Secondo Politico, l’Ue sta limitando in modo informale la condivisione di informazioni sensibili con l’Ungheria per timori di fughe verso Mosca. Intanto, cresce il ricorso a formati ristretti tra Paesi più allineati, segno di una fiducia sempre più fragile all’interno dell’Unione
L’Ue vuole ridurre i canali informativi con Orbán. Non si tratta di una sanzione né di una decisione formalizzata. Piuttosto, di un adattamento progressivo. Nelle ultime settimane, secondo quanto riportato da Politico e confermato da fonti diplomatiche europee, l’Unione ha iniziato a circoscrivere la condivisione di informazioni sensibili con l’Ungheria.
Al centro della diffidenza, il sospetto di un possibile passaggio di informazioni riservate a Mosca. Un’ipotesi mai certificata in sede formale, ma ritenuta abbastanza credibile da spingere diversi governi a cambiare metodo.
La prudenza diventa prassi
Il risultato è una diplomazia che si riorganizza. Così, sempre più incontri si tengono in formati ristretti, tra Paesi considerati affidabili e allineati sul dossier russo-ucraino. Non solo il Triangolo di Weimar (Francia, Germania, Polonia), ma anche gruppi come NB8 o la Joint Expeditionary Force. Con le loro strutture flessibili e spesso informali che consentono di discutere senza filtri. Un metodo, quello adottato dall’Ue, sintetizzato così da fonti europee a Politico: meno interlocutori, meno rischi.
I sospetti e il precedente
A riaccendere i riflettori è stata una recente ricostruzione del Washington Post, secondo cui il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó avrebbe mantenuto contatti costanti con il suo omologo russo Sergej Lavrov, aggiornandolo anche durante le pause delle riunioni europee. Budapest respinge le accuse, definendole infondate. Già in occasione del vertice Nato di Vilnius nel 2023, alcuni alleati avevano preferito limitare la condivisione di dettagli sensibili con la delegazione ungherese. In quei contesti, raccontano ex partecipanti ai negoziati, si parlava il minimo indispensabile nei formati ufficiali, rinviando i passaggi più delicati a incontri paralleli.
Le parole di Tusk e il fattore politico
A rendere esplicito un clima finora sottotraccia è stato il primo ministro polacco Donald Tusk, che ha evocato sospetti “di lunga data” sulla possibilità che Budapest riferisca a Mosca contenuti delle riunioni europee.
Non è un caso che, nonostante le indiscrezioni raccontate da Politico, Bruxelles eviti mosse ufficiali, in attesa di un calendario che ha il suo peso: il 12 aprile l’Ungheria va al voto. Intervenire ora, spiegano fonti europee, significherebbe offrire a Viktor Orbán un argomento da utilizzare in una campagna elettorale già attenzionata di fronte ai pericoli di interferenze russe.
Smentite e contro-narrazione
Dal governo ungherese arriva una linea compatta. Il ministro per gli Affari europei, János Bóka, ha parlato di “fake news”, mentre Szijjártó ha liquidato le accuse come “teorie del complotto”. Con narrazioni che semplificano il tutto a un tentativo esterno di influenzare la dinamica politica interna.
Una frattura che resta
Al di là delle versioni contrapposte, il dato politico è difficilmente contestabile: la fiducia è scesa sotto la soglia minima e la risposta europea è già in atto, anche senza atti formali. Meno informazioni condivise, più coordinamento tra gruppi ristretti, maggiore cautela nei contatti.
Il recente veto ungherese sul pacchetto di aiuti da 90 miliardi di euro all’Ucraina, ricordato da più diplomatici nelle conversazioni raccolte da Politico, viene letto come l’ultimo tratto di una linea divergente e spesso contraria.
















