Dall’intelligenza artificiale ai semiconduttori, dal quantum allo spazio: la cooperazione tra Washington e Bruxelles non è più un’opzione, ma una necessità strategica. A dirlo è il Center for European Analysis, con una roadmap che mette la Cina al centro della sfida
La tecnologia non è più soltanto questione di mercato, è diventata il terreno su cui si decide chi scriverà le regole del prossimo ordine mondiale. E in questo scenario, la partita si gioca in tra due sponde dell’Atlantico che, pur con frizioni, non possono permettersi di perdere di vista il nemico comune. È questa la premessa del report Tech 2030. A Roadmap for Europe-US Tech Cooperation, pubblicato dal Center for European Analysis (Cepa), che offre una mappa pragmatica delle aree in cui Washington e Bruxelles devono imparare a fare-sistema.
Una necessità, non una scelta
Il punto di partenza del report è scomodo, ma necessario: gli Stati Uniti sono andati molto avanti nelle tecnologie digitali-chiave, mentre l’Europa è rimasta indietro. Ma il ritardo europeo non rende la relazione irrecuperabile, anzi. Il Cepa individua otto aree concrete in cui Washington e Bruxelles possono rapidamente trovare un terreno comune. Dall’allineamento sui controlli all’esportazione dell’intelligenza artificiale alla protezione del flusso transatlantico dei dati. Dal quantum – dove l’Europa investe quasi 7,7 miliardi di euro pubblici, seconda solo alla Cina – alla difesa, con il vertice Nato del giugno 2025 che ha fissato l’obiettivo del 5% del Pil aprendo nuovi spazi per partnership industriali. Sui semiconduttori la posta è altissima: Washington guida nella progettazione, Bruxelles domina nelle apparecchiature e nessuno dei due può fare a meno dell’altro. Sui minerali critici, il predominio cinese sulle catene di approvvigionamento è una vulnerabilità che non può essere ignorata. “Se Stati Uniti ed Europa non collaborano”, avverte il think tank, “rischiamo di assistere a un mondo tecnologico frammentato, con regimi normativi isolati, standard tecnici conflittuali e muri geopolitici intorno ai dati, alla potenza di calcolo e alla forza-lavoro”. Un vantaggio strategico regalato a Pechino che nessuno dei due può permettersi.
Perché Washington e Bruxelles hanno bisogno l’uno dell’altra
I numeri parlano chiaro: nel 2023, oltre 1.300 miliardi di dollari di beni hanno attraversato l’Atlantico, quasi il 40% in più rispetto al commercio statunitense con la Cina, mentre gli investimenti reciproci ammontano a migliaia di miliardi. Ed è proprio per questi dati che “Europa e Stati Uniti hanno bisogno l’una dell’altra”. Il declino europeo non è nell’interesse della sicurezza nazionale americana. Un’Europa che stagna non è un buon partner commerciale, non è un buon alleato nella difesa, e non è un mercato attraente per le aziende tecnologiche statunitensi che su quei 450 milioni di consumatori costruiscono parte del loro vantaggio competitivo globale.
Il talento europeo ha contribuito in modo determinante all’innovazione americana: un ingegnere danese ha costruito il motore del browser Chrome di Google, un ingegnere ungherese ha creato Microsoft Office. Le aziende europee dominano l’imaging litografico, essenziale per produrre i semiconduttori più avanzati. Senza l’accesso alle macchine per fotolitografia di Asml, l’azienda olandese che detiene un monopolio in questo settore, la produzione americana di chip di ultima generazione ne risentirebbe. Sul quantum, gli europei guidano gli sforzi di ricerca per diversi grandi player statunitensi.
Eppure, l’Europa conosce i propri ritardi. Bruxelles ha costruito negli anni un apparato normativo digitale tra i più ambiziosi del mondo, salvo poi accorgersi che il costo di quella regolamentazione stava frenando la sua industria tecnologica. Il Competitiveness compass della Commissione europea è giudicato un passo nella giusta direzione, ma “resta tuttavia poco chiaro fino a che punto Bruxelles sia disposta a spingersi”, come sottolinea il documento.
Per recuperare terreno, l’Europa si trova di fronte a un dilemma: scegliere la via tra “comprare o costruire”. La strada della sovranità digitale, se intesa come esclusione dei fornitori non europei, è semplicemente impraticabile, arrivando anche a frenare lo stesso continente. Per questo, l’Ue deve intraprendere la strada del “pragmatismo digitale”, consapevole del fatto che senza un accesso alla tecnologia americana il percorso sarà più difficile. Quello che Bruxelles può fare, e deve fare in fretta, è completare il mercato unico digitale, sbloccare i capitali europei per le scale-up tecnologiche e creare le condizioni per una crescita che oggi latita. Un ritardo che ha un costo non solo economico, ma geopolitico.
La finestra che non si può perdere
Mentre Pechino punta al dominio tecnologico “per rafforzare il controllo dittatoriale”, Europa e Stati Uniti concordano su un punto fondamentale: “La tecnologia rappresenta la linea del fronte principale del futuro economico e della sicurezza”. Per il Cepa, “la chiave per vincere la corsa tecnologica è l’alleanza Europa-Stati Uniti”, l’unico modo per garantire l’indipendenza dalla Cina, forte di un’economia transatlantica integrata che offre agli alleati un vantaggio competitivo che nessuno dei due potrebbe costruire da solo. Se Washington e Bruxelles sapranno farlo, “saranno loro a stabilire le regole del nuovo ordine tecnologico”. È questo il monito finale del think tank con sede a Washington: “È tempo di pensare a lungo termine, ma agendo rapidamente”.
















