Stabilità e crescita in tre anni. Nella particolare graduatoria dell’export verso gli Usa si osservano i dati migliori: l’Italia è cresciuta del 7,1% mentre la media Ue è del 3,6%. La prima considerazione che emerge è che i dazi non pesano, mentre la geopolitica sì: ovvero le condizioni favorevoli generate dalla postura internazionale del governo sono uno degli elementi che hanno permesso la crescita dell’Italia nelle esportazioni
L’Italia cresce più dei partner europei, specie negli Usa. I numeri di Mimit e Banca d’Italia fotografano una situazione molto positiva alla voce export, in modo particolare verso il bacino atlantico. Significa che dal 2022 ad oggi i dati oggettivi non solo hanno registrato un segno più, ma hanno certificato il vantaggio di Roma rispetto alle performances degli altri Paesi europei, un ulteriore segno di stabilità rispetto alla cornice Ue e di credibilità dinanzi ai mercati (come osservato nell’ultima rilevazione di Moody’s).
I numeri
Nello specifico, emerge che gli investimenti diretti esteri sono saliti del +16,8%; gli investimenti diretti esteri in azioni del 18,1%; quelli esteri in Titoli di Stato del 7,9%. L’Italia inoltre è passata dall’11° al 8° posto nella graduatoria mondiale degli IDE 2025, ovvero la classifica degli investimenti diretti esteri. Venendo alla Borsa Italiana si registra un +107%, mentre i turisti stranieri sono stati al +15,7. Il Pil è cresciuto del 2,3% ma è l’andamento della produzione industriale a rappresentare un elemento programmatico utile: dal -4,1% fatto registrare nel quarto trimestre del 2022 si è passati all’1,1% del quarto trimestre 2025. E poi la produzione industriale al netto dell’automotive mostra un ulteriore progresso, con l’andamento passato da -2,4% a +1,8%. Il paragone con altri partner è interessante per capire come l’Italia sia riuscita ad ottenere buoni risultati: si prenda la Germania, che nel primo trimestre 2023 era all’1,5% di variazione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e Roma allo 0,1%.
Al momento i dati dicono che sono entrambe all’1,1%, ovvero mentre la Germania ha rallentato dello 0,4% l’Italia ha compiuto un balzo in avanti dell’1%. Anche il ranking dell’Indice di Attrattività globale è positivo, grazie al fatto che l’Italia ha guadagnato sette posizioni in tre anni, passando dal 23esimo posto al 16esimo. Si tratta di una classifica che tiene conto di quattro macro fattori come apertura, innovazione, dotazione, efficienza.
Il successo dell’export
Un capitolo a parte merita l’export su cui impatta una considerazione di fondo: l’Italia cresce più dei partner europei, specie negli Usa. Entrando nel merito dei dati, emerge che in tre anni Roma è riuscita ad ampliare lo spettro di azione del proprio mercato estero, quantificato nel 2,7%. Al contempo, ha rafforzato la sua posizione rispetto agli altri stati membri e principali competitors europei nonostante la contingenza fosse influenzata da una particolare fase legata ai dazi, che ha causato una certa instabilità anche politica. Nel 2025 l’export italiano ha fatto registrare una crescita del 3,3% superando la Francia (cresciuta del 2%), la Germania (0,9%) e addirittura staccando la Spagna che ha perso lo 0,4%. Nella particolare graduatoria delle esportazioni verso gli Stati Uniti si osservano i dai migliori: l’Italia è cresciuta del 7,1% mentre la media Ue è del 3,6%: anche qui Roma si posizione davanti agli altri paesi visto che tutti gli altri mostrano un segno negativo: la Francia a -0,9%, la Germania a -8,9% e la Spagna parecchio in negativo con -9,7%.
Scenari
La prima considerazione che emerge è che i dazi non pesano, mentre la geopolitica sì: ovvero le condizioni favorevoli generate dalla postura internazionale del governo sono uno degli elementi che hanno permesso la crescita dell’Italia nelle esportazioni e che la differenziano dagli altri paesi Ue. A ciò va sommato un dato spesso sottaciuto, quello sul lavoro, che racconta di una occupazione in crescita (dal 60,1% del 2022 al 62,5% di oggi) e di una disoccupazione in calo (dall’8,1% di tre anni fa al 6,1% del 2025). In tre anni inoltre sono stati assunti 1 milione di persone in più. In questo senso vanno le rilevazioni di Moody’s, che osserva: “Rimaniamo dell’opinione che il percorso di graduale risanamento fiscale delineato nel quadro di bilancio a medio termine sia credibile e realizzabile”.
















