La difesa oggi più che mai è una questione nazionale, di sopravvivenza banale del Paese, che deve essere affrontata senza artifizi propagandistici. In sostanza l’Italia deve trovare fondi per la difesa. Ne va la sua stessa sopravvivenza. Il commento di Francesco Sisci
Con grande umiltà e prudenza bisogna dire che il deficit di bilancio al 3,1% e quindi le difficoltà ad aumentare il bilancio della difesa sono questioni esistenziali in questo momento per l’Italia. Non possono essere messe in appendice a una conversazione politica.
A nessuno, quasi nessuno, piace la guerra però la realtà è che è arrivata in Europa e in Italia. Non sta arrivando, o arriverà, è arrivata. Tutto è iniziato con l’attacco russo all’Ucraina nel febbraio del ’22. L’attacco può essere stato giustificato, l’Ucraina forse ha provocato. Di certo la Russia ha attaccato e dato inizio a un massacro che non si vedeva in Europa dalla Prima guerra mondiale.
La guerra si è allargata un anno e mezzo dopo quando il 7 ottobre Hamas, sostenuta dall’Iran, ha attaccato una festa di israeliani pacifici e per lo più pacifisti massacrando quasi 2000 persone e prendendo 200 prigionieri. L’attacco non è finito lì, perché subito dopo anche le forze filoiraniane del sud del Libano, gli Hezbollah si sono messi in moto. La reazione israeliana può essere stata eccessiva, sbagliata, ha allargato il conflitto. Quasi parallelamente invece la reazione americana ed europea a favore dell’Ucraina è stata lenta, esitante.
Queste due reazioni diverse ma concomitanti forse hanno contribuito ad allargare e allungare la guerra. L’attacco all’Iran, e la fragile tregua che oggi c’è a Hormuz, derivano anche da quell’attacco il 7 ottobre. Di nuovo la reazione può essere sbagliata, esagerata ma c’è stata, e l’Italia non può fare finta che tutto questo non stia accadendo. All’Italia oggi l’America chiede di mandare cacciamine. Ma al di là della richiesta specifica, c’è un problema di sicurezza energetica, di inflazione. Tutto deriva da questa guerra dagli esiti ancora incerti.
È puerile a questo punto, dire: questo non doveva succedere, l’America non doveva attaccare. Giusto o sbagliato, l’America ha attaccato e l’Italia deve decidere cosa fare non tanto rispetto all’America, ma rispetto ai problemi contingenti che si trova ad affrontare. Cosa fa con l’inflazione? Cosa fa con le difficoltà energetiche?
Tali temi sembrano questioni economiche, e spesso vengono raccontate puramente come tali, ma sono in realtà questioni di difesa. Impongono all’Italia di pensare cosa fare rispetto all’Iran oppure gli Stati Uniti. L’Italia deve decidere cosa vuole fare per la sua sicurezza energetica, e sicurezza anche migratoria. Quindi deve pensare alla difesa.
L’Italia vuole fare guerra agli Stati Uniti? Oppure all’Iran?
Certo l’Italia non vuole fare la guerra a nessuno, ma in questo caso, con la guerra aperta, deve scegliere da che parte stare altrimenti entrambe le parti se la prenderanno con l’Italia, e gli italiani dovranno combattere americani e iraniani insieme. Un grandissimo affare. Il problema non è solo del governo, ma del Paese, di maggioranza e opposizione insieme.
E il problema non è semplicemente quello oggi dello stretto di Hormuz ma più ampiamente di come affrontare un periodo che potrebbe essere anche lungo in cui non c’è pace. In questi casi, come ci dice ogni esperienza, per evitare la guerra bisogna avere una capacità reale di dissuasione se non di deterrenza.
In passato l’Italia è stato campo di battaglia della guerra fredda e oggi potrebbe tornare ad esserlo. L’uccisione nel 2023 di un gruppo di operativi italiani e israeliani a caccia di spie iraniane, è indice che giochi complessi in atto da tempo nel Paese. Il più recente attentato contro un pilone elettrico che mandava elettricità in Germania conferma questi sospetti. Queste sono questioni di sicurezza interna ma soprattutto estera.
Troppi in Italia giocano col fuoco. Sostengono la Russia nell’aggressione contro l’Ucraina, oppure tifano per l’Iran contro reazione che possono essere esagerate ed eccessive di Israele, dimenticando però comodamente che quell’Iran ha massacrato decine di migliaia di suoi giovani che volevano solo più libertà. Un bilancio di morti molto maggiore dei bombardamenti americani di oggi.
La guerra è un’algebra complicata, dove non ci sono ragioni solo da una parte, e per portare la pace bisogna sempre considerare i più e i meno. In Italia invece spesso si applica un’aritmetica elementare: i morti che contano sono quelli che mi piacciono, quelli che non mi piacciono faccio finta che non ci siano. Questa aritmetica non porta la pace ma aizza la guerra.
Indebolire la difesa, in periodo di guerra non aiuta la pace, ma incoraggia facinorosi e guerrafondai. L’Italia che vuole evitare la guerra, impedire lo scivolamento del Paese in un disastro economico, politico e sociale deve avere un atteggiamento realistico e pragmatico e soprattutto togliere le questioni della difesa dalle dispute partitiche ed elettorali.
La difesa oggi più che mai è una questione nazionale, di sopravvivenza banale del Paese, che deve essere affrontata senza artifizi propagandistici. In sostanza l’Italia deve trovare fondi per la difesa. Ne va la sua stessa sopravvivenza.















