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Due Sessioni, un obiettivo. La Cina cresce meno per diventare più forte

Le “Due Sessioni” che si sono svolte a Pechino offrono una fotografia chiara della fase che la Cina sta attraversando. Il governo ha fissato un obiettivo di crescita tra il 4,5% e il 5%, il più basso da oltre tre decenni, segnale di una trasformazione più profonda del modello economico cinese

Dopo quarant’anni di espansione trainata da investimenti, export e immobiliare, la leadership di Xi Jinping sembra accettare l’ingresso in una fase di crescita più lenta ma più strategica, in cui il parametro decisivo non è più la velocità dello sviluppo ma la sua qualità: capacità tecnologica, resilienza industriale e sicurezza economica.

Il significato delle Due Sessioni

Le cosiddette Due Sessioni — le riunioni annuali della Conferenza consultiva politica del popolo cinese e dell’Assemblea nazionale del popolo — rappresentano il principale appuntamento politico della Cina. Anche se l’Assemblea funziona soprattutto come organo di ratifica delle decisioni già prese dal Partito comunista, questi incontri restano fondamentali per comprendere la direzione strategica del Paese. Discorsi ufficiali, rapporti governativi e documenti programmatici offrono indicazioni sulle priorità economiche e politiche della leadership cinese e sulle scelte che influenzeranno l’economia globale.

La nuova centralità della politica industriale

Uno dei messaggi più chiari emersi dalle riunioni riguarda la centralità della politica industriale. Pechino continua a convogliare risorse verso settori ritenuti decisivi per la competizione tecnologica globale: semiconduttori, intelligenza artificiale, manifattura avanzata e tecnologie dual use. Il prossimo quindicesimo Piano quinquennale (2026-2030) dovrebbe prevedere oltre cento grandi progetti industriali e investimenti in innovazione, ricerca scientifica ed energia. L’obiettivo è rafforzare la capacità tecnologica del Paese e ridurre la dipendenza economica dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti.

Il nodo della povertà e della prosperità

Infine, resta aperta la questione sociale. Nel 2021 Xi Jinping ha dichiarato di aver eliminato la povertà estrema in Cina dopo una campagna durata otto anni e costata miliardi di dollari. Tuttavia, diversi osservatori sottolineano che la soglia utilizzata da Pechino per definire la povertà è relativamente bassa rispetto agli standard internazionali. Secondo alcune stime, una parte significativa della popolazione resta in condizioni economiche fragili. La promessa di prosperità diffusa resta quindi uno dei pilastri della legittimità politica del Partito comunista.

Una crescita più lenta ma più strategica

Il nuovo target di crescita riflette anche un cambiamento di approccio. In passato Pechino tendeva a mobilitare ingenti risorse finanziarie per raggiungere obiettivi economici ambiziosi. Oggi il governo preferisce mantenere maggiore flessibilità, evitando stimoli massicci che potrebbero aggravare squilibri strutturali già presenti nell’economia. Il paradosso è che questa trasformazione avviene mentre la Cina continua a registrare un surplus commerciale record, segno della forza del settore manifatturiero ma anche della persistente dipendenza dalla domanda esterna. La vera notizia non è che la Cina crescerà meno, ma che Pechino sta cercando di diventare più forte anche crescendo meno.

Le fragilità interne dell’economia

Dietro questa strategia restano però alcune fragilità strutturali. I consumi interni rappresentano circa il 40% del Pil, molto meno rispetto alla media delle principali economie avanzate. La crisi del settore immobiliare ha eroso la ricchezza delle famiglie e indebolito la fiducia dei consumatori, mentre l’invecchiamento della popolazione e l’incertezza sul mercato del lavoro alimentano ulteriori pressioni. Per Xi Jinping, rafforzare la domanda domestica è una delle sfide più complesse della trasformazione economica cinese.

La partita con gli Stati Uniti

Sul piano internazionale, il confronto con gli Stati Uniti rimane una delle variabili più rilevanti. I dazi commerciali e le restrizioni tecnologiche americane rappresentano una pressione concreta sull’economia cinese. Tuttavia, per Xi la vera sfida resta soprattutto interna. Non è un caso che Pechino sembri interessata a mantenere aperti i canali di dialogo con Washington, anche in vista della visita di Donald Trump a Pechino pianificata per inizio aprile. Ridurre le tensioni commerciali potrebbe offrire alla Cina un contesto internazionale più stabile mentre affronta la trasformazione della propria economia.

Questo articolo sintetizza i temi dell’ultima edizione di Indo-Pacific Salad, la newsletter dedicata alla geopolitica e all’economia della regione. Per leggere l’analisi completa e ricevere ogni settimana nuovi approfondimenti basta seguire il link.


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