Dopo i danni causati dalla Cina nel continente africano, adesso è la Russia a farsi avanti. Con una moneta digitale ancorata al rublo per blindare le transazioni con l’Africa dalle sanzioni dell’Occidente
Il canovaccio è sempre lo stesso, cambia solo la bandiera. L’Africa continua ad essere terra di conquista, ma non solo per la Cina, che tra prestiti capestro e diversi cappi legati intorno al collo, a cominciare dalle terre rare, ha strozzato l’economia di un intero continente. Anche la Russia ha le sue mire africane, ma il terreno di gioco è diverso. Stavolta il metro di misura della conquista è quello delle monete digitale, le stablecoin, valute sì virtuali, ma saldamente ancorate alla divisa nazionale, in questo caso il rublo.
Mosca starebbe cercando di costruire una rete alternativa di pagamenti transfrontalieri in Africa utilizzando proprio una stablecoin ancorata al rublo, nel tentativo di aggirare i sistemi finanziari occidentali a seguito delle sanzioni imposte per la guerra in Ucraina. Attenzione, tutto questo sta già accadendo dentro i confini della Federazione. Dopo aver tentennato per mesi su criptovalute e digitalizzazione della moneta, il Cremlino ha infatti rotto gli indugi. La Russia ha infatti iniziato a introdurre il rublo digitale nel suo sistema di bilancio e nel settore bancario su larga scala. Vale a dire che ad oggi il grosso delle transazioni tra amministrazioni pubbliche, ma con crocevia bancario, possono essere effettuate sotto forma di moneta digitale.
La mossa ha un suo senso. Creare una seconda corsia per il rublo vuol dire allentare la pressione sulla moneta russa, oltre a creare i presupposti per sfuggire alle sanzioni, per permettere agli istituti di operare con maggiore tranquillità, recuperando parte delle enormi perdite accumulate in questi anni. Mosca ha stabilito un lancio graduale del rublo digitale: entro il 1° settembre 2026 le maggiori banche del Paese e i loro clienti istituzionali al dettaglio dovranno consentire ai clienti di effettuare transazioni utilizzando rubli digitali.
Ora è il momento di allargare lo sguardo. E tutto ruota intorno alla una rete di criptovalute, denominata A7 e parzialmente controllata dal banchiere moldavo Ilan Șor e dalla russa Promsvyazbank, legata al settore della difesa del Paese. Secondo il Financial Times, le due entità detengono rispettivamente il 51% e il 49% delle quote detta poc’anzi citata rete. Un’iniziativa che mette in luce la più ampia strategia di Mosca volta ad approfondire i legami economici e politici in Africa. Al punto che la stessa A7 starebbe reclutando personale per le sue attività in tutto il continente africano, tra cui una posizione di project manager in Togo. Dopo la Cina, la Russia.















