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Il rebus sotterraneo dell’Iran. Quanto conta Pickaxe Mountain

I crescenti dissensi interni al regime degli ayatollah evidenziano le spaccature tra moderati e oltranzisti. Il compromesso fra le due fazioni potrebbe essere rappresentato dalla riserva mentale sul nucleare con la quale l’Iran accetterebbe le condizioni per la fine del conflitto. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Pickaxe Mountain, la montagna del piccone. È il nome in codice del sito nucleare segreto, fra le montagne a 200 miglia a sud di Teheran e nei pressi dell’impianto atomico di Natanz, che rappresenta il principale ostacolo all’accordo di pace fra Iran e Stati Uniti.

Ad Islamabad, l’imminente ripresa delle trattative fra le delegazioni iraniana e americana, la tassativa richiesta di Washington di interrompere l’arricchimento dell’uranio e di consegnare i 450 chilogrammi di quello già altamente arricchito collide infatti con la realizzazione di un nuovo sito sotterraneo a Kuh-e Kolang Gaz, ribattezzata Pickaxe Mountain dall’intelligence Usa.

I quasi mille metri di profondità sotto le montagne di granito del gigantesco sito in costruzione lo rendono invulnerabile, scrive il New York Times, alle bombe da 30.000 libbre, note come Massive Ordnance Penetrator, utilizzate per bombardare nel giugno scorso gli impianti atomici sotterranei di Fordow, Natanz ed Esfahan.

Quando nel 2020 è iniziata la costruzione di Pickaxe Mountain, il governo iraniano ha informato l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che si trattava di una struttura per la costruzione di nuove centrifughe, in grado di far ruotare l’uranio ad alta velocità per aumentarne la purezza, in sostituzione degli impianti distrutti da un sabotaggio israeliano. Tuttavia l’Aiea non ha mai ottenuto l’accesso all’impianto, confermando i sospetti degli esperti che si trattasse di un sito destinato alla fase più avanzata di arricchimento dell’uranio fino a raggiungere la purezza necessaria per la costruzione di bombe nucleari.

Essenziale, ha sottolineato sul New York Times Andrea Stricker, ricercatrice presso la Foundation for Defense of Democracies, che “qualsiasi accordo negoziato con l’Iran che ponga fine al conflitto insista sullo smantellamento completo, verificato e permanente di tutti gli impianti di arricchimento”. Dal punto di vista militare, secondo Stricker, per disattivare Pickaxe Mountain sarebbe necessario schierare genieri militari per far saltare in aria l’interno della montagna con esplosivi ad alto potenziale.

“Se non ci sarà una completa bonifica del programma nucleare iraniano, intendo senza uranio arricchito e senza impianti, si tratterebbe di un’enorme occasione persa”, ha affermato al Nyt Michael Makovsky, presidente dello Jewish Institute for National Security of America. L’amministrazione Trump, ha aggiunto, “è consapevole di questo problema e sa che deve essere affrontato”.

Pickaxe non è l’unica struttura sotterranea iraniana che desta preoccupazione: nel marzo 2025, Teheran ha dichiarato all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di aver costruito un nuovo impianto di arricchimento dell’uranio accanto a quello già attivo a Isfahan. Ma i funzionari dell’agenzia non sono stati in grado di visitarlo e, nonostante i recenti attacchi aerei, molti aspetti rimangono sconosciuti.

Vista la speculare evoluzione delle situazioni con, da parte dell’Iran, le enormi distruzioni subite e la crisi economica sul punto di far esplodere nuove rivolte popolari, e da parte degli Stati Uniti l’urgenza di porre fine al conflitto per scongiurare l’effetto domino sui mercati, c’è il rischio che il regime degli ayatollah finga di accettare tutte le condizioni imposte da Washington e invece segretamente continui a puntare ossessivamente alla realizzazione dell’atomica. La pace rimane appesa a un filo sottile. Un apocalittico filo nucleare.


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