Skip to main content

Ucraina sì, ma dopo i Balcani. L’allargamento dell’Ue secondo Tajani

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Da Cipro il ministro degli Esteri, in occasione del Consiglio Ue Affari esteri sulla concessione dello status di Paese associato all’Ue, conferma la postura italiana su Kyiv ma senza dimenticare i Balcani, con cui l’Italia ha un impegno ideale e politico. Ma cosa ha in mano Bruxelles? Le sanzioni, un’arma economica e politica “che porterà sicuramente l’Europa a sedersi al tavolo”

“Il governo è favorevole all’adesione dell’Ucraina, ora dobbiamo studiare a livello europeo qual è la formula migliore per avanzare: l’Italia vuole aiutare Kyiv a entrare nell’Unione europea e ho ribadito nel corso della mia ultima visita in Ucraina al presidente Volodymyr Zelensky sulla disponibilità della Guardia di finanza nella lotta alla corruzione”. Con queste parole Antonio Tajani apre il Consiglio Ue Affari esteri a Cipro, incentrato tra le altre cose sulla concessione dello status di Paese associato all’Ucraina. Un obiettivo che andrà raggiunto, spiega, ma senza prevaricazioni: il riferimento è al processo al riunificazione balcanica che vede il governo italiano in prima fila per l’adesione di Montenegro e Albania, “una priorità per la stabilità della regione e la crescita dell’Unione europea”.

Chiede protagonismo all’Ue, il ministro, non la posiziona di lato nella delicatissima partita, certo che “noi non siamo mediatori, noi siamo dalla parte dell’Ucraina, abbiamo preso delle decisioni forti che rappresentano una pressione incontrovertibile nei confronti della Federazione russa e quando ci vedremo al tavolo chiederemo garanzie per l’Europa”. Ma cosa ha in mano Bruxelles? Le sanzioni, un’arma economica e politica “che porterà sicuramente l’Europa a sedersi al tavolo”. Ma occorrerà valutare il quadro delle parti, ovvero quelle garanzie sulla presenza russa anche nei Balcani e anche in Africa, “perché i russi stanno facendo pressione di ogni tipo non soltanto aggredendo l’Ucraina, ma anche cercando di essere sempre più presenti nei Balcani ed in Africa e questo è alternativo ai nostri interessi”.

Da Limassol dunque arriva uno stimolo a rafforzare il percorso di pace sia in Ucraina che in Medio Oriente. Roma punta a favorire un accordo per la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz a garanzia della libertà di navigazione e del commercio internazionale. Un vertice rilevante a cui partecipano partner strategici come l’India con cui, ha precisato Tajani, è in piedi il corridoio Imec, anche al fine di aumentare le esportazioni, favorendo crescita economica e lavoro. C’è anche tempo per un passaggio sul caso del ministro Ben-Gvir, su cui, assicura, non ci sono stati confronti formali con i partner europei sulle sanzioni, piuttosto “negli incontri bilaterali che ho avuto ho insistito molto sulla necessità di sanzionare questo ministro che ha commesso degli atti indegni nei confronti di persone che non avevano commesso alcun reato, che erano state fermate in Israele in maniera legittima perché le hanno prese a bordo di navi che non battevano neanche bandiera israeliana”.

In precedenza il titolare della Farnesina aveva incontrato le imprese italiane e cipriote per rafforzare le opportunità di crescita. “I legami tra i nostri Paesi affondano le radici in una lunga storia mediterranea fatta di scambi commerciali, connessioni marittime e relazioni culturali, che oggi si traducono in rapporti politici ed economici solidi”, ha detto. In più, come è noto, Italia e Cipro sono al lavoro per incrementare la competitività europea e lo sviluppo della connettività euro-mediterranea: non solo Imec, ma in ballo ci sono anche i grandi progetti energetici e digitali come BlueMed.


×

Iscriviti alla newsletter