Mbda accelera il rafforzamento della propria struttura industriale per rispondere a una domanda in crescita, trainata soprattutto dalla difesa aerea. Il raddoppio della produzione dell’Aster, i nuovi investimenti, le assunzioni e il potenziamento dei siti italiani indicano un cambio di scala. La sfida, ora, è rendere stabile questa espansione lungo tutta la filiera, dai grandi impianti alla rete dei fornitori
Mbda, tra i principali gruppi europei nella produzione di sistemi per il settore spaziale e della difesa, sta attraversando una fase in cui la crescita della domanda si traduce in una richiesta più ampia di capacità produttiva, soprattutto da parte di partner europei e internazionali impegnati a rafforzare le proprie difese. È in questo contesto che si inserisce il nuovo piano del gruppo, pensato per ampliare la base industriale e rendere più solida la capacità di risposta sui programmi diventati centrali.
La spinta della difesa aerea
Il segnale più evidente di questa accelerazione è l’Aster, la cui produzione è destinata a raddoppiare nel 2026. Nello stesso quadro, Mbda prevede di aumentare del 40% l’output complessivo dei missili. La pressione si concentra quindi sui sistemi che svolgono un ruolo più diretto nella protezione aerea e nella risposta a minacce sempre più complesse, in un contesto in cui la domanda richiede volumi maggiori, ma anche continuità e rapidità nelle consegne.
Investimenti, personale e Italia
Per sostenere questo salto, il gruppo ha previsto 5 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2026-2030 e 2.800 nuove assunzioni. Mbda indica inoltre di avere raddoppiato, tra il 2023 e la fine del 2025, la propria capacità produttiva complessiva, chiudendo il 2025 con un fatturato di 5,8 miliardi di euro. Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Mbda Italia, collega questi risultati a una dinamica più ampia quando parla di “un risultato storico, che riflette la nostra capacità nel fornire soluzioni in grado di far fronte all’evoluzione delle minacce e di rispondere in modo adeguato alle sfide poste dall’attuale situazione geopolitica internazionale”. In Italia il rafforzamento passa anche dalla nuova linea di produzione di Aulla e dagli stabilimenti di Pomigliano e Torino.
La tenuta della filiera
La portata del piano si misura anche nella sua estensione lungo l’intera catena industriale. L’aumento della produzione richiede infatti impianti, macchinari e un’organizzazione capaci di sostenere ritmi più elevati, insieme al coordinamento di una rete di circa 2.000 fornitori. È su questo terreno che si gioca il passaggio più delicato. Rendere stabile la crescita significa trasformare l’aumento degli ordini in una capacità industriale durevole, in grado di sostenere nel tempo la domanda e accompagnare il rafforzamento della difesa europea.
















