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Byd sorpassa Tesla, ma gli utili diminuiscono. Tutti i numeri

Gli utili del costruttore di Shenzhen, che lo scorso anno ha scalzato Tesla, cadono per la prima volta in quattro anni, per colpa di un mercato domestico depresso dai sussidi statali a senso unico. E così la politica industriale cinese si ritorce contro i suoi stessi campioni

Per il colosso cinese delle auto elettriche, leader indiscusso della mobilità green nel mondo grazie a linee di produzione più veloci ed efficienti dei costruttori occidentali, è arrivato il primo sgambetto. Ma non dal mercato straniero, bensì da quello di casa propria. Motivo? I prezzi delle auto eccessivamente bassi in Cina, conseguenza diretta di un’industria messa a soqquadro dagli stessi sussidi concessi alla sola Byd dal governo e che nel tempo hanno permesso alla casa di surclassare i competitor, come peraltro raccontato in più riprese da questo giornale. Questo ha allineato l’asticella del mercato al listino della casa di Shenzhen, facendo così crollare i prezzi dell’intero comparto. Alla fine, però, la stessa Byd è stata contagiata dal ripiegamento dei prezzi, rimettendoci in termini di conti.

E così, gli utili annuali di Byd sono diminuiti per la prima volta in quattro anni. Il gruppo con sede a Shenzhen ha annunciato dunque profitti netti per l’intero anno pari a 32,6 miliardi di yuan (4,72 miliardi di dollari), in calo di quasi un quinto rispetto all’anno precedente e inferiori alle aspettative degli analisti di Bloomberg, che prevedevano un utile di 35,6 miliardi di yuan. Il risultato annuale, poi, è stato penalizzato da un quarto trimestre più debole del previsto, con utili in calo del 38% negli ultimi tre mesi del 2025, attestatisi a 9,53 miliardi di yuan.

Il presidente di Byd Wang Chuanfu ha fornito una spiegazione a questa battuta d’arresto. Accusando la stessa concorrenza nel mercato cinese dei veicoli elettrici, che ha raggiunto livelli altissimi e sta attraversando una brutale fase a eliminazione diretta, con riferimento alla feroce guerra dei prezzi nel mercato automobilistico nazionale. Il crollo dei listini auto poc’anzi spiegato, infatti, sta costringendo i costruttori cinesi a continui rilanci, rimettendoci però in margini e redditività. Tanto è vero che la flessione di Byd ha riguardato anche i ricavi, che sono diminuiti del 14%, attestandosi a 237,7 miliardi di yuan.

E adesso? Il rallentamento delle vendite in Cina ha costretto il produttore di Shenzhen, che comunque lo scorso anno ha sorpassato Tesla, consegnando oltre 2,26 milioni di unità contro le circa 1,64 milioni del costruttore americano, a cedere in casa propria il primato nel mercato domestico a Geely Automobile. Per contrastare la frenata interna, Byd punterà adesso con decisione all’estero, con l’obiettivo di vendere 1,3 milioni di auto fuori dalla Cina nel 2026. Sempre che tuttavia l’Occidente non rialzi la testa e si protegga dalla concorrenza cinese.

Un esempio? Da quando l’Europa ha preso coscienza della concorrenza cinese, molte cose sono cambiate. Sul versante delle rinnovabili, per esempio, dopo che l’Italia ha estromesso dalle gare per gli incentivi tutti quei produttori di pannelli che ricorrono alla tecnologia cinese, molte aziende europee hanno cominciato a fare massa critica, alleandosi tra loro. Quanto all’auto, Bruxelles ha fissato paletti piuttosto stringenti sul mercato dell’elettrico, imponendo ai costruttori l’accesso ai sussidi pubblici solo se i veicoli avranno almeno il 70% di componenti provenienti dall’Ue, esclusa la batteria, calcolati in base al valore. E l’effetto, sull’industria cinese in terra d’Europa, si è fatto sentire. Tanto che le case cinesi hanno fatto un passo indietro in Europa, perdendo i primi, veri, metri di terreno. Nei primi mesi dell’anno, infatti, marchi come Byd, Mg e Saic si sono attestati intorno al 15% in termini di quota di modelli ibridi immatricolati in Europa, registrando un calo di quasi 3 punti percentuali rispetto alla fine dell’anno.


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