Con il primo via libera alla commercializzazione di un dispositivo brain-computer interface, Pechino accelera sullo sviluppo di un settore che il governo considera una delle industrie del futuro
La Cina accelera sulla frontiera delle interfacce cervello-computer. L’autorità regolatoria di Pechino, la National medical products administration (Nmpa), ha autorizzato la commercializzazione di un sistema di Brain-computer interface (Bci) sviluppato dalla società Borui Kang medical technology (Shanghai), pensato per consentire ai pazienti con paralisi di recuperare la capacità di afferrare oggetti con la mano. Si tratta della prima approvazione al mondo per un dispositivo Bci destinato alla vendita commerciale.
Come funziona
Il dispositivo è progettato per persone con tetraplegia dovuta a lesioni cervicali del midollo spinale. Attraverso elettrodi impiantati nel cervello – una soluzione definita “invasiva” – il sistema intercetta i segnali neurali e li traduce in comandi che attivano un guanto robotico, permettendo ai pazienti di recuperare la funzione di presa della mano. L’impianto avviene con una procedura minimamente invasiva extradural e il sistema utilizza tecnologie wireless.
Secondo i dati clinici citati dal regolatore cinese, i pazienti coinvolti negli studi hanno mostrato miglioramenti significativi nella capacità di afferrare oggetti, con ricadute positive sulla qualità della vita. L’utilizzo è previsto per pazienti tra i 18 e i 60 anni con una diagnosi stabile di lesione spinale da almeno un anno e con alcune funzioni residue dell’arto superiore.
La strategia del Dragone
La decisione si inserisce in una strategia industriale più ampia. Le interfacce cervello-computer sono state infatti indicate da Pechino come “industria del futuro” nell’ultimo piano quinquennale. L’obiettivo, delineato nella strategia nazionale pubblicata lo scorso anno, è raggiungere importanti progressi tecnologici entro il 2027 e far emergere due o tre campioni nazionali globali entro il 2030.
Appena la settimana scorsa, Yao Dezhong, direttore del Sichuan Institute of Brain Science, intervistato dal Japan Times, sottolineava come la tecnologia può arrivare a un uso pubblico più diffuso nel giro di pochi anni: “Le nuove politiche non cambieranno le cose dall’oggi al domani, ma entro tre-cinque anni potremmo vedere prodotti Bci avvicinarsi a servizi pratici per il pubblico”.
La decisione della Nmpa rappresenta una conferma di come la corsa globale nel settore si stia intensificando, la Cina è infatti il secondo Paese al mondo ad aver avviato trial clinici umani su Bci invasive, con oltre dieci sperimentazioni attive – un numero paragonabile a quello degli Stati Uniti. Nel frattempo anche gli investimenti crescono: Shanghai StairMed, una delle aziende cinesi che sviluppa chip cerebrali simili a quelli di Neuralink, ha appena raccolto circa 500 milioni di yuan in un round guidato da Alibaba, mentre altre startup del settore stanno attirando nuovi capitali.
Nel contesto di una competizione tecnologica sempre più esplicita con gli Stati Uniti, la decisione di autorizzare il primo dispositivo commerciale Bci segnala quindi un passaggio importante, seppur inserito all’interno del nuovo paradigma per Pechino, che ora punta a trasformare le tecnologie sperimentali in piattaforme industriali e cliniche, accelerando la transizione dalle sperimentazioni all’uso terapeutico.
















