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Ue e Giappone, fronte comune per il cessate il fuoco nello stretto di Hormuz

Nel manifestare profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto, Italia, Giappone, Regno Unito, Germania, Olanda e Francia hanno espresso la loro ferma condanna contro i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Chiedono all’Iran di cessare immediatamente le minacce

Sono due gli elementi politici che scaturiscono dal primo giorno del consiglio europeo: l’esigenza di riportare la diplomazia “al centro” dello stretto di Hormuz per restringere il conflitto e, possibilmente, sopirlo i tempi brevi. E la necessità di aprire un file sul rischio-Siria: ovvero una nuova e grande ondata migratoria, ben più grossa di quella siriana, come già osservato giorni fa, che già sta manifestandosi ai confini iraniani e che verosimilmente arriverà fino ai Paesi del Mediterraneo orientale, passaggio che ha visto protagonista Giorgia Meloni in chiave di protezione delle frontiere esterne.

Hormuz: la posizione comune

Nel manifestare profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto, Italia, Giappone, Regno Unito, Germania, Olanda e Francia hanno espresso la loro ferma condanna contro i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Chiedono all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e di conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sostengono che la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, sancito anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e che gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire sulle persone in tutto il mondo, in particolare sui più vulnerabili.

In linea con la Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, inoltre, spiegano che queste interferenze con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali “costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali, a questo proposito, chiediamo una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e del gas”, nella consapevolezza che la sicurezza marittima e la libertà di navigazione sono un beneficio per tutti i paesi. “Esortiamo tutti gli Stati a rispettare il diritto internazionale e a sostenere i principi fondamentali di prosperità e sicurezza internazionali”.

Attenzione al rischio-Siria

A margine del Consiglio europeo la presidente del Consiglio insieme ai primi ministri danese, Mette Frederiksen, e olandese, Rob Jetten, ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri più interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio e, in particolare, al rafforzamento del quadro legale in materia di rimpatri. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria. Da un lato Ursula von der Leyen ha illustrato i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, concentrandosi in particolare sulle iniziative messe in campo per far fronte ai rischi migratori derivanti dal conflitto in Medio Oriente e sullo stato di avanzamento dei negoziati relativi al nuovo “Regolamento Rimpatri”. Dall’altro Meloni ha illustrato ai partecipanti la lettera inviata il giorno precedente insieme al primo ministro danese Frederiksen, “per rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente e il coordinamento in caso di nuove ondate migratorie, con l’obiettivo di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015”. In prospettiva, il premier italiano ha sottolineato il lavoro da fare nel breve-medio periodo, ovvero la preparazione della posizione del gruppo in vista dell’International Migration Review Forum di New York del prossimo maggio e della riunione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di Chisinau, sempre prevista per il prossimo maggio.

Iraniani in piazza

Nelle stesse ore in cui a Bruxelles nel Palazzo del Consiglio si teneva il vertice Ue, circa mille mille sostenitori del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (Cnri) si sono riuniti per manifestare le proprie posizioni sulla crisi. Si dicono scettici sia nei confronti del regime sia verso l’intervento militare straniero, per questa ragione chiedono sostegno per un cambio di regime attuato dal popolo iraniano e dalla resistenza organizzata. Hanno inviato un appello agli Stati membri: che riconoscano il governo provvisorio di Maryam Rajavi, assieme al diritto del popolo iraniano di resistere al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.


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