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Obiettivo 2039. Il ritorno della potenza militare tedesca

Nuova strategia, più soldati e una visione integrata della sicurezza globale. Berlino accelera sulla difesa e si prepara a diventare entro il 2039 il perno militare del continente

La Germania accelera sulla difesa e mette nero su bianco una trasformazione senza precedenti della Bundeswehr, attraverso un pacchetto di documenti strategici in cui il governo tedesco ha delineato un piano ventennale che mira all’ambiziosi obiettivo di diventare entro il 2039 la forza militare convenzionale più forte d’Europa.

A guidare la svolta è il ministro della Difesa Boris Pistorius, che ha definito questa fase storica come una delle più critiche per la sicurezza europea. Il cuore della nuova strategia, intitolata “Verantwortung für Europa” (Responsabilità per l’Europa), individua nella Russia la principale minaccia (ponendosi così in diretta continuità con quella Zeitenwende proclamata all’indomani dell’invasione dell’Ucraina nel 2022), ipotizzando scenari di attacco al territorio Nato e introducendo un cambio dottrinale rilevante, superando la divisione tradizionale per teatri operativi e adottando un approccio integrato e sistemico che va oltre il piano regionale collega Europa, Medio Oriente e Indo-Pacifico.

Sul piano operativo, Berlino abbandona la logica per passare a un modello “basato sugli effetti”. In altre parole, ciò che conta non è quanto si possiede, ma cosa si è in grado di fare. Tra le priorità figurano capacità di attacco a lungo raggio, difesa aerea contro minacce avanzate come i missili ipersonici, e lo sviluppo di sistemi senza pilota. Un cambio di paradigma che, nelle parole dello stesso Pistorius, parte quasi da zero.

Ancora più significativo è il capitolo relativo al personale. Il piano prevede infatti un aumento degli effettivi da circa 185.000 militari attivi a 260.000 entro la metà degli anni Trenta, accompagnato da un’espansione massiccia delle riserve, che dagli attuali 60.000 uomini passerebbero a oltre 200.000, e da una rivalutazione delle stesse, che le porrebbe de facto alla pari con le forze attive. L’obiettivo complessivo è arrivare a circa 460.000 uomini pronti al combattimento.

La crescita sarà, almeno in teoria, articolata in tre fasi, con una prima accelerazione entro il 2029, una fase di consolidamento delle capacità fino al 2035 e infine un ciclo di sviluppo tecnologico fino al 2039. La leva obbligatoria, già prevista come opzione nella legislazione entrata in vigore nel 2026, potrebbe essere riattivata se il reclutamento non dovesse raggiungere gli obiettivi fissati.

Non mancano però le incognite. Lo stesso Pistorius ha riconosciuto che fattori esterni, come la crescente domanda globale di sistemi di difesa aerea, stanno già mettendo sotto pressione le capacità produttive. “Abbiamo i fondi e abbiamo avviato la procedura di appalto, ma non abbiamo il controllo su tutte le variabili”, ha ammesso il ministro. Se gli obiettivi saranno raggiunti, entro il 2039 la Germania non sarà solo il motore economico dell’Europa, ma anche il suo perno militare. Un cambio di paradigma destinato a ridisegnare gli equilibri strategici del continente.

 


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