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Terre rare, ecco l’asse Usa-Ue che sfida la Cina

Bruxelles e Washington sono a un passo dall’intesa che porterà al primo grande mercato dei minerali critici alternativo e antagonista a quello cinese. La rottura del monopolio di Pechino è dunque sempre più vicina. Tutti i dettagli

Terre rare, prove generali di libera concorrenza. O qualcosa di molto simile. Dopo settimane di indiscrezioni, adesso l’Europa e gli Stati Uniti sono a un passo dall’innalzare il primo vero argine allo strapotere della Cina sul terreno delle materie critiche. Non bisogna mai dimenticare come ancora oggi, tra estrazione e raffinazione, Pechino controlli tra il 70 e l’80% del mercato globale. Una situazione che, nel tempo, ha spinto l’Occidente a interrogarsi su una dipendenza molto più tossica di quanto si possa credere. Alla fine, la presa di coscienza è arrivata, e gli Usa hanno cominciato a tessere una tela sempre più ampia di accordi bilaterali, per assicurarsi l’approvvigionamento di minerali critici. E così ha fatto l’Europa.

Ora però è tempo di un’alleanza tra Bruxelles e Washington che può fungere da blocco. Europa e Stati Uniti, infatti, sono prossime alla sottoscrizione di un accordo per coordinare la produzione e l’approvvigionamento di minerali critici. Secondo Bloomberg, l’imminente intesa includerebbe incentivi quali garanzie di prezzo minimo che potrebbero favorire a loro volta i fornitori non cinesi. In altre parole, come già raccontato da questo giornale lo scorso febbraio, Vecchio continente e America si doterebbero di un proprio listino prezzi, alternativo e concorrente a quello cinese e appannaggio delle aziende minerarie fuori dall’orbita di Pechino.

D’altronde, è da diverso tempo che la Cina ha deciso di giocare duro sulle terre rare. Si prenda il caso del litio e del nichel, due elementi imprescindibili nella competitività del futuro, a cominciare dalla transizione energetica, arrivando fino alle batterie per le auto elettriche. Solo poche settimane fa, l’ultima mossa di Pechino: aprire il mercato dei futures legati alle materie prime agli investitori esteri. Con l’obiettivo, sotteso, di aumentare per l’appunto il proprio peso nei prezzi legati ai minerali.

Non è tutto. Tornando all’accordo l’Ue e gli Stati Uniti coopererebbero su standard, investimenti e progetti congiunti, oltre a un maggiore coordinamento in caso di interruzioni delle forniture da parte di Paesi come la Cina. E ancora, la partnership coprirebbe alla fine minerali critici lungo l’intera catena del valore e la gestione del ciclo di vita, compresi l’esplorazione, l’estrazione, la lavorazione, la raffinazione, il riciclaggio e il recupero.

Che l’intesa fosse comunque in odore di firma lo si era capito qualche settimana fa. Quando il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, aveva dichiarato a marzo di aver avuto un incontro molto positivo con il rappresentante per il Commercio statunitense, Jamieson Greer, a margine di una riunione ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio in Camerun, dove le due parti hanno concordato di far progredire ulteriormente i lavori sui minerali critici e hanno discusso anche di tariffe doganali. La sfida alla Cina è lanciata.


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