La nuova legge elettorale punta a rafforzare la governabilità attraverso un premio di maggioranza legato al raggiungimento del 42% sia alla Camera sia al Senato. Per Alfonso Vuolo, costituzionalista della Federico II, il sistema incentiverà la nascita di grandi coalizioni e potrebbe ridimensionare i terzi poli, con il rischio però di maggioranze politicamente più fragili
Proporzionalissimo. Nel pieno del dibattito sulla nuova legge elettorale, alimentato anche dal deposito dell’ultimo testo in Parlamento, torna centrale il tema dell’equilibrio tra rappresentanza e governabilità. Il meccanismo del premio di maggioranza, le soglie previste e il rapporto sempre più stretto tra Camera e Senato stanno riaprendo una discussione che accompagna la politica italiana da almeno trent’anni. Rinfocolata dopo l’esito referendario. Per capire quali possano essere gli effetti istituzionali e politici della proposta, Formiche.net ne ha parlato con Alfonso Vuolo, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli.
Professore, qual è l’elemento di novità rispetto alle precedenti leggi elettorali?
Ce n’è uno in particolare e riguarda soprattutto il rapporto tra Camera e Senato. Il premio di maggioranza, o meglio di governabilità, scatterebbe soltanto nell’ipotesi in cui una coalizione raggiunga la soglia del 42% sia alla Camera sia al Senato. È una novità importante, perché rende ancora più interdipendenti le due Camere. In qualche modo questo bicameralismo perfetto diventa talmente perfetto da risultare quasi imperfetto, nel senso che si creano due Camere sostanzialmente fotocopia.
Qual è l’obiettivo politico di questa impostazione?
Si vuole evitare che possano esserci composizioni differenti tra Camera e Senato. Naturalmente questo vale ai fini dell’attribuzione del premio di governabilità. Se nessuna coalizione raggiunge la soglia prevista, il sistema torna a essere proporzionale e dunque, almeno teoricamente, potrebbe verificarsi anche un’ipotesi di maggioranze differenti tra le due Camere, anche se appare poco probabile.
Dal punto di vista costituzionale il premio di maggioranza resta un tema delicato?
La Corte costituzionale non esclude che una legge elettorale possa prevedere premi finalizzati alla stabilità delle maggioranze. Tuttavia questi devono essere coordinati con il principio di rappresentatività delle Camere. Il premio può essere assegnato se viene fissata una soglia minima ragionevole. In questo caso la soglia è stata ritoccata al 42%, ma sarà necessario verificare se essa sia congrua rispetto all’entità del premio previsto, cioè 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.
Una coalizione che raggiunge il 42% avrebbe quale effetto sui seggi?
Una coalizione con il 42% dei voti si ritroverebbe ad avere almeno il 55% dei seggi. I proponenti giustificano questa scelta sostenendo che il 55% non rappresenti una maggioranza eccessiva. D’altra parte va ricordato che il 55% non è comunque sufficiente né per eleggere autonomamente i giudici della Corte costituzionale né, probabilmente, per incidere sulle elezioni del capo dello Stato nei primi scrutini.
Lei ritiene che questa impostazione possa reggere?
In linea di massima la previsione del premio può starci. Certamente però finirà per condizionare molto l’offerta politica.
In che modo?
È un sistema che rappresenta un fortissimo incentivo alla formazione di due grandi coalizioni. Di fatto disincentiva i terzi poli, a meno che non si formi una forza con una consistenza elettorale significativa, attorno al 20%, capace quindi di impedire alle altre coalizioni di raggiungere il 42%.
Anche il meccanismo delle soglie sembra andare in questa direzione.
Esatto. La soglia di sbarramento resta fissata al 3%, ma è previsto il recupero della migliore lista tra quelle che rimangono sotto la soglia all’interno della coalizione. Questo costituisce un ulteriore incentivo per le liste minori a entrare dentro grandi coalizioni, perché avrebbero comunque la possibilità di partecipare al riparto dei seggi pur senza aver raggiunto il quorum.
Quindi il rischio è quello di grandi cartelli elettorali eterogenei?
Sì, il sistema sembra prefigurare proprio la nascita di grandi cartelli elettorali. E questo potrebbe persino trasformarsi, paradossalmente, in un fattore di instabilità delle maggioranze, perché coalizioni molto ampie e composite rischiano poi di diventare più difficili da tenere insieme sul piano politico.
















