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Così Roma e Ankara si allineano sui settori strategici

L’asse industriale tra Italia e Turchia è destinato a rafforzarsi, come emerso dal vertice nella capitale tra il ministro Adolfo Urso, il numero uno di Confindustria Emanuele Orsini e il presidente dell’associazione degli industriali e degli imprenditori turchi TÜSİAD, Ozan Diren. Non solo progetti comuni per aumentare i numeri della cooperazione, ma anche visioni coordinate sull’Industrial Accelerator Act e sull’introduzione di requisiti “Made in Europe” a tutela di alcuni settori strategici

Da un lato la capillare presenza di imprese italiane in Turchia, gli investimenti turchi in Italia, tra cui l’acquisizione di Piaggio Aerospace da parte di Baykar e quella di Whirlpool da parte di Arçelik, che ha dato vita a Beko Europe. Dall’altro una ulteriore crescita dell’export su base annua a marzo del 4,5%, in miglioramento rispetto al +2,8% di febbraio. Italia e Turchia procedono con costanza, con l’obiettivo di Roma di raggiungere i 40 miliardi di euro di interscambio e 25 miliardi di euro di investimenti diretti reciproci entro il 2030 (senza dimenticare la stabilità geopolitica del Mediterraneo anche grazie al rapporto personale tra Meloni e Erdogan). L’asse industriale tra Italia e Turchia è destinato a rafforzarsi, come emerso dal vertice nella capitale tra il ministro dell’Industria Adolfo Urso, il numero uno di Confindustria Emanuele Orsini e il Presidente dell’associazione degli industriali e degli imprenditori turchi TÜSİAD, Ozan Diren. Non solo progetti comuni per aumentare i numeri della cooperazione, ma anche visioni coordinate sull’Industrial Accelerator Act e sull’introduzione di requisiti “Made in Europe” a tutela di alcuni settori strategici.

I dati incoraggianti

Gli ultimi dati Istat sul commercio extra-Ue, raccontano nel nel marzo scorso è stat registrata una ulteriore crescita dell’export su base annua del 4,5%, in miglioramento rispetto al +2,8% di febbraio. Nel comparto difesa come è noto vanno segnalati gli investimenti turchi in Italia, tra cui l’acquisizione di Piaggio Aerospace da parte di Baykar e quella di Whirlpool da parte di Arçelik, che ha dato vita a Beko Europe. Spicca inoltre l’accordo sulle piattaforme navali ibride, ovvero quello siglato tra Piloda Defence, Havelsan e Vn Maritime che di fatto eleva la cooperazione tra industria italiana e turca su un piano più concreto. Sulla base di tale intesa verranno realizzate in Italia piattaforme navali ibride per il mercato istituzionale. Il progetto punta su mezzi flessibili, utilizzabili con o senza equipaggio, e prova a trasformare una collaborazione industriale già avviata in una capacità operativa spendibile per Marina, Guardia di Finanza e altre amministrazioni.

L’obiettivo dell’Industrial Accelerator Act

Nel corso dell’incontro, Urso, Diren e Orsini si sono confrontati sulle sfide dell’Industrial Accelerator Act e sull’introduzione di requisiti “Made in Europe” a tutela di alcuni settori strategici. La posizione di Urso e del governo di Roma è quella di una sostanziale visione volta al potenziamento delle capacità produttive interne senza il rischio di foraggiare barriere protezionistiche. In questo senso il dialogo aperto e reciproco con partner affidabili come la Turchia per Urso è strategico, al pari del partenariato tra Unione europea e Turchia. Urso ha inoltre ricordato che l’Industrial Accelerator Act prevede al momento l’estensione del concetto di “Union origin” anche ai Paesi legati all’Ue da accordi commerciali o da un’unione doganale, tra cui la Turchia.

Con l’introduzione dell’IAA Bruxelles ha deciso di introdurre un paniere di nuove regole “Made in Europe” per le aziende che intendono accedere ai fondi pubblici in settori altamente strategici come il green, l’acciaio, l’automotive, con il preciso obbligo per le imprese aderenti a rispettare un minimo quantitativo di soglia per i componenti prodotti all’interno dell’Ue, ovvero il 70% di contenuto Ue per i veicoli elettrici, il 25% per l’alluminio e il 25% per il cemento.

Le imprese italiane in Turchia

Il confronto di oggi conferma la solidità di un partenariato industriale che vogliamo rafforzare. In Turchia operano oltre 1.500 imprese italiane, con circa 30.000 addetti e 13 miliardi di fatturato, a testimonianza di una relazione ormai strutturale. Inoltre, la complementarità delle nostre filiere, dalla meccanica ai mezzi di trasporto, dall’elettrico-elettronico alla gomma-plastica e ai metalli, apre nuove e ampie potenzialità di investimento bilaterale”, ha spiegato Orsini, secondo cui in un contesto geopolitico complesso che interessa Europa, Mediterraneo e Africa, la cooperazione industriale è decisiva per crescita, filiere sicure e autonomia strategica. Per questa ragione, assicura, Confindustria continuerà a lavorare insieme al governo e ai partner turchi per trasformare rapidamente le idee in progetti e soluzioni operative per le imprese. “Vogliamo rafforzare le partnership tecnologiche e industriali tra Roma e Ankara, promuovendo nuovi investimenti e collaborazioni strategiche in ambiti chiave come le nuove tecnologie e le materie prime critiche”, ha dichiarato Urso.


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