Dal vertice di Roma emerge un partenariato sempre più strutturato: il Kenya diventa snodo operativo della strategia italiana in Africa. Per il presidente Ruto, ospite all’evento organizzato da Med-Or alla Luiss, c’è una “opportunità strategica” su cui l’Italia e l’Europa devono investire
“Una relazione di co-produzione e cooperazione, questo è ciò che immaginiamo per il futuro dell’Africa e l’Europa: creare posti di lavoro e ottenere ritorno degli investimenti. […] E questo è il momento per investire in Africa”.
Parole rappresentative, pronunciate a Roma durante l’evento “Kenya: A country looking towards the future”, organizzato da Med-Or Italian Foundation alla Luiss Guido Carli, dal presidente keniota William Samoei Ruto. In carica dal 2022 e promotore di un’agenda orientata alla crescita e all’attrazione di investimenti, nella sua lecture al The Dome, Ruto ha raccontato la dimensione regionale, internazionale e globale del suo Paese e sintetizzato il significato di una visita che segna un passaggio rilevante nei rapporti tra Italia e Kenya. Il suo intervento si inserisce in una fase di rafforzamento della relazione bilaterale, culminata nel vertice con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e nella firma dell’Italy–Kenya Action Plan 2026–2029.
Il documento rappresenta un’evoluzione concreta della strategia italiana verso il continente africano. Più che una dichiarazione di intenti, l’Action Plan definisce un quadro operativo che abbraccia dialogo politico, cooperazione economica, infrastrutture, energia, sicurezza, formazione e tecnologia. L’impostazione è quella di una partnership ampia e multidimensionale, pensata per accompagnare nel tempo lo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi.
Sul piano politico, Roma e Nairobi puntano a rafforzare il coordinamento attraverso consultazioni regolari e una maggiore convergenza nei contesti multilaterali, dalle Nazioni Unite ai principali dossier globali. Sul piano economico, l’accento è posto sulla promozione degli investimenti, sul coinvolgimento del settore privato e sullo sviluppo di filiere produttive, con particolare attenzione a infrastrutture, energia sostenibile e agribusiness, in linea con un approccio che punta a costruire partnership paritarie e orientate alla creazione di valore condiviso.
Una delle dimensioni più rilevanti è quella tecnologica. L’intesa prevede il rafforzamento della cooperazione in ambiti come l’intelligenza artificiale, anche alla luce della recente iniziativa trilaterale tra Italia, India e Kenya per lo sviluppo di infrastrutture e applicazioni AI in Africa, che segnala l’ambizione di Roma di posizionarsi come ponte tecnologico tra Europa, Indo-Pacifico e continente africano. Tra i terreni di cooperazione emergono anche ambiti più strategici, come le catene del valore legate ai minerali critici, la sicurezza cibernetica e lo sviluppo di infrastrutture digitali.
Altra dimensione è quella della ricerca scientifica e lo spazio, anche attraverso iniziative congiunte e programmi di formazione avanzata. In questo contesto, il Centro spaziale “Luigi Broglio” di Malindi continua a rappresentare un punto di riferimento per la collaborazione tra Italia e Kenya, simbolo di una presenza che si è evoluta nel tempo e che oggi si proietta verso nuove aree di innovazione.
Questa traiettoria trova riscontro in una crescente presenza operativa italiana nel Paese. La recente missione della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, coincidente con l’apertura a Nairobi della prima sede estera della Med-Or Italian Foundation, segna un passaggio significativo verso una cooperazione più strutturata. Progetti nel campo della formazione tecnica (un nuovo percorso di formazione di diplomatici e alti funzionari pubblici kenioti partirà, proprio alla Luiss, nei prossimi mesi per esempio), della ricerca e della transizione energetica indicano un approccio che punta a rafforzare il capitale umano e a costruire capacità locali, in linea con una visione di partenariato di lungo periodo.
In questo quadro, il Kenya – Paese strategicamente cruciale per gli equilibri dell’Africa centro-settentrionale – assume una centralità crescente. La sua posizione geo-strategica all’incrocio delle rotte geoeconomiche che connettono Europa, Africa e Asia, il ruolo di hub regionale e la crescente attenzione verso innovazione e tecnologia – Nairobi è leader dell’African Digital Savannah – lo rendono un interlocutore chiave per la proiezione italiana nel continente. Nairobi si configura così non solo come capitale diplomatica, ma come piattaforma operativa per lo sviluppo di iniziative economiche, scientifiche e industriali, con l’obiettivo dichiarato anche dal primo segretario di gabinetto, Musalia Mudavadi, di essere il centro di gravità delle nuove generazioni africane – ossia di ciò che fa del continente una potenza diplomatica.
“La presenza [del presidente Ruto] è la testimonianza di un cambio di paradigma”, ha evidenziato Gaetano Quagliarello, Dean della Luiss School of Governament, nel suo saluto inaugurale: l’Africa, spiega, non è più solo il continente del futuro, ma è parte delle dinamiche che segnano già nel presente le relazioni internazionali – “e il Kenya ne è protagonista”. “Si è confermata una solida amicizia, si è definita un’alleanza strategica”, ha evidenziato nel suo intervento il presidente di Med-Or Italian Foundation, Marco Minniti, che ha ribadito come l’unico modo per creare un percorso di pace duratura – “la più grande sfida per l’umanità” – sia la costruzione di un nuovo ordine mondiale. E dato quanto del destino complessivo del pianeta dipenda dal Sud del Mondo, non è possibile immaginare questo nuovo ordine mondiale senza l’Africa, ha aggiunto Minniti. Perché, come ha chiosato Ruto nel suo speech, “l’Africa non resterà ai margini dell’ordine globale, modellando la sua direzione e definendo [le scelte per] il suo futuro”.
Questa evoluzione si inserisce in un contesto internazionale sempre più competitivo. In Africa, diversi attori internazionali sono impegnati nello sviluppo di infrastrutture e nella promozione degli investimenti, contribuendo a delineare un ambiente in cui la qualità delle iniziative e la continuità dell’impegno assumono un ruolo centrale. La presenza europea, inclusa quella francese, si affianca a quella cinese, costruita nel tempo attraverso infrastrutture e finanza e orientata a rafforzare la connettività dei mercati, mentre altri attori, tra cui la Russia, operano con modalità differenti, concentrandosi su sicurezza e relazioni politiche in contesti specifici.
In questo scenario articolato, il rafforzamento dei rapporti tra Italia e Kenya si inserisce come parte di una più ampia evoluzione delle relazioni tra Europa e Africa, sempre più orientate a modelli di cooperazione basati su investimenti, innovazione e sviluppo condiviso. Il Piano Mattei si colloca in questa traiettoria, proponendo un approccio che integra dimensione economica, tecnologica e istituzionale, di cui è lo stesso Ruto a riconoscerne il valore.
“Per partner come l’Italia e l’Unione Europea, questa rappresenta un’opportunità strategica. L’Ue è già il principale partner commerciale dell’Africa, ma gran parte di questi scambi resta concentrata nelle materie prime, uno squilibrio che dobbiamo affrontare insieme con urgenza”. Le parole conclusive del presidente keniota riportano l’attenzione sul punto centrale: la costruzione di un partenariato che punta a generare valore reciproco e a consolidarsi nel tempo. In questo senso, il Kenya appare sempre più come uno dei principali snodi attraverso cui l’Italia intende tradurre la propria visione africana in una presenza concreta e duratura.
















