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Cipro e Turchia, i fronti caldi della Nato nella partita iraniana

Cosa pensa la Nato dopo il secondo attacco in cinque giorni portato contro un proprio membro? A Cipro intanto va in scena l’apertura dell’ombrello europeo di difesa, con navi e consapevolezze. Macron, Mitsotakis e Christodoulides lanciano un messaggio a Teheran

Grazie a Italia, Francia, Grecia e Spagna. Il governo di Cipro mette l’accento sulla mobilitazione europea, dopo l’invio da parte dei quattro paesi di mezzi navali nell’isola all’estremo est del Mediterraneo. Un atteggiamento che è legato a doppia mandata al futuro europeo non solo di Nicosia, ma collettivo. Nelle stesse ore in cui il presidente cipriota Nikos Christodoulides riceveva Emmanuel Macron e e Kyriakos Mitsotakis, le difese della Nato intercettavano un missile iraniano nei cieli turchi. Si tratta del secondo caso in pochissimi giorni che rafforza gli interrogativi già in seno all’alleanza.

Il secondo missile iraniano

Partiamo dall’attacco, portato ad un membro della Nato, per mezzo di un missile balistico lanciato dall’Iran nello spazio aereo turco. Alcuni frammenti sono caduti in territorio aperto nella zona meridionale di Gaziantep, senza però causare feriti. Secondo il direttore delle comunicazioni presidenziali della Turchia, i funzionari hanno adottato tutte le misure di sicurezza, invitando al contempo alla moderazione: “La Turchia ribadisce fermamente l’avvertimento a tutte le parti, in particolare all’Iran, di evitare misure che mettano a repentaglio la sicurezza regionale e i civili”, ha scritto Burhanettin Duran su X. Ma l’attacco odierno segue quello della scorsa settimana nella regione di confine meridionale della Turchia e contribuisce ad incendiare gli animi. Il New York Times sostiene che il proiettile era diretto contro la base aerea della Nato a Incirlik, dove ci sono almeno 1500 soldati americani, anche se il ministero degli Esteri iraniano aveva smentito il proprio coinvolgimento.

Grecia-Francia-Cipro

Intanto questa mattina i tre leader si sono incontrati sull’isola per rafforzare la cooperazione militare e di difesa, anche alla luce dell’invio di una portaerei francese, due fregate greche, una italiana. Da Nicosia è stato inviato un messaggio che Mitsotakis ha definito “comune, chiaro, risonante e deciso di unità e solidarietà: che la Repubblica di Cipro della famiglia europea non è e non sarà mai sola”. Da un lato la Grecia sin dall’inizio dell’operazione “Ruggito del leone” ha assunto come priorità nazionale la sicurezza dell’isola, storicamente legata ad Atene, per questa ragione le Forze Armate greche si sono mosse per prime.

Macron dal canto suo, prima di salire a bordo della portaerei Charles de Gaulle recentemente dispiegata nel Mar Mediterraneo, ha messo l’accento su un punto: è in preparazione una futura missione “puramente difensiva” per riaprire lo Stretto di Hormuz. Ieri il capo dell’Eliseo aveva parlato separatamente al telefono con il suo omologo americano Donald Trump e con quello iraniano Massoud Pezeshkian, ai quali aveva chiesto di cessare gli attacchi contro i paesi del Golfo. In totale Parigi ha inviato una portaerei, 2 portaelicotteri e 8 fregate nel Mediterraneo orientale.

La difesa del Mediterraneo orientale

La reazione turca alla mobilitazione europea pro-Cipro si ritrova nell’invio di sei F-16 e sistemi di difesa aerea nei Territori Occupati, ovvero la Katekomena, la parte di Cipro nord autoproclamatasi tale e non riconosciuta dalla comunità internazionale. “Se necessario, prenderemo ulteriori misure”, ha affermato il ministero della Difesa turco. Lecito chiedersi cosa pensa la Nato e quali mosse intraprenderà dopo l’attacco di oggi.


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