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Dalla videosorveglianza alla polizia predittiva. Così il controllo sociale di Pechino integra l’IA

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La Cina sta aggiornando la più grande rete di sorveglianza del mondo integrando intelligenza artificiale, computer vision e modelli linguistici avanzati. L’obiettivo di Pechino è trasformare il controllo urbano in uno strumento sempre più predittivo e automatizzato

La Cina sta compiendo un nuovo salto tecnologico nel campo della sorveglianza interna, integrando sistemi avanzati di intelligenza artificiale nella più vasta rete di monitoraggio pubblico esistente al mondo. Secondo un’inchiesta del Financial Times, le autorità locali stanno aggiornando telecamere, server e piattaforme software con strumenti capaci non solo di registrare immagini, ma anche di interpretare comportamenti, prevedere situazioni di rischio e identificare automaticamente potenziali minacce in tempo reale.

Il progetto rappresenta una delle più importanti modernizzazioni dell’apparato di controllo cinese dagli anni 2010, quando Pechino investì circa 300 miliardi di yuan per costruire una rete capillare di telecamere distribuite in città, infrastrutture strategiche e aree sensibili. Oggi, tuttavia, quel sistema mostra limiti tecnologici evidenti: hardware invecchiato, piattaforme frammentate e capacità limitate di analisi automatica.

Per superare queste criticità, aziende come Hikvision e Huawei stanno introducendo nuove generazioni di dispositivi dotati di computer vision e Large Language Models (Llm). Le telecamere possono analizzare direttamente le immagini sul dispositivo, senza dover inviare continuamente i dati a grandi centri di calcolo centralizzati. Questo consente risposte più rapide e un monitoraggio molto più sofisticato.

Le nuove funzionalità permettono, ad esempio, di individuare automaticamente comportamenti considerati anomali: assembramenti improvvisi, guida irregolare, accessi non autorizzati oppure persone ferme troppo a lungo in prossimità di ponti o luoghi sensibili, comportamento associato a possibili tentativi di suicidio. Gli operatori possono inoltre effettuare ricerche attraverso semplici comandi testuali, come “donna con cappello rosso”, ottenendo immediatamente le immagini corrispondenti senza dover controllare manualmente ore di registrazioni.

Secondo gli esperti, l’obiettivo strategico di Pechino è passare da una sorveglianza “reattiva” a un modello di “predictive policing”, ossia una capacità preventiva basata sull’analisi automatica dei dati raccolti. Un cambiamento sostenuto direttamente dal ministero della Pubblica Sicurezza cinese, che nel 2024 ha chiesto alle forze di polizia di accelerare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di controllo urbano.

La spinta verso questo aggiornamento arriva anche in risposta all’aumento di episodi di violenza casuale verificatisi negli ultimi anni in diverse città cinesi. Diversi analisti collegano tali fenomeni alle difficoltà economiche post-pandemia, alla pressione sociale e a una crescente crisi della salute mentale. In questo contesto, le autorità ritengono necessario sviluppare strumenti capaci di individuare segnali di instabilità prima che si trasformino in minacce concrete.

Le implicazioni politiche e sociali sono però significative. Organizzazioni per i diritti umani avvertono che l’integrazione tra IA generativa, riconoscimento visivo e monitoraggio di massa potrebbe ampliare enormemente la capacità dello Stato di controllare la popolazione. La Cina utilizza già sistemi di sorveglianza avanzata nello Xinjiang per monitorare la minoranza uigura, e il nuovo salto tecnologico rischia di estendere ulteriormente tali capacità. E questi sistemi stanno assumendo una rilevanza anche all’estero, come nel caso del Golfo.

Dal punto di vista industriale, l’aggiornamento sta inoltre creando una nuova filiera tecnologica legata ai semiconduttori specializzati per l’elaborazione locale dei dati. Tra i fornitori emerge Shanghai Fullhan Microelectronics, società che produce chip dedicati all’elaborazione video intelligente e che avrebbe beneficiato direttamente della nuova domanda generata dai programmi governativi.

Nonostante la portata strategica dell’operazione, le amministrazioni locali stanno adottando un approccio graduale. Molti governi provinciali preferiscono aggiornare server intermedi e software piuttosto che sostituire completamente le telecamere esistenti, anche per contenere i costi. I nuovi modelli dotati di IA possono infatti costare fino a tre volte più dei sistemi tradizionali.

La modernizzazione della rete di sorveglianza cinese conferma comunque una tendenza ormai evidente: l’Intelligenza Artificiale non è più soltanto uno strumento economico o industriale, ma sta diventando un elemento centrale delle architetture di sicurezza interna e del controllo sociale degli Stati contemporanei.

 


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