La scelta che ognuno di noi ha compiuto – o compirà oggi o domani – è di quelle che lasciano il segno nelle relazioni – anche amicali – tra le persone perché – al di là del voto – sono troppo importanti le conseguenze per quanti hanno combattuto questa battaglia da una delle parti, convinti che non fosse quella sbagliata. L’opinione di Giuliano Cazzola
Dopo che l’elettorato tra qualche ora renderà noto il suo responso decisivo sulla legge Nordio, ci sarà tempo e modo per approfondire sia le ragioni di una sconfitta sia quelle di una vittoria. Mi auguro che questa valutazione sia compiuta da ambedue gli schieramenti senza trionfalismi e senza demonizzare gli avversari e in assenza di offese per l’elettorato il cui pronunciamento in democrazia è un giudizio di Dio.
Ho chiesto ospitalità a Formiche.net per effettuare alcuni commenti “al buio”, che non siano influenzati dall’esito del voto e che rimangano come testimonianza sincera (anzi come testamento) di come ho vissuto questa battaglia dalla parte del Sì. Comincio con i ringraziamenti. Comunque vada a finire la votazione, io esprimo gratitudine per Giorgia Meloni. Non ho votato per lei e il suo partito, ma devo riconoscerle di aver osato ciò che nessun governo e nessun leader (nemmeno Silvio Berlusconi) si erano azzardati a fare: sfidare il partito della magistratura associata che costituisce il potere fondativo della c.d. Seconda Repubblica, abusando del quale ha squilibrato, per decenni, il rapporto corretto con gli altri poteri dello Stato.
Se Giorgia dovesse riuscire nell’impresa, meriterebbe un posto nella storia. Per me questo referendum aveva il medesimo valore di quello istituzionale del 2 giugno 1946. Allora l’elettorato, scegliendo la Repubblica, edificava su basi sicure la democrazia nata dalla Resistenza. Oggi e domani l’elettorato ha nelle mani la possibilità di ripristinare quella bilancia dei poteri dello Stato di diritto che fu sconvolto dal golpe giudiziario della magistratura requirente dei primi anni ’90 e che, per trent’anni, ha tenuto sotto scacco la politica come garante del solo regime che esiste in Italia: l’egemonia della sinistra in tutte le attività e le espressioni del vivere civile.
Ovviamente queste sono mie opinioni che non intendono influenzare nessuno anche se la scelta che ognuno di noi ha compiuto – o compirà oggi o domani – è di quelle che lasciano il segno nelle relazioni – anche amicali – tra le persone perché – al di là del voto – sono troppo importanti le conseguenze per quanti hanno combattuto questa battaglia da una delle parti, convinti che non fosse quella sbagliata.
Ciò premesso esprimo una profonda gratitudine agli amici e compagni della Sinistra del Sì, che per le personalità scese in campo, per i contributi di merito forniti, ha svolto un ruolo decisivo nell’impostare e nel condurre la “buona battaglia”, attribuendole quel significato trasversale che ha portato qualità, autorevolezza e rigore – a fronte di alcuni spiacevoli infortuni di esponenti del governo e della maggioranza – alla sfida in difesa delle modifiche introdotte nella Costituzione. È grazie alla Sinistra riformista, ai magistrati, ai giuristi, agli avvocati e agli intellettuali per il Sì che sul piano dei contenuti non c’è stata partita.
















