Nella corsa per l’affidamento delle concessioni tolte dagli artigli del Dragone, entra in gioco anche la crisi in Medio Oriente, che sta dirottando decine di convogli verso il piccolo Stato centro-americano. Anche per questo Pechino ora non fa più la voce grossa e riapre il dialogo con il governo locale
Si scrive Hormuz, ma si legge Panama. La partita per la gestione del canale, dopo che alla Cina sono state letteralmente tolte dalle mani le concessioni per gli scali di Cristobal e Balboa, è più aperta che mai. Da una parte gli investitori americani, guidati dal tandem Blackrock-Msc, dall’altra il Dragone e le sue compagnie di navigazione controllate dallo Stato. In mezzo, proprio il governo panamense, artefice di quell’esproprio coatto ai danni della Cina che ha mandato su tutte le furie Pechino. Una cosa è certa, con Hormuz ancora inagibile, il canale di Panama è la nuova via maestra del commercio globale, avvertono gli esperti dell’Atlantic Council.
“La chiusura dello Stretto di Hormuz e l’intensificarsi delle tensioni in altri punti strategici marittimi nelle vicinanze stanno riconfigurando il trasporto marittimo globale. In questo contesto di interruzione, le compagnie di navigazione hanno dirottato le proprie navi verso rotte commerciali alternative e più sicure, o addirittura verso altre destinazioni. Allo stesso tempo, i paesi si sono affrettati a trovare fonti di petrolio al di fuori del Medio Oriente, e alcuni le hanno individuate negli Stati Uniti. Questi cambiamenti hanno incrementato notevolmente la domanda di transito attraverso il Canale di Panama, probabilmente la via navigabile più importante dell’emisfero occidentale”, premette l’Atlantic Council.
“Il Canale di Panama è uno dei punti di strozzatura marittima più piccoli al mondo. Si stima che solo il 6% del commercio marittimo globale transiti attraverso il canale. Ciò nonostante, il canale si è guadagnato la reputazione di essere indispensabile, insostituibile e affidabile tra i paesi in cerca di energia e le compagnie di navigazione. Ed è particolarmente importante per gli Stati Uniti, poiché circa il 70% del traffico che lo attraversa proviene dagli Stati Uniti o è diretto verso di essi, rispetto al 20% che va o viene dalla Cina”. Prima conclusione, nella lotta per il controllo dell’infrastruttura marittima, gli Usa hanno molto da perdere. Questo, dà morale agli investitori americani, specialmente in tempi di patriottismo commerciale.
Ma anche per la Cina la posta in gioco è alta. Chissà, dunque, se è un caso che proprio nel momento in cui Panama acquista strategicità Pechino improvvisamente riscopra la via del dialogo con il governo panamense. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, proprio nel corso di un incontro con il ministro degli Esteri panamense Javier Martínez-Achaha, ha affermato in queste ore di essere pronto ad approfondire la cooperazione pratica con Panama, esortando il piccolo Paese centroamericano a salvaguardare i diritti delle aziende cinesi. Potere del commercio.
















