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Droni e nuovi alleati. La missione strategica di Zelensky nel Golfo

In occasione del suo tour nei Paesi del Golfo, Zelensky punta ad una cooperazione strategica nel settore tecnico-militare che si tradurrà in un aiuto reciproco, come ad esempio il sostegno energetico dai Paesi del Golfo da un lato e i droni dall’altro. Nel mezzo i missili di difesa aerea che i Paesi del Golfo utilizzano per abbattere i droni iraniani e che potrebbero fare all’occorrenza di Kyiv

Un partenariato per la difesa della durata di 10 anni con tre Paesi del Golfo (Qatar, Eau, Arabia), mentre la guerra in Medio Oriente non mostra segni di rallentamento. L’Ucraina apre i suoi orizzonti geopolitici alla penisola arabica e lega il tema dei droni ucraini e della sua industria alla contingenza mediorientale, anche con l’obiettivo di incassare un dividendo politico dalla percezione della Russia, suo nemico, come alleata dell’Iran.

Che cosa offre Zelensky al Golfo

Nella sua visita in Arabia Saudita il presidente ucraino mette a disposizione l’esperienza del suo Paese nel campo dei droni nei colloqui sulla sicurezza. Si tratta di un know-how ampiamente collaudato sul campo di battaglia, in cambio riceverà supporto per la difesa aerea. Uno dei soggetti interessati è Kvertus, azienda ucraina produttrice di sistemi di guerra elettronica anti-drone. Yaroslav Filimonov, amministratore delegato, ha dichiarato che la società ha ricevuto richieste di informazioni da Arabia Saudita e Kuwait. Stesso schema per TAF Industries.

Anche per questa ragione il segretario del Consiglio di sicurezza ucraina, Rustem Umerov, è rimasto in Medio Oriente e, secondo quanto affermato dal presidente ucraino, sono in agenda ulteriori incontri con diversi rappresentanti della penisola arabica. Proteggere le persone e le infrastrutture civili: questo il passaggio sottolineato da Zelensky, a corredo del tour in Medio Oriente, definito “un passo molto importante”. Il riferimento è ad una cooperazione strategica nel settore tecnico-militare che si tradurrà in un aiuto reciproco, come ad esempio il sostegno energetico dai Paesi del Golfo da un lato e i droni dall’altro. Nel mezzo i missili di difesa aerea che i Paesi del Golfo utilizzano per abbattere i droni iraniani e che potrebbero fare all’occorrenza di Kyiv, impegnata nel respingere i quotidiani attacchi missilistici russi.

Hormuz come il Mar Nero

C’è un altro aspetto comune nell’interlocuzione tra Kyiv e la penisola arabica, ovvero la crisi nello stretto che può avere delle assonanze con quella del grano patita dall’Ucraina nel Mar Nero. Erano i primi mesi post invasione ucraina, e il “collo di bottiglia” che interessò il grano minacciava di abbattersi sui Paesi che attingevano da quel prodotto, in primis quelli del nordafrica. Per cui Zelensky ha rivendicato il buono dell’esperienza ucraina in quel preciso segmento, quando le forze ucraine riuscirono a sbloccare “in modo molto produttivo” il corridoio del Mar Nero, anche se in questo caso c’è da valutare la grande variabile rappresentata dallo Yemen nella cornice complessiva dello scontro, dal momento che da quel Paese stanno partendo nuovi attacchi. Temi di cui Zelensky ha discusso personalmente con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed al-Nahyan, con l’emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani, con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, con il re Abdullah II di Giordania ad Amman.

Scenari

Solo nell’ultimo mese l’Ucraina ha inviato oltre 220 tecnici per fornire consulenza a diversi Paesi del Medio Oriente su come intercettare gli attacchi dei droni iraniani. Gli esperti in vari briefing con i funzionari sauditi e lo Stato Maggiore saudita hanno diffuso l’esperienza pratica in materia di difesa aerea maturata in questi anni di guerra con la Russia. Tra l’altro Zelensky avrebbe anche posto nel Golfo il tema dell’intreccio con l’attivismo russo a difesa dell’Iran quando ha dichiarato pubblicamente che la Russia ha scattato immagini satellitari di una base aerea statunitense nei giorni precedenti all’attacco iraniano, aggiungendo che sarebbe un “errore” se i missili intercettori di fabbricazione americana destinati all’Ucraina venissero dirottati verso i Paesi del Golfo attaccati dall’Iran. Non da ultimo, spicca il dato strategico della visita, con l’obiettivo dell’Ucraina di incassare anche un vantaggio politico dalla percezione della Russia, suo nemico, come alleata dell’Iran.


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