Due intense giornate organizzate dalla fondazione in collaborazione con l’università Parthenope e la fondazione Banco di Napoli, con i contributi di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, giuridico, religioso e politico, per dare voce alle persone “fragili”, guardando a un mondo migliore
Napoli, città della cultura e del diritto, della religione e dei riti, delle contraddizioni e della solidarietà, della bellezza e dell’arte, si conferma laboratorio di diritti.
Nella straordinaria cornice partenopea, la fondazione “le Columbrine” ha festeggiato il suo primo anniversario promuovendo un convegno, tenutosi il 27 e 28 aprile, dal titolo “Soggetti smarriti: diritti e opportunità”.
Due intense giornate organizzate in collaborazione con l’università Parthenope e la fondazione Banco di Napoli, con i contributi di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, giuridico, religioso e politico, per dare voce alle persone “fragili”, guardando a un mondo migliore.
Un’occasione speciale per un messaggio di speranza, in un periodo di disorientamento generale. Con una certezza. Non si può essere indifferenti di fronte allo smarrimento e alla sofferenza di chi è discriminato. Una questione civile, non individuale, un appello che richiama alla responsabilità l’intera comunità sociale.
Nasceva un anno fa “Le Columbrine Ets – Donne libere a sostegno delle persone vittime di discriminazione e della promozione e diffusione delle pari opportunità”. Progetto di undici donne, tutte avvocate, “accomunate da un profondo senso di appartenenza al ruolo che quotidianamente svolgono”, come spiega la presidente fondatrice Maria Masi, già a capo del Consiglio nazionale forense, con l’ambizioso obiettivo di realizzare iniziative a supporto dei tanti “soggetti smarriti”. Per offrire opportunità di affermazione, riscatto o affrancamento a chi è condannato all’invisibilità o è oggetto di violenza. “Un bisogno di voler restituire, almeno in parte, il peso dei vantaggi di cui abbiamo goduto, nella consapevolezza che ciò che siamo è frutto di ciò che abbiamo ricevuto e ciò che possediamo è stato generato insieme agli altri”, afferma Masi richiamando Carlo Penati. “Un atto di riparazione, di riconciliazione e, certamente, di crescita personale”.
Nella sede universitaria di palazzo Pakanowski con splendida vista sul golfo, nella prima giornata dei lavori partenopei, focus su “Le fragilità: vulnus della convivenza civile” e “Il colore viola: violenza e discriminazione di genere”. Nella seconda giornata, “Il dovere di essere umani”, nello storico Palazzo Ricca, prestigiosa sede cinquecentesca della fondazione Banco di Napoli, originariamente luogo del Monte e Banco dei Poveri.
Hanno partecipato, tra gli altri, il rettore della Parthenope Antonio Garofalo e la direttrice del dipartimento di giurisprudenza Rosaria Giampietraglia, la presidente della Corte d’appello di Napoli Maria Rosaria Covelli e della commissione sanità regione Campania Loredana Raia, la senatrice Valeria Valente e docenti universitari.
Nella seconda giornata, il Presidente della fondazione Banco di Napoli Orazio Abbamonte, il responsabile della comunicazione della Curia mons. Vincenzo Doriano De Luca, docenti, giuristi e Shervin Haravi, attivista iraniana dei diritti umani. Presenti rappresentanti di realtà associative del terzo settore.
I temi dei lavori sono definiti da parole forti, per una vulnerabilità lacerante che attraversa famiglie e comunità. Le tante prospettive dei relatori si intrecciano in maniera convergente in un appassionato dibattito per riflettere su una fragilità dai mille volti. Fisica, psichica, economica, a causa di situazioni stabili o contingenti, la fragilità lambisce uomini e donne, con prospettive di vita che cambiano e annullano orizzonti, e non ha età, colpendo anche minori e anziani. Tra pregiudizi e stereotipi, per alcuni, è un “destino” di genere o sociale. Una condizione, comunque, profondamente umana che genera insicurezza, solitudine, disperazione. Una fragilità fatta di chiaroscuri, disegnata dalle linee incerte della vita.
