L’ordine della Casa Bianca agli Stati federali, ribadito nelle linee guida pubblicate qualche giorno fa, è di non regolamentare autonomamente. Il rischio è di avere un mosaico di leggi che blocca il progresso. Ma a quanto pare l’avvertimento sembra essere ignorato. E David Sacks scende in campo in vista delle midterm
Nelle linee guida sull’intelligenza artificiale pubblicate una decina di giorni fa, la Casa Bianca ribadiva che gli Stati non devono regolamentare la tecnologia autonomamente. Facendo così da eco all’ordine esecutivo firmato a dicembre da Donald Trump, con cui minacciava i governatori di citarli in giudizio o tagliarli fondi qualora avessero agito di testa propria. La convinzione del governo americano è che, con varie legislazioni statali, si rischia di avere un mosaico di regole che rendono solo più confusionaria la situazione, frenando il progresso. Il monito però sembra non sortire effetto. Gli Stati ignorano i diktat di Washington e vanno dritti per la loro strada. Aprendo a un contenzioso con il presidente.
La California guida la ribellione. Proprio lunedì il governatore Gavin Newsom – per alcuni il prossimo candidato dei democratici per la corsa alla Casa Bianca – ha firmato un ordine esecutivo per imporre alle aziende tecnologiche che sottoscrivono accordi con lo Stato di adottare misure stringenti in ambito di sicurezza e privacy. Nello specifico, la legge richiede che le società illustrino le proprie politiche in materia, così che le autorità statali possano verificarle. Controlleranno inoltre se i loro strumenti, come i chatbot, vengano utilizzati per fini opposti, ad esempio il controllo di massa. Non solo. Nel momento in cui il governo centrale di Washington etichetta un’azienda come un rischio per la catena di approvvigionamento, come successo di recente ad Anthropic, la California si riserva di riesaminare la decisione. E ancora: per distinguere un contenuto vero da uno realizzato con l’IA, il consiglio è di utilizzare una filigrana su quelli generati artificialmente per essere riconosciuti.
Le questioni di sicurezza sono state affrontate da Trump fin dal primo momento in cui è tornato alla Casa Bianca. Tra i primi ordini esecutivi sottoscritti dal tycoon, c’era quello con cui ha abrogato la decisione di Joe Biden sull’obbligo imposto alle aziende tech di rispettare certi standard. A luglio però il tentativo di emanare una legge che decretava una moratoria di dieci anni sulla legiferazione statale è fallito per volontà del Congresso. Da quel momento molti governatori hanno continuato ad agire per conto proprio.
L’Illinois a gennaio ha modificato una legge sui diritti umani per includere l’obbligo di dichiarare l’utilizzo dell’IA nei casi di reclutamento del personale. In Minnesora sono state promosse sette iniziative, che comprendevano anche temi come la sicurezza dei minori e l’utilizzo dei chatbot, tutte presentate dalla senatrice democratica Erin Maye Quade. Anche i repubblicani hanno provato ad andare nella direzione opposta a quella indicata dal proprio leader – fallendo miseramente. Nello Utah, il deputato repubblicano Doug Fiefia avrebbe voluto approvare l’HB 286, una legge con cui le aziende di IA sarebbero obbligate a pubblicare piani di sicurezza per proteggere i minori. Ma si è messa di mezzo la Casa Bianca per bloccare tutto: “Va contro l’agenda dell’amministrazione”.
La questione diventa sempre più centrale man mano che le elezioni di midterm si avvicinano. L’intelligenza artificiale è diventata un argomento di dibattito fondamentale nella campagna elettorale. Sostenere che sia decisiva è troppo, ma sicuramente avrà un impatto notevole.
Motivo per cui il cambio di ruolo di David Sacks non deve essere visto come un declassamento. A breve lascerà l’incarico da zar dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute per assumere quello di co-presidente del Consiglio dei consulenti del presidente per la scienza e la tecnologia. In sostanza, fungerà da ponte tra le aziende della Silicon Valley – dove gode di grande apprezzamento – e l’amministrazione. Sarà dunque un consigliere di Trump, al quale rimarrà molto vicino, ma esterno al governo. E quindi con una maggiore flessibilità, senza vincoli imposti dal proprio ruolo. La visione di Sacks e quella di Trump sono sovrapponibili. La sperenza del presidente è che, avere Sacks in giro per l’America a diffondere il suo credo tecnologico, possa aiutarlo a recuperare consensi in vista di novembre.















