Le epurazioni nell’apparato militare cinese hanno colpito ogni settore, dalla Rocket Force ai comandi regionali. Dietro la retorica anticorruzione emerge una più ampia partita politica sulla lealtà e sul controllo del potere armato. Cosa dice il report del Center for Strategic and International Studies
Sin dalla sua ascesa al potere, ma in particolar modo nel corso degli ultimi anni, Xi Jinping ha portato avanti una profonda campagna di epurazione all’interno della People’s Liberation Army, trasformando la lotta ufficiale alla corruzione in un vasto riassetto politico e organizzativo delle forze armate cinesi. Le dimensioni di questo fenomeno sono molto chiaramente fotografate nel report del China Power Project del Center for Strategic and International Studies: come evidenzia il documento, dal 2022 almeno 101 ufficiali di alto rango, tra generali e tenenti generali, risultano essere stati rimossi, indagati o scomparsi dalla scena pubblica, un numero senza precedenti che suggerisce una vera decapitazione dei vertici militari.
Buona parte di queste “epurazioni” rientra nella nuova ondata iniziata attorno al 2023, un’ondata molto più radicale rispetto alle purghe condotte da Xi nei suoi primi annida segretario. Tra le figure colpite figurano due ex ministri della Difesa (l’ammiraglio della Plan Dong Jun e il generale Li Shangfu), membri della Commissione militare centrale e responsabili di dipartimenti chiave per la pianificazione operativa. Il risultato è un comando supremo quasi completamente ricostruito, con pochissimi ufficiali rimasti ai vertici.
Le epurazioni hanno coinvolto ogni settore della Pla, ma la Rocket Force, responsabile dell’arsenale missilistico e nucleare, è stata colpita più duramente. Tutti i suoi precedenti comandanti sono stati rimossi, ufficialmente per scandali legati agli appalti militari. Tuttavia, il controllo delle capacità strategiche suggerisce anche motivazioni politiche legate alla fiducia personale e alla sicurezza del regime. Anche esercito e marina hanno subito numerose rimozioni, mentre l’aeronautica appare relativamente meno coinvolta.
Nonostante le purghe abbiano interessato tutti i cinque comandi responsabili delle operazioni regionali, il Southern Theater Command ( che gioca un ruolo centrale rispetto al Mar Cinese Meridionale), è stato particolarmente colpito; simile detsino ha avuto l’Eastern Theater Command, responsabil del dossier Taiwan. Secondo il report, questi vuoti di leadership potrebbero aver contribuito a rallentare nel 2025 la risposta militare cinese a crisi politiche nello Stretto di Taiwan rispetto all’anno precedente.
Finora, notano gli analisti del Csis, la struttura altamente centralizzata della Pla ha consentito di mantenere operative le attività quotidiane grazie a comandanti ad interim. Emergono però segnali di difficoltà nella pianificazione di esercitazioni più complesse. Nel 2025 le manovre congiunte con la Russia sono diminuite sensibilmente e sono mancate operazioni multidominio su larga scala, probabilmente anche a causa delle rimozioni nello Stato maggiore congiunto, responsabile del coordinamento operativo e della diplomazia militare.
La corruzione resta la motivazione ufficiale delle epurazioni, ma la loro ampiezza indica un obiettivo più politico. La Pla risponde infatti al Partito comunista e non allo Stato, e la priorità di Xi resta garantire la lealtà assoluta dell’apparato armato. Diversi dirigenti sono stati accusati di aver costruito reti personali di influenza o di aver minato l’autorità della leadership centrale.
Ora Xi deve affrontare la ricostruzione della leadership militare scegliendo nuovi comandanti che uniscano fedeltà politica e competenza operativa. Il bacino di candidati disponibili è però ridotto e potrebbe richiedere promozioni accelerate o ulteriori riforme della struttura di comando. Il risultato potrebbe essere un esercito più leale al vertice politico, ma temporaneamente meno esperto nella gestione di crisi improvvise o operazioni complesse.
