La fragilità strappa il senso del vivere e apre abissi, ferisce sensibilità. Chiede rispetto e dignità per una sofferenza del corpo, dell’anima, della mente, del cuore. Ha diritto, quindi, di rendersi visibile e di essere ascoltata, per affermare i suoi diritti. Accoglienza e solidarietà i rimedi contro aridità e indifferenza, per lenire ferite, illuminare spazi e aprire soluzioni. Un impegno etico collettivo di responsabilità che ha bisogno di alleanze, di “reti”, per azioni concrete a sostegno di drammi esistenziali individuali e per arginare una cultura collettiva della violenza, alla base delle discriminazioni.
I tre attori del convegno napoletano ne sono consapevoli e suggellano il loro accordo integrando competenze, conoscenze, esperienze.
“A un anno dalla costituzione della fondazione, questo primo compleanno segna anche l’inizio dell’attività, all’università, alla presenza delle giovani generazioni, e con la fondazione Banco di Napoli. Momento di sintesi di quanto abbiamo costruito quest’anno, mettendo insieme idee, persone, storie, esperienze che hanno accompagnato il mio impegno professionale e personale, come delle altre socie e componenti della fondazione”, afferma Maria Masi.
“Ci sono momenti in cui non bisogna e non ci si può voltare dall’altra parte, soprattutto, se abbiamo scelto di svolgere una professione che è a contatto proprio con la vita degli altri, con la narrazione e le aspettative degli altri. Mi piace pensare alla fragilità come a un momento transitorio. Ci sono persone che soffrono per questioni legate a disagio psichico o problema fisico, e ce ne sono altre che attraversano momenti particolari della vita, per questioni di lavoro, violenza, discriminazione. Queste persone hanno bisogno di una tutela rafforzata, ma, soprattutto, hanno bisogno di qualcuno che accompagni il loro cammino, una sorta di “adozione” non solo virtuale ma anche fattiva. E questo è lo spirito della fondazione. È necessario un impegno corale di responsabilità, l’unica vera forza è riuscire a fare “rete”, unendo idee, disponibilità e esperienze. E quale migliore palcoscenico se non Napoli, la città inclusiva per eccellenza, culla del diritto e di grande tradizione culturale?”.
Interessanti riflessioni a più voci. Quando si creano delle crepe nel sistema sociale, il diritto deve incontrare la fragilità e la persona “invisibile”, per chiudere il vulnus della ferita. Le norme esistono ma non sono sufficienti. Occorre uno sguardo diverso per riconoscere le fragilità non come “peso” ma criterio per valutare il livello di civiltà. Nella consapevolezza che la tutela della persona fragile non è solo un fatto giuridico ma sociale, da risolvere in una logica di inclusione e empowerment e non assistenziale e emergenziale, per il concreto esercizio di diritti.
Ampio approfondimento del convegno alla condizione femminile, non solo nella drammatica dimensione della violenza fisica ma, soprattutto, come possibilità di riscatto e cambiamento. Donne protagoniste di percorsi di impegno e cambiamento a beneficio della collettività.
Le giovani generazioni, a Napoli, sono pilastro del cambiamento. È lo sguardo di fiducia di Rosaria Giampietraglia, direttrice del Dipartimento di giurisprudenza dell’università Parthenope e vicepresidente della fondazione Banco di Napoli.
“Oggi l’Accademia, l’Associazione e le istituzioni sono unite per festeggiare quello che è il primo anno de le Columbrine e, forse, è il punto di partenza perché lo sforzo è corale per un’azione che possa effettivamente combattere le fragilità in senso reale. Certo, è sempre un gioco di squadra e oggi vediamo tre giocatori importanti in questa partita, l’università e il dipartimento di giurisprudenza della Parthenope, le Columbrine e la fondazione Banco di Napoli. Sono tre attori che hanno a cuore l’apertura verso l’esterno”, afferma Giampietraglia. “È un tema che mi è molto caro, aprire all’esterno, dare un forte impulso alla ‘terza missione’ (così denominata all’interno dell’università), aprire le porte dell’ateneo all’esterno, formare gli studenti non soltanto verso la professione di avvocato, notaio, magistrato, giurista di impresa, ma formare i ragazzi verso la vita, quindi polarizzare l’attenzione di questi giovani anche su un tema così importante quale quello della fragilità, dell’attenzione all’altra persona.
