La Nato prepara il vertice di luglio ad Ankara puntando su tecnologie emergenti e capacità operative più che sui soli livelli di spesa. Droni, IA e rapidità di produzione militare diventano centrali nella trasformazione della difesa europea
La Nato si prepara a portare il dibattito europeo sulla sicurezza oltre il semplice aumento della spesa militare. Al vertice dell’Alleanza previsto il 7 e l’8 luglio ad Ankara, infatti, i leader discuteranno non solo di quanto investire nella difesa, ma soprattutto di come orientare tali investimenti verso le tecnologie che stanno ridefinendo la guerra contemporanea.
Secondo funzionari dell’Alleanza contattati da Bloomberg, il vertice punterà a promuovere un uso più efficiente delle risorse, privilegiando settori come le tecnologie per i droni e i sistemi basati sull’intelligenza artificiale rispetto all’acquisto esclusivo di hardware militare convenzionale. In questa direzione, la Nato inviterà aziende della difesa a partecipare a un forum industriale che si terrà a margine dell’incontro nella capitale turca.
Accanto a quello tecnologico, uno degli obiettivi principali del vertice sarà accelerare la transizione verso un’Europa sempre più responsabile della propria sicurezza. Si tratta di un’agenda sostenuta con forza dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, che spinge gli alleati europei ad assumersi una quota maggiore del peso della difesa collettiva. In questo contesto, i Paesi europei cercheranno di dimostrare i progressi compiuti verso l’obiettivo di destinare il 5% del prodotto interno lordo alla difesa, una soglia richiesta da Washington. Un tema che potrebbe causare tensioni: secondo un diplomatico europeo contattato dalla testata statunitense, all’interno dell’Alleanza resta una certa preoccupazione sul fatto che i progressi compiuti possano risultare insufficienti quando il vertice si aprirà a luglio.
Dal punto di vista statunitense, tuttavia, il nodo non riguarda soltanto l’entità dei finanziamenti. “I livelli di spesa per la difesa sono importanti e non esiste un sostituto”, ha dichiarato il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby durante una riunione dei ministri della difesa della Nato il mese scorso. “Ma ciò che conta alla fine è ciò che queste risorse producono”. Secondo Colby, le priorità devono includere forze armate pronte all’impiego, scorte di munizioni, reti logistiche resilienti e strutture di comando integrate capaci di funzionare su larga scala anche in condizioni di forte stress operativo.
La guerra in Ucraina ha reso evidente come i conflitti moderni siano sempre più determinati dalla capacità di integrare tecnologie avanzate. Sul campo di battaglia, i progressi sono stati guidati dall’uso combinato di droni, satelliti e sistemi logistici digitalizzati. Investimenti più aggressivi nel settore dei droni, in particolare, potrebbero contribuire a ridurre il divario di capacità tra Stati Uniti ed Europa, affiancandosi alle piattaforme militari tradizionali.
Secondo l’ammiraglio Pierre Vandier, uno dei più alti comandanti militari della Nato, la variabile decisiva è la velocità. Prima della guerra in Ucraina, i tempi di sviluppo e produzione dei sistemi d’arma all’interno dell’Alleanza potevano arrivare fino a due decenni. Oggi l’obiettivo è ottenere risultati nell’arco di pochi anni.
















