Una stazione radio clandestina e nuove operazioni mirate rivelano l’intensa cooperazione tra Cia e Mossad nella guerra contro l’Iran. Dalle infiltrazioni ai cyber attacchi, fino al sostegno ai gruppi curdi, emerge un’integrazione d’intelligence senza precedenti che potrebbe influire sugli esiti del conflitto. Conversazione con Robert Gorelick, ex capo stazione della Cia a Roma
Alcuni giorni fa il Financial Times ha riportato l’esistenza di una misteriosa stazione a onde corte denominata “V32”, che ha iniziato a trasmettere messaggi codificati in farsi verso l’Iran poco dopo l’inizio delle operazioni militari congiunte di Usa-Israele contro Tehran il 28 febbraio 2026. Diversi esperti hanno evidenziato come con molta probabilità la stazione radio sia impiegata da Stati Uniti e/o Israele per comunicare clandestinamente con le proprie reti di agenti all’interno della repubblica islamica. L’articolo del FT non è il primo a squarciare il velo di segretezza che sempre circonda le attività d’intelligence; negli ultimi giorni sono emerse infatti, seppur in maniera frammentaria, diverse informazioni relative alle attività condotte dalle agenzie di intelligence di Usa e Israele dall’inizio del conflitto. Abbiamo provato a fare il punto della situazione interpellando anche Robert Gorelick, ex capo stazione della Cia a Roma.
La cooperazione d’intelligence tra Usa e Israele, in particolare tra la Cia e il Mossad, ebbe inizio nei primi anni ‘50, più o meno in coincidenza con la riorganizzazione del Mossad, fondato nel 1949. Benché caratterizzata anche da momenti di crisi (si pensi al caso di Johnathan Pollard, l’analista del Navy Intelligence Command Usa condannato all’ergastolo per spionaggio a favore d’Israele nel 1985) per oltre settant’anni si è dimostrata solida ed efficace. Secondo Gorelick “molti Paesi possiedono competenze specifiche, che si tratti di una particolare area geografica o di una determinata disciplina dell’intelligence, che rendono la cooperazione estremamente interessante per gli Usa, e questo è certamente vero nel caso del Mossad, che è uno dei servizi di intelligence più competenti al mondo e, in rapporto alle sue dimensioni, probabilmente il più efficace”. D’altra parte, “le enormi risorse che gli americani sono in grado di mettere a disposizione li rendono a loro volta un partner molto attraente per numerosi servizi d’intelligence”.
Quanto finora emerso a livello mediatico circa le attività d’intelligence collegate all’attacco all’Iran sembra fornire conferma della robustezza del rapporto tra i due sistemi d’intelligence, nonché della forte complementarità tra di essi. Come sottolineato da Gorelick, infatti, “la straordinaria capacità di penetrazione del Mossad in Iran è stata dimostrata molte volte negli ultimi anni, sia a livello strategico sia a livello tattico. Questo tipo di intelligence tattica spesso non costituisce una priorità per altri servizi in aree dove non vi è una guerra in corso. Gli Stati Uniti, da parte loro, dispongono di capacità tecniche straordinarie, non possedute da altri servizi, che semplicemente non dispongono delle risorse necessarie per svilupparle o impiegarle, così come è possibile presumere che la Cia disponga di un’eccellente intelligence strategica sui piani e sulle intenzioni della leadership iraniana”.
Andiamo a vedere come in pratica si è manifestata la complementarità tra i due sistemi d’intelligence sul campo. Funzionari e analisti israeliani hanno ammesso apertamente che le azioni del Mossad in generale hanno beneficiato di un ampio “ombrello tecnologico americano”, essendosi basate su pacchetti di intelligence forniti dalla Cia e SIGINT dalla NSA. Per anni i due alleati si sono scambiati informazioni su nascondigli della leadership iraniana, complessi nucleari e missilistici, e nodi di comando e controllo. L’attacco che ha portato all’eliminazione dell’Ayatollah Khamenei è stato frutto di anni di paziente lavoro informativo, durante i quali l’intelligence israeliana sembra sia riuscita a penetrare i dispositivi di elementi appartenenti alla cerchia più ristretta intorno alla guida suprema, garantendo il tracciamento in tempo reale dei suoi spostamenti; le informazioni così raccolte sono state poi corroborate da fonti umane sul terreno e raccolta tecnica Usa; infine, le operazioni cyber hanno completato il quadro: hacker hanno violato la rete delle telecamere del traffico di Teheran e i vicini ripetitori di segnale cellulare, interrompendo le comunicazioni. Successive eliminazioni mirate, tra cui quella del 6 marzo scorso in cui è stato ucciso Ali Asghar Hejazi, principale consigliere di intelligence di Khamenei, si sono basate su analoghi flussi di intelligence integrata provenienti da entrambi i sistemi d’intelligence.
Da parte sua la Cia si è nuovamente cimentata in Iran in quel particolare tipo di attività paramilitari che da sempre costituiscono un’eccellenza dell’agenzia. Già alcuni mesi prima dell’inizio del conflitto, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, la Cia aveva avviato un programma coperto di cooperazione con i principali partiti politici e militari curdi iraniani allo scopo, sembra, di poter eventualmente di incoraggiare una rivolta popolare nelle province curde iraniane e così costringere le Guardie Rivoluzionarie a dividere le proprie forze su più fronti. Elementi del Joint Special Operations Command (JSOC) in stretto coordinamento con lo Special Activities Center della Cia, hanno fornito armamento e addestramento a diverse milizie curde e hanno con esse condotto attività di sabotaggio e raccolta informativa clandestina oltre confine, secondo un modello analogo a quello impiegato con i peshmerga iracheni nel 2003: lavorare “by, with and through” i locali.
Da ultimo le intelligence di Usa e Israele hanno condotto un’intensa attività di propaganda, disinformazione e destabilizzazione. Poco dopo i primi attacchi aerei il 28 febbraio scorso hacker apparentemente appartenenti all’Unità 8200 dell’intelligence militare israeliana e/o alla Cia hanno preso il controllo di un’applicazione di preghiera iraniana molto diffusa utilizzandola per diffondere messaggi antiregime, istruzioni di resa e appelli alla diserzione militare direttamente a milioni di utenti, con l’obiettivo di minare il morale iraniano. Nelle ore e nei giorni successivi un alto numero di account su diversi social network, presumibilmente coordinati da intelligenza artificiale, hanno diffuso immagini e video generati con l’IA che mostravano la morte di Khamenei, bunker di comando distrutti, diserzioni di massa e proteste nazionali, quando possibile utilizzando filmati e immagini di eventi precedenti in maniera simile a quanto accaduto nel precedente scontro tra Iran e Israele nel giugno del 2025.
In sintesi, quanto sopra sembra confermare innanzitutto la straordinaria solidità della cooperazione d’intelligence tra Stati Uniti e Israele, un rapporto che, come sottolineato da Gorelick, la profonda trasformazione tecnologica abbracciata da entrambi i sistemi d’intelligence “ha certamente contribuito ad approfondire”. Emerge inoltre come la complementarità tra i due sistemi d’intelligence evidenziata dall’ex capo stazione della Cia a Roma sita fungendo da moltiplicatore di forza, amplificando la portata e il peso delle attività degli organismi d’intelligence dei due paesi. Come alla fine tutto ciò potrà influire sugli esiti del conflitto resta da vedere.
















