Iran di male in peggio, isolato e senza vie di scampo, con Russia, Cina e Corea nel Nord clamorosamente non pervenute. Mentre sotto i raid degli attacchi di Usa e Israele la tenuta del regime sta crollando in tutto il Paese. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Il 57enne Mojtaba eletto successore del padre Alì Khamenei ? “Come se avessero eletto Pontefice un chierichetto”, commentano gli esperti di storia e tradizioni iraniane. Senza carisma e troppo giovane nel ruolo di Guida Suprema di un gerontoregime teocratico, Mojtaba Khamenei sembra incarnare la celebre definizione di Sun Tzu sui perdenti “guerrieri già sconfitti che prima vanno in guerra e poi cercano di vincere”. Vista da Washington e Gerusalemme é la scelta migliore perché, considerato molto più fondamentalista, terrorista e spietato del genitore e per questo imposto sembra con i mitra spianati dai pasdaran, nei quali si arruolò a 17 anni, la neo Guida Suprema baby giustifica addirittura più del Khamenei padre la personificazione del target perfetto da eliminare e nei confronti del quale é già scattata la caccia all’uomo.
Per l’orizzonte del nuovo Iran sarebbe una nuova e forse decisiva liberazione. Obiettivo sul quale sta convergendo l’ulteriore escalation dell’offensiva contro quel che resta del regime degli ayatollah scatenata dalle forze aero navali, cibernetiche e d’intelligence di Stati Uniti e Israele. Un’escalation progressiva che, scrive il Wal Street Journal, “sta facendo saltare in aria lo stato di polizia iraniano per aprire la strada alla rivolta”. Raid aerei, missili, droni e varie operazioni segrete, stanno prendendo di mira i reparti dei Guardiani della Rivoluzione e della forza paramilitare Basij, i vertici dei servizi segreti che hanno represso nel sangue le manifestazioni di protesta massacrando giovani e cittadini e arrestato in massa i manifestanti. L’intento é quello di decimare e disarticolare i bracci armati del regime in modo che la popolazione possa prendere il controllo da terra. Analoghi sistematici attacchi prendono di mira anche i pasdaran e i servizi di sicurezza di Teheran nelle aree curde dell’Iran occidentale, che sono tradizionalmente roccaforti anti-regime.
Nella città di Sanandaj, l’intelligence americana in particolare sta coordinando tutte le minoranze curde e altre etnie con i miliziani curdi in Iraq che potrebbero attraversare il confine con l’Iran e aprire una breccia nel fianco dell’agonizzante Repubblica islamica. Secondo gli analisti di strategie militari non sarà facile sostenere eventuali insurrezioni solo con la potenza aerea perché, anche se i raid aerei martellano il territorio, i militanti Basij pattugliano ancora le strade iraniane. Le eventuali defezioni di massa dal regime, qualora dovessero verificarsi seguendo l’appello del Presidente Trump ad arrendersi in cambio dell’immunità, potrebbero cambiare la situazione.
Certo, é la scommessa che scatti il “si salvi chi può”, ma le forze iraniane non hanno alternativa. Inoltre, il lancio indiscriminato di missili e droni iraniani contro l’Arabia Saudita, il Qatar, Bahrein Kuwait, Emirati Arabi e Oman potrebbe scatenare altrettanti attacchi contro Teheran da parte degli stati del golfo che si sentono traditi e gravemente danneggiati dal vicino che pure avevano sostenuto nel braccio di ferro con l’occidente. Mentre Israele sta azzerando nel Libano anche le residue forze degli alleati Hezollah.
Isolato e senza vie di scampo, con Russia, Cina e Corea nel Nord clamorosamente non pervenute, l’Iran che eredita Mojtaba Khamenei é ormai una Repubblica Islamica che non c’é più, che attacca alla cieca come un Polifemo ferito a morte e che non é in grado di difendersi. Non é da escludere che a Teheran qualcuno cominci chiedersi perché continuare a morire per un leader destinato a succedere al padre anche nella fine cruenta?
















