“Vogliamo assicurarci di non dover tornare indietro ogni dieci anni”, ha affermato il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump quando è stata resa nota la scelta della nuova Guida Suprema dell’Iran. “Non durerà a lungo”, ha detto il tycoon all’emittente Abc. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Con l’Iran trasformato in un cimitero a cielo aperto, per decrittare quel che resta del regime degli ayatollah bisogna prestare attenzione a ciò che scaturisce dalle contraddizioni fra i suoi superstiti vertici, braccati fra i bunker e le macerie dai satelliti e dai droni di Stati Uniti e Israele. Una mortale caccia agli amamah, i turbanti dei religiosi più alti in grado, o ai comandanti dei pasdaran, talmente micidiale da costringere l’Assemblea degli 88 Esperti a tenere “coperto” il nome dell’appena scelta nuova Guida Suprema, successore del defunto Alì Khamenei, per evitare che sulla sua lapide venga scritto “ucciso prima di insediarsi”.
Come é avvenuto proprio oggi ad Abu-al-Qasem Baba’iyan, il nuovo capo dell’ufficio militare del leader supremo, nominato l’altro ieri dopo che il suo predecessore era stato eliminato la settimana scorsa. Da vari indizi sembrerebbe che la nuova Guida Suprema sia Mojtaba Khamanei, figlio del predecessore. Uno dei più autorevoli componenti del sinedrio degli 88 Esperti, l’ayatollah Mohsen Heidari Alekasir, si é lasciato infatti sfuggire che il prescelto ha prevalso sulla base del consiglio del defunto leader supremo, e sul fatto che il nuovo leader iraniano dovesse essere “temuto e odiato dal nemico. Tanto che persino il Grande Satana [ come gli iraniani definiscono gli Stati Uniti ] ha fatto il suo nome”, ha detto Heidari Alekasir riferendosi a Trump che nei giorni scorsi aveva definito il figlio di Khamenei una scelta “inaccettabile”.
Dietro l’apparente misticismo islamico della successione, si celerebbero però i mitra spianati dei pasdaran che hanno imposto Mojtaba, una guida suprema baby che nel novero del geronto-regime teocratico ha solo 57 anni e non ha né arte né parte, cioè non é neanche un ayatollah. Tra l’altro non si riesce a capire se Mojtaba sia stato ferito o meno in uno dei bombardamenti di questi giorni. L’habemus Guida Supremam sarà proclamato appena l’eletto, Kamenei figlio o altri, sarà messo al sicuro nel dedalo dei bunker sotterranei.
L’altra palese contraddizione dell’agonizzante regime é rappresentata dalla prosecuzione dei bombardamenti con missili e droni dell’Arabia Saudita il Kuwait gli Emirati Arabi Uniti nonostante l’assicurazione di 48 ore fa del Presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, assicurazione accompagnata dalle scuse, che gli attacchi ai paesi del Golfo sarebbero cessati. Contraddittorie con gli irridicibili proclami delle Guardie della Rivoluzione islamica appaiono anche le affermazioni del Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, secondo il quale Teheran mira a una fine definitiva della guerra e non a un cessate il fuoco.
Intervenendo al programma della Nbc Meet the Press, Araghchi ha sottolineato che “la guerra dovrebbe finire definitivamente e, finché non ci arriveremo, penso che dovremo continuare a combattere per il bene del nostro popolo e della nostra sicurezza”. Il ministro degli Esteri iraniano ha poi confermato gli aiuti di Mosca a Teheran e ha ammesso “Ci stanno aiutando in molte direzioni diverse, ma non ho informazioni dettagliate”, ha detto. Affermazioni che confermano le ipotesi che fra il diluvio di missili e bombe in Iran si muovano confusamente tre fazioni che fanno capo al Presidente Pezeshkian, ai pasradan e agli ayatollah. Tre fazioni in fuga dai bombardamenti, ma che prima o poi si contenderanno gli ultimi bunker.















