rapidamente”. Il riferimento è al dossier semplificazione, che non può più essere rinviato. Per questa ragione sull’energia Meloni si aspetta un impegno per risposte concrete già in occasione del Consiglio europeo di marzo, nella consapevolezza che “competitività e autonomia strategica sono sostanzialmente due facce della stessa medaglia: se l’Europa vuole contare in un contesto globale che cambia rapidamente, deve rafforzare il proprio mercato interno, ridurre gli oneri amministrativi e accelerare la semplificazione normativa”.

Secondo Meloni alle imprese europee non si può chiedere di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l’energia più dei loro competitor” (passaggio che si lega anche alle recenti visite in Cina di alcuni leader europei).

Mediterraneo perno valoriale

Il mare nostrum, non da oggi, è “anello di congiunzione tra occidente e oriente, tra Nord e Sud del mondo”. Meloni lo ribadisce per l’ennesima volta, al fine di focalizzare l’attenzione del semestre cipriota e al contempo richiamare le attenzioni programmatiche degli stati membri. Troppi i fronti aperti che vanno canalizzati con politiche ad hoc, come Gaza, Iran e Africa dove l’Italia è leader grazie all’intuizione del Piano Mattei. Bruxelles ha un grande vantaggio in questo senso, perché il “suo” bacino marittimo meridionale può incarnare questa volta un ruolo diverso: non più fronte di preoccupazioni e tensioni, ma di soluzioni e prospettive, perché secondo Meloni “rappresenta una frontiera strategica per l’Europa, il punto in cui si incontrano commercio, energia, sicurezza e stabilità”. Ecco perché tutti devono capire che il Mediterraneo deve avere “l’attenzione strategica che merita da parte dell’Europa”. E nel Mediterraneo si muovono due dossier su cui Italia e Cipro possono costruire solide alleanze: l’energia e la geopolitica (senza dimenticare l’alleanza a tre di Cipro, Israele e Grecia, benedetta da Washington).

Il ruolo decisivo di Roma

Christodoulides ha definito Meloni “una delle voci più concrete in sede di Consiglio”, capace di dare “un valore aggiunto alle discussioni”. Il ruolo dell’Italia, ha osservato, è “di decisiva importanza per raggiungere decisioni a livello europeo”, mentre su immigrazione e competitività i due Paesi si muovono “di pari passo”. Ecco perché sia sull’energia che sulla questione cipriota con la Turchia, la voce di Roma potrà essere preziosa. Intanto a Cipro si sta muovendo ormai da anni l’americana Chevron, con i quattro cantieri di fabbricazione che dovrebbero aggiudicarsi un prestigioso contratto per la costruzione di una grande unità di produzione galleggiante (FPU) per il progetto di gas Aphrodite del colosso Usa, del valore di 4 miliardi di dollari. E Roma con Washington e la Casa Bianca ha legami ottimi.

Inoltre il solido rapporto che Meloni ha costruito con Erdogan è interessante anche in chiave futura, dal momento che abbraccia le relazioni industriali (difesa), quelle geopolitiche e africane (come il dossier Libia). Se c’è qualcuno che potrebbe favorire un dialogo tra Nicosia e Ankara, al momento è l’inquilina di Palazzo Chigi.


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