Una fragilità che è anche una ricchezza, perché ci fa guardare oltre. Ho molta fiducia nei giovani. La solidarietà la vedo in giornate come queste e la vedo, soprattutto, nelle aule universitarie perché tantissimi sono i giovani che hanno la forza, perché è una forza fisica, psicologica, iscriversi ai corsi di laurea, frequentare l’università, sedersi tra i banchi, nonostante le loro fragilità. Sono tanti. All’interno di queste aule scatta una gara di spontanea solidarietà, tra i ragazzi. È un fenomeno talmente naturale e bello e dico: i giovani ci sono. Napoli accoglie. È un tema comune a tutta l’università Parthenope, è un tema molto sentito tra i docenti, gli amministrativi, i ragazzi, e si è creato nel corso degli anni un vero e proprio spirito di gruppo e di apertura verso l’esterno”.
La solidarietà ha bisogno di azioni concrete per garantire quella dignità sociale affermata dalla Costituzione, rimuovendo gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza impedendo il pieno sviluppo della persona umana. Un’uguaglianza non solo formale ma sostanziale richiede politiche, strumenti giuridici, “reti”, prassi che mettano al centro chi è più esposto e vulnerabile.
“Le Columbrine” sono “lo spazio – giuridico, culturale, civile – in cui i diritti smettono di essere enunciazioni e diventano pratica. È una scommessa ambiziosa. Merita di essere vinta”, afferma mons. De Luca. Nella sessione “Il dovere di essere umani” si interroga sul perché il riconoscimento della dignità dell’altro abbia bisogno di essere scritto in una norma, difeso in un’aula, tematizzato in un convegno. E come l’umanità non sia un dato acquisito, ma una conquista che possa essere disattesa e si possa scegliere – individualmente, collettivamente, istituzionalmente – di non esercitarla.
Nella città che contiene tutto in modo amplificato e nella quale le contraddizioni non si nascondono, “a volte con una bellezza che disorienta, a volte con una brutalità che non lascia scampo”, il religioso nomina alcuni ambiti di attenzione, tra le principali ferite. Povertà educativa, diritto alla salute (“la malattia è democratica, la cura non lo è”) e diritti civili di chi viene tollerato come presenza e non, invece, riconosciuto come soggetto.
“La prossimità a chi è escluso, l’educazione come atto di giustizia, la cura come forma di responsabilità collettiva” sono gli obiettivi del Sinodo diocesano. “Una comunità credente che si volta dall’altra parte ha già perduto se stessa, prima ancora di perdere la propria credibilità pubblica”, sottolinea mons. De Luca.
A volte, le parole sono fragili. Il silenzio è più dolce, quando parla attraverso sentimenti di vicinanza e amore. Anche l’arte è più potente delle parole e può guardare oltre difficoltà e sofferenza.
È il progetto artistico itinerante dell’opera “Le Culumbrine against violence” di Maria Teresa dello Iacono (in arte, Mate) che accompagna la fondazione. “Attingo dalle fragilità la linfa per poi portarla nell’arte”. È “il sociale che diventa arte”, spiega l’arteterapeuta socialmente impegnata attraverso il mondo creativo della ceramica.
Le figure dell’artista rappresentano donne rinchiuse in una “gabbia”. La rete è squarciata. Alcune sono fuori, altre ancora no, in una metafora di libertà e rinascita. Un’opera orientata alla violenza di genere ma che, tuttavia, abbraccia tutte le fragilità.
Napoli, dunque, teatro di eccellenza a sostegno di ogni vulnerabilità. Terra ferita ma anche generativa di cultura viva perché è proprio dalle crepe che entra la luce, come ricorda Leonard Cohen.
















