Washington chiede di posticipare di circa un mese l’incontro previsto a Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping. Il conflitto con l’Iran e la crisi nello Stretto di Hormuz stanno ridisegnando le priorità strategiche della Casa Bianca e incidono anche sui rapporti con la Cina
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington ha chiesto di rinviare di “circa un mese” il vertice previsto con il presidente cinese Xi Jinping, inizialmente programmato a Pechino dal 31 marzo al 2 aprile.
Trump ha spiegato che potrebbe dover restare negli Stati Uniti per seguire il conflitto con l’Iran e la crisi nello Stretto di Hormuz, mentre funzionari dell’amministrazione hanno indicato che un eventuale rinvio sarebbe legato a questioni logistiche e alla gestione della guerra.
I due Paesi continuano comunque a mantenere contatti diplomatici, e la data definitiva dell’incontro non è stata ancora confermata. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha dichiarato che Pechino e Washington stanno discutendo “i tempi e le questioni correlate” alla possibile visita di Trump.
Il presidente statunitense ha sottolineato che la richiesta di rinvio è legata alla necessità di rimanere a Washington per coordinare la gestione del conflitto. “Abbiamo chiesto di rinviarlo di circa un mese”, ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca, aggiungendo di voler restare disponibile per supervisionare l’andamento della guerra. “Non c’è alcun trucco: è molto semplice. Abbiamo una guerra in corso e penso sia importante che io sia qui”.
La guerra con l’Iran ha rapidamente oscurato molte delle altre priorità di politica estera dell’amministrazione, mentre l’intensificarsi del conflitto e le tensioni nello Stretto di Hormuz minacciano di destabilizzare le forniture energetiche globali e di far salire i prezzi del petrolio anche negli Stati Uniti.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha precisato che il possibile rinvio non sarebbe legato né a questioni commerciali né a richieste americane di un coinvolgimento cinese nella gestione della crisi nel Golfo. “Il presidente vuole rimanere a Washington per coordinare lo sforzo bellico”, ha spiegato, aggiungendo che viaggiare all’estero in una fase del genere “potrebbe non essere ottimale”.
Nelle ultime settimane Trump aveva anche evocato la possibilità di rinviare l’incontro qualora la Cina non avesse contribuito a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per le esportazioni energetiche del Golfo. Allo stesso tempo, Washington ha invitato altri Paesi a contribuire alla sicurezza del traffico marittimo nella regione.
Se il viaggio dovesse essere effettivamente posticipato, a Pechino la decisione potrebbe essere accolta con una certa cautela ma anche con un certo sollievo. Nella leadership cinese esiste infatti una sensibilità particolare rispetto alle implicazioni politiche e mediatiche di una visita di alto profilo mentre gli Stati Uniti conducono operazioni militari contro l’Iran.
Secondo diverse valutazioni diplomatiche, a Pechino vi sarebbe inoltre frustrazione per la preparazione ancora incompleta del vertice, nonostante l’idea di una visita di Stato presentata come particolarmente ambiziosa. Senza un lavoro preparatorio adeguato, un incontro di questo tipo rischierebbe di produrre pochi risultati concreti.
Il contesto resta comunque segnato da tensioni crescenti tra le due maggiori economie del mondo. Pechino è uno dei principali acquirenti dell’energia iraniana e ha criticato gli attacchi statunitensi e israeliani contro Teheran. Parallelamente, Washington ha annunciato nuove indagini sulle pratiche commerciali di diversi Paesi, tra cui la Cina, dopo che a febbraio la Corte Suprema ha annullato una parte centrale della politica tariffaria dell’amministrazione Trump.
Nonostante queste frizioni, i contatti tra le due potenze proseguono. Negli ultimi giorni delegazioni statunitensi e cinesi si sono incontrate a Parigi per discutere di investimenti, tariffe e sanzioni economiche. Secondo l’agenzia statale cinese Xinhua, i colloqui avrebbero portato a un consenso su alcuni temi, con l’impegno a proseguire i negoziati.
Resta tuttavia improbabile che, anche in caso di incontro tra Trump e Xi, Washington possa contare su un sostegno significativo da parte della Cina nella gestione della crisi nello Stretto di Hormuz.
















