Ck Hutchinson, probabilmente sull’onda del pressing di Pechino, chiede un risarcimento di due miliardi al governo panamense, reo di averle strappato di mano le concessioni per i due scali di Balboa e Cristobal. Mentre BlackRock stringe il cerchio sui restanti porti in mano cinese
I latini avrebbero detto redde rationem, resa dei conti. La battaglia per il controllo del Canale di Panama entra ufficialmente in un’altra dimensione, quella legale. Con il livello dello scontro che si alza, improvvisamente. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui il fondo americano BlackRock, in tandem con l’armatore svizzero-italiano Aponte e con lo sponsor di Donald Trump, era a un passo dall’acquisto dalla cinese Ck Hutchinson di 43 hub portuali sparsi per il mondo, inclusi i due scali di Cristobal e Balboa. Tutto per una cifra intorno ai 43 miliardi di dollari. Ma da quando la stessa Ck Hutchinson è andata vicina al closing, il governo cinese ha fatto di tutto per sabotare l’intesa. I giudici panamensi della Corte suprema, tuttavia, hanno sparigliato le carte, sollevando il gruppo cinese dalle concessioni e mettendolo alla porta.
Il che ha ovviamente aperto la strada alla cordata americana, che potrà a questo punto partire decisamente più avvantaggiata, anche psicologicamente, dal momento che le concessioni legate a Balboa e Cristobal verranno rimesse a gara. Sarà, infatti, molto più facile per gli investitori americani aggiudicarsi la licenza, piuttosto che rilevare gli scali direttamente da un venditore privato, per giunta cinese. Sempre che la Cina non la spunti in tribunale, visto che Ck Hutchinson ha deciso di perorare la propria causa ricorrendo a un arbitrato internazionale, avviandosi verso un contenzioso giudiziario, ben intenzionata a trascinare dinnanzi a un giudice chiunque si azzardi a mettere le mani sui posti di Cristobal e Balboa.
Per la verità, sta già succedendo. Ck Hutchison e la sua controllata panamense, la Panama Ports Company (Ppc), la branch che gestiva fino a poche settimane fa i due scali agli estremi del Canale, hanno avviato azioni legali ufficiali, chiedendo almeno 2 miliardi di dollari di danni al governo panamense. Reo, dopo la sentenza della Corte suprema, di aver sequestrato i due porti il 23 febbraio scorso e stipulato nell’immediato contratti temporanei con divisioni di Maersk e Msc per la gestione dei due hub.
Tutto questo mentre Msc e BlackRock stanno trattando per rilevare gli altri 41 porti, oltre ai due scali panamensi, di Ck Hutchison, distribuiti fra Messico, Olanda, Australia, Regno Unito, Pakistan, Egitto (sei sul canale di Suez). E punterebbero a chiudere l’operazione entro la metà del 2027. Molto, però, dipenderà dalla postura del governo di Pechino e dall’esito delle causa legali. E, forse, saranno decisivi i non ancora ufficializzati prossimi incontri fra Trump e Xi Jinping da cui potrebbe scaturire una soluzione diplomatico-finanziaria.
















