La relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza adotta un paradigma di trasformazione molto avanzato, ma mantenendo un approccio prudente. Ecco quanto emerge dal documento e dalla sua presentazione in merito alle trasformazioni del nostro sistema d’intelligence nell’analisi di Niccolò Petrelli
Oggi Spygames (clicca qui per iscriverti) esce con un’edizione speciale dedicata alla relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata presso l’aula dei gruppi parlamentari a Roma. Ci concentreremo, più che su questioni relative alle minacce alla sicurezza della Repubblica, su quanto emerge dal documento e dalla sua presentazione in merito alle trasformazioni del nostro sistema d’intelligence. Si profilano infatti diversi elementi di novità per quanto riguarda struttura e funzionamento dell’apparato informativo che portano il Sistema di Informazione e Sicurezza della Repubblica (SISR), cambiamenti che, seppur con un po’ di ritardo, portano il SISR ad abbracciare un modello organizzativo e di lavoro, un paradigma di intelligence potremmo dire, estremamente avanzato, incentrato sull’integrazione su ampia scala di tecnologie d’avanguardia in linea con i cambiamenti recentemente introdotti dai più importanti omologhi stranieri.
Le Relazioni annuali sulla politica dell’informazione per la sicurezza degli ultimi tre anni pur non entrando, ovviamente, in dettagli su budget, priorità di investimento, e organizzazione dei processi di lavoro, indicavano tuttavia con sufficiente chiarezza le direzioni strategiche di trasformazione del sistema. Molteplici, infatti, erano i riferimenti a capacità cyber e tecnologiche avanzate: potenziamento dell’analisi attraverso integrazione dell’intelligenza artificiale (IA), contrasto a deepfake e disinformazione, tecnologie quantistiche, satellitari, e capacità cyber offensive e difensive, in particolare puntando sulla collaborazione pubblico-privato come volano di innovazione, e sul coordinamento con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).
La Relazione 2026 evidenzia tuttavia un salto di qualità in merito e sembra abbracciare i dettami di quel costrutto di policy elaborato negli USA intorno alla fine del 2019 che prende il nome di Revolution in Intelligence Affairs (RIA), o “quarta rivoluzione dell’intelligence” che da qualche anno ormai viene impiegato come bussola per guidare la trasformazione del sistema d’intelligence USA e che è oggi ampiamente considerato da studiosi ed esperti “il paradigma” di come un moderno sistema d’intelligence in un contesto democratico potrebbe e dovrebbe funzionare.
La RIA può considerarsi una trasformazione radicale in atto nel campo dell’intelligence le cui radici affondano in rapidi progressi nel campo dell’intelligenza artificiale, dei big data, e nell’ubiquità di sensori.
Anthony Vinci, ex alto funzionario dell’intelligence americana e primo Chief Technology Officer della National Geospatial-Intelligence Agency, ha delineato questa evoluzione nel suo libro The Fourth Intelligence Revolution. Egli identifica quattro ere distinte. La prima emerge durante la Seconda guerra mondiale, con la nascita dell’intelligence moderna su scala industriale: dalla decifrazione di Enigma alle operazioni coordinate di OSS e SOE, che integrano spionaggio umano e intercettazioni di segnali. La seconda si consolida nella Guerra Fredda, dominata dal confronto diretto tra spie, dall’impiego massiccio di satelliti spia e dal SIGINT globale al servizio della strategia del contenimento. La terza prende avvio dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, focalizzandosi sul contro-terrorismo con operazioni mirate di “find-fix-finish”, droni armati e un’intelligence sempre più orientata all’azione cinetica per neutralizzare minacce immediate.
La “quarta rivoluzione dell’intelligence” segna un cambiamento epocale: l’intelligence esce dai confini ristretti delle agenzie statali per permeare ogni ambito della società. Oggi coinvolge dati genetici personali, piattaforme social, assistenti conversazionali basati su AI, settori economici, ricerca scientifica. L’intelligenza artificiale non funge più solo da strumento di supporto, ma si evolve in attore autonomo: analizza volumi enormi di informazioni in tempo reale, supporta decisioni semi-automatiche, conduce campagne di disinformazione scalabili e diventa a sua volta bersaglio di operazioni ostili. Vinci descrive un futuro in cui le macchine spiano altre macchine, operando a velocità, scala e complessità che l’intelligence umana tradizionale non può più eguagliare.
Queste nozioni vengono ampiamente riprese nella relazione del SISR 2026 e sono state al centro degli interventi in occasione della sua presentazione da parte dei tre direttori degli organismi d’intelligence, nonché dell’Autorità Delegata, on. Mantovano, e del Presidente del COPASIR on. Guerini.
Nel documento si afferma infatti esplicitamente che gli organismi informativi della Repubblica sono oggi chiamati sia a implementare i propri sforzi previsionali, sia a sfruttare i nuovi strumenti offerti dalle tecnologie, in vista di un cambio di paradigma che risulti in grado di coniugare i tradizionali mezzi di ricerca informativa con quelli di “soft intelligence”. Il riferimento ad una riconfigurazione di strutture e processi di lavoro incentrata sull’integrazione di AI e di capacità tecniche di raccolta e elaborazione delle informazioni superiori appare più che evidente.
Tale cambio di paradigma risulta necessario alla luce di due sfide fondamentali. In primo luogo, la sfida rappresentata dall’aumento esponenziale della quantità di informazioni disponibili e potenzialmente rilevanti per la sicurezza nazionale, e la conseguente esigenza per i sistemi d’intelligence di superare le maggiori difficoltà oggi esistenti nel distinguere i “segnali”, inclusi quelli deboli, dal “rumore” (per utilizzare la classica terminologia coniata dalla studiosa di intelligence Roberta Wohlstetter). In secondo luogo, la sfida di mantenere una certa autosufficienza nelle tecnologie d’avanguardia rilevanti per l’attività informativa che ponga il SISR al riparo da rischiose dipendenze dall’esterno, anche se da paesi alleati, in una fase, come quella attuale, di forte instabilità geopolitica.
Un ultimo aspetto d’interesse è quanto è emerso nella presentazione in merito a come il SISR sta procedendo a implementare questo cambio di paradigma. Tanto l’AD Mantovano, quanto il Direttore Generale Rizzi, hanno infatti rimarcato come la trasformazione del SISR sia guidata da una visione antropocentrica. Lungi dunque dall’abbracciare la tecnofilia e il tecnocentrismo prevalenti in molti apparati d’intelligence stranieri di primo livello, come quello USA o quello israeliano (nel corso degli ultimi 20 anni frutto in talune circostanze di difficoltà e fallimenti di non piccole dimensioni), il nostro sistema d’intelligence ha preferito procedere in maniera più cauta, mantenendo al centro della trasformazione il personale, in modo tale non solo da controbilanciare i limiti delle tecnologie avanzate, come ad esempio le “allucinazioni” dell’IA, ma anche di gestire in maniera ottimale, da un lato, i costi di acquisizione di tali capacità, e dall’altro, i rischi connessi al rapido progresso di tali tecnologie.
















