Skip to main content

La Russia avanza in Africa mentre l’Occidente guarda altrove. L’accordo con il Madagascar

La Russia rafforza la propria presenza in Africa sfruttando la distrazione strategica di Stati Uniti ed Europa, mentre consolida legami con Paesi fragili come il Madagascar. Parallelamente, Washington ricalibra il suo approccio puntando su investimenti, tecnologia e partnership private, aprendo una nuova fase della competizione geopolitica nel continente

La Russia sta consolidando la propria presenza in Africa sfruttando una fase di distrazione strategica delle principali potenze occidentali. Mentre gli Stati Uniti restano assorbiti dal confronto con l’Iran – con implicazioni dirette sulla stabilità regionale e sui mercati energetici globali – e l’Europa si concentra sulle ricadute economiche della crisi, Mosca si muove lungo le periferie del sistema internazionale.

Il caso del Madagascar rende evidente questa dinamica. Negli ultimi mesi la Russia ha rafforzato i rapporti con la nuova leadership militare del Paese, fornendo equipaggiamenti, addestramento e sostegno politico. Non si tratta di un semplice riallineamento simbolico, ma di un’operazione strutturata volta ad assicurarsi accesso a snodi strategici e risorse critiche, dalle terre rare al cobalto, fino alle rotte marittime del Canale di Mozambico.

Non è un episodio isolato. Si inserisce in una strategia più ampia, già osservata in altri contesti africani: puntare su Stati fragili o in transizione, offrire sicurezza in cambio di influenza e radicarsi nei sistemi politico-economici locali. A differenza della presenza infrastrutturale della Cina o dell’approccio istituzionale europeo, la Russia opera con meno risorse ma maggiore flessibilità, privilegiando sicurezza, relazioni élitarie e accesso alle risorse.

Il fattore tempo è decisivo. L’attuale contesto geopolitico è particolarmente permissivo. Washington è concentrata sul Medio Oriente, dove la crisi con l’Iran assorbe capitale politico e capacità operativa. Allo stesso tempo, i governi europei sono sempre più focalizzati sulle conseguenze economiche del conflitto – volatilità energetica, interruzioni nelle catene di approvvigionamento – riducendo la propria proiezione esterna.

In questo quadro, la Russia non ridefinisce l’ordine globale, ma ne sfrutta le fratture. Si inserisce in spazi temporaneamente meno presidiati, proponendosi come partner alternativo per regimi in cerca di margini di manovra rispetto alle pressioni occidentali.

Parallelamente, gli Stati Uniti non si stanno ritirando dall’Africa, ma stanno ridefinendo le modalità del loro impegno. L’African Land Forces Summit 2026 di Roma ha offerto un segnale chiaro di questo cambiamento. Quello che appariva come un tradizionale forum militare ha mostrato una configurazione diversa: accanto a ufficiali e decisori pubblici erano presenti investitori, aziende tecnologiche e attori finanziari, a indicare un modello che integra sicurezza, capitale e innovazione.

La dottrina emergente – sintetizzata nella formula “trade, not aid” – segna il passaggio da un approccio basato sull’assistenza a uno fondato su partnership di mercato. In questo schema, il Pentagono non agisce più solo come fornitore diretto, ma come facilitatore, mettendo in relazione esigenze di sicurezza e capacità del settore privato. Le tecnologie dual-use, dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture digitali, diventano elementi centrali di questa strategia, sfumando i confini tra economia e sicurezza.

La scelta di Roma come sede non è casuale. Riflette il tentativo di valorizzare il ruolo dell’Italia come ponte tra Europa, Stati Uniti e Africa, collegando la stabilità del Mediterraneo alle dinamiche della competizione globale. La convergenza tra l’approccio americano, orientato agli investimenti, e quello italiano, centrato su partnership strategiche – come nel caso del Piano Mattei – suggerisce una possibile evoluzione della postura euro-atlantica, nonostante le attuali priorità interne europee.

Il contrasto con l’approccio russo è netto. Mosca offre sicurezza immediata in cambio di allineamento politico e accesso alle risorse; Washington sperimenta un modello più lungo e articolato, basato su investimenti, tecnologia e attori privati. Il primo è transazionale e statocentrico; il secondo è reticolare e orientato al mercato.

Entrambi, tuttavia, rispondono alla stessa realtà: l’Africa è diventata uno spazio centrale della competizione geopolitica, dove sicurezza, risorse e connettività si intrecciano.

Per gli attori locali, questo scenario apre opportunità ma anche rischi. La diversificazione delle partnership può ridurre la dipendenza da singoli interlocutori, ma introduce nuove vulnerabilità, soprattutto in contesti istituzionali fragili. L’equilibrio tra sovranità e influenza esterna resta precario.

Non siamo di fronte a una nuova “corsa all’Africa” nel senso tradizionale, ma a una competizione più frammentata e adattiva. La Russia avanza sfruttando instabilità e vuoti di attenzione. Gli Stati Uniti ricalibrano il proprio approccio, integrando sicurezza ed economia. L’Europa, invece, rischia di restare vincolata alle proprie priorità interne.

In questo contesto, il peso strategico non dipenderà solo dalle risorse disponibili, ma dalla capacità di operare su più livelli – sicurezza, economia e tecnologia – in un sistema sempre più definito da distrazioni, sovrapposizioni e spazi di opportunità.


×

Iscriviti alla newsletter