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Diplomazia prudente, più autonomia e Golden Power. Cosa chiedono gli italiani secondo Swg

Il sondaggio Swg evidenzia un calo del gradimento degli italiani sulla politica estera del governo, pur riconoscendo alla premier abilità e coerenza. Cresce la richiesta di maggiore coraggio e di un posizionamento più vicino all’Unione europea e meno dipendente dagli Stati Uniti. Parallelamente, il Golden Power raccoglie un ampio consenso trasversale, visto come strumento essenziale per difendere occupazione, tecnologie e sovranità economica. In un contesto geopolitico incerto, l’opinione pubblica appare orientata a coniugare apertura internazionale e tutela degli asset strategici nazionali 

La politica estera torna al centro del dibattito pubblico e, con essa, il tema della difesa degli interessi strategici nazionali.

In un contesto internazionale segnato da crisi geopolitiche persistenti e da un equilibrio globale sempre più fragile, il giudizio degli italiani sull’azione del governo si muove lungo una linea sottile: riconoscimento delle capacità diplomatiche, ma anche richiesta di maggiore incisività.

È la fotografia che emerge dall’ultimo Radar Swg, che restituisce un’opinione pubblica attenta e, per certi versi, inquieta.

L’attività sul fronte internazionale, guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, aveva inizialmente raccolto un consenso significativo.

Tuttavia, le difficoltà legate alla guerra a Gaza prima e agli attacchi all’Iran poi hanno determinato una flessione del gradimento. A marzo 2026 i giudizi positivi sull’efficacia della politica estera si attestano al 36%, in calo rispetto al 44% registrato nel 2025.

Il divario politico resta evidente: tra gli elettori di maggioranza il consenso raggiunge il 66%, mentre scende al 17% tra quelli di opposizione.

Il quadro che ne deriva è articolato. Da un lato, alla premier vengono riconosciute qualità come abilità e coerenza nella gestione del ruolo internazionale dell’Italia; dall’altro, una quota significativa dell’elettorato lamenta una carenza di coraggio e risultati concreti.

Complessivamente, il 50% degli intervistati esprime un giudizio positivo (“molto” o “abbastanza”) sull’operato in politica estera, ma la domanda trasversale che emerge è quella di “osare di più”.

Sul piano degli orientamenti strategici, il sondaggio evidenzia un dato politicamente rilevante: cresce la spinta verso un posizionamento più autonomo dagli Stati Uniti e più integrato nel contesto europeo. Il 44% degli italiani ritiene opportuno avvicinarsi maggiormente all’Unione europea, mentre il 51% suggerisce di prendere le distanze dall’attuale linea nei confronti di Washington.

Più sfumata la percezione rispetto alla Cina, che continua a dividere l’opinione pubblica tra prudenza geopolitica e opportunità economiche.

È in questo scenario che si inserisce il tema del Golden Power, divenuto uno degli strumenti simbolo della difesa della sovranità economica. Il consenso attorno a questo dispositivo appare ampio e trasversale: il 55% degli italiani si dichiara favorevole alla possibilità per lo Stato di bloccare o limitare acquisizioni straniere di aziende strategiche.

Tra questi, il 23% ritiene che il governo debba avere sempre l’ultima parola per garantire la tutela dell’interesse nazionale. L’opposizione netta, fondata sulla fiducia nel libero mercato, si ferma invece all’8%. Il sostegno allo strumento è particolarmente marcato tra i giovani della Generazione Z, dove raggiunge il 63%, e tra gli elettori di centrosinistra, che si attestano al 62%. La società italiana appare dunque orientata a un equilibrio tra apertura internazionale e protezione degli asset strategici, in linea con una stagione geopolitica segnata dal ritorno degli Stati come attori economici.

Quanto agli obiettivi prioritari del Golden Power, il Paese si divide equamente tra la difesa dell’occupazione e la salvaguardia dell’autonomia in settori vitali come energia e agroalimentare, entrambe indicate dal 36% degli intervistati.

Seguono la tutela delle tecnologie avanzate (25%) e la protezione della sicurezza nazionale (23%). Non manca, tuttavia, una quota di scetticismo: il 27% teme che lo strumento possa trasformarsi in una leva di pressione politica sulle scelte del mercato. Interessante anche la percezione rispetto agli investitori internazionali. In caso di cessione di un’eccellenza tecnologica italiana, gli Stati Uniti restano l’opzione preferita, con il 34% delle indicazioni complessive contro il 23% orientato verso la Cina.

Ma il dato generazionale racconta una dinamica diversa: tra i più giovani cresce una maggiore apertura verso Pechino, segnale di un cambio di paradigma nelle future élite economiche e culturali.

In definitiva, il sondaggio restituisce l’immagine di un’opinione pubblica che guarda alla politica estera non più come a una dimensione distante, ma come a un terreno decisivo per la stabilità economica e sociale.

Tra richiesta di leadership internazionale e difesa degli interessi nazionali, il Golden Power si conferma uno degli strumenti chiave di questa fase storica, mentre la diplomazia resta chiamata a un difficile esercizio di equilibrio tra alleanze tradizionali e nuove traiettorie globali.


